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Speciale Nautica. Mercato nautico tricolore con vento in poppa, ma la sfida continua

- di: Andrea Buonomo, Matteo Poggi, Gabriele Martegiani

Introduzione di:
Andrea Buonomo, Partner Bain & Company
Matteo Poggi, Principal Bain & Company
Gabriele Martegiani, Associate Consultant Bain & Company

 

La storia della nautica è legata a doppio filo con quella del nostro Paese che, grazie alla propria centralità geografica e capacità di innovazione, ha saputo primeggiare nel settore fin dalle Repubbliche Marinare. L’eccellenza della nostra produzione è rimasta tale da garantire al Paese un ruolo di primo piano a livello mondiale nell’industria nautica fino ai giorni nostri. Per questo parliamo oggi del mercato degli Yacht, con un focus particolare sugli Yacht di grandi dimensioni, sopra i 24 metri, nicchia di mercato che però permette al nostro tricolore di essere presente nei mari di tutto il globo.
Il Mercato degli Yacht, dei Medi e Super Yacht da 24 metri in su, è per definizione una nicchia: si consideri che conta una flotta di poco meno di 11.000 unità a livello mondiale. E’ un mercato di oggetti di lusso per pochi, circa il 90% ella flotta è a presidio degli Ultra High Net Worth Individuals (ovvero persone con patrimoni netti da 30 milioni di Dollari in su) che vogliono godere al massimo del loro tempo libero, in piena libertà, senza vincoli, con il massimo delle comodità, utilizzando di fatto una villa mobile di extra-lusso che li può portare in alcuni dei posti più spettacolari del globo. Ovviamente oltre ad essere la chiara espressione dello stato sociale raggiunto.
Questo mercato, come tanti altri, a seguito delle avverse congiunture economiche degli anni 2008-13, ha subito un vero e proprio tracollo. Basti pensare che i produttori di questi oggetti del lusso nel lontano 2009 presentavano un order book (ovvero un portafoglio ordini e progetti su orizzonte di 2-3 anni) di più di 1.000 unità, crollato a poco più di 750 in un anno (-25%!). Il mercato ha “tribolato” fino al 2013 dove la pianificazione ordini ha raggiunto il minimo a poco meno di 700 unità, per poi da lì riprendere una lenta crescita fino al 2017 e dare poi una accelerata negli ultimi 2 anni. Ora possiamo dire che siamo usciti dal tunnel: l’andamento degli ordini tanto quanto le consegne hanno mostrato una forte accelerazione nel corso dell’ultimo anno.
Ma cosa ci prospetta il futuro? Quale evoluzione? Lavorando da anni nel settore, analizzando periodicamente le dinamiche e i risultati del mercato e interloquendo quotidianamente con i principali cantieri navali siamo confidenti nell’affermare che il futuro sarà florido, e che l’impatto di una potenziale recessione sarà mitigato rispetto a quanto successo nel recente passato. Quali sottostanti alla nostra confidenza?
Primo: l’addressable market sta crescendo in maniera accelerata, con gli UHNWI che, cresciuti negli scorsi anni ad un tasso medio di circa il 6,5%, accelereranno la crescita nei prossimi anni, ad un tasso oltre al 7%. 
Secondo: lo Yacht è pienamente in linea con una delle principali tendenze del mercato del lusso, che premia proposizioni di esperienze e prodotti che presentino valenze esperienziali (lo Yacht lo è per definizione!).
Terzo: il mercato risulta molto più strutturato e resiliente rispetto al periodo precedente alla passata crisi. Da un lato abbiamo assistito a una graduale riduzione e consolidamento dei player che sono passati da circa 200 a circa 150 nel giro di un decennio; quelli rimasti sono molto più solidi che nel passato, si sono strutturati e sono ora capaci di affrontare una nuova tempesta. Dall’altro, a rendere le prospettive meno burrascose, compartecipa anche una maggiore diversificazione del mercato. E’ cresciuta particolarmente la penetrazione dei Mega Yacht (60+ metri) che, essendo prodotti di pertinenza non tanto di imprenditori milionari ancora coinvolti nel business, quanto piuttosto di miliardari con poteri di spesa illimitati, sono meno sensibili ad una recessione. In aggiunta, rispetto a 10 anni fa, vediamo anche un ribilanciamento geografico dei clienti, ovvero una quota inferiore di Europei e crescente penetrazione della clientela Asiatica emergente, rendendo quindi il mercato più diversificato e meno rischioso.
Quale ruolo dell’Italia in questo contesto? L’Italia ha un ruolo primario nel mercato, su tutta la catena del valore.
Partiamo dai costruttori di Yacht. Guardando il dato di mercato principe del settore, ovvero il portafoglio ordini e la lunghezza complessiva prevista (senza considerare gli Yacht minori di 24 metri ove anche lì giochiamo un ruolo da leader), i gruppi Italiani detengono una quota di mercato aggregata di oltre il 40%, con Azimut Benetti, Ferretti e Sanlorenzo a coprire insieme il podio dei vincitori, seguiti da numerosi altri produttori di rilievo nazionale e internazionale con performance positive (Overmarine, Palumbo, Baglietto, Italian Sea Group, Cantiere delle Marche e Perini solo per citarne alcuni). Come mai? Questo è un mercato dove la qualità conta! E’ un mercato dove il Brand conta! E’ un mercato dove il “made in” conta! E’ un mercato dove l’Italian Heritage & Style contano! E’ un mercato che è riuscito a far leva sulla creatività e la passione, o meglio ossessione, per il prodotto degli imprenditori italiani. Enzo Ferrari sintetizzò questi stessi concetti in alcune famose citazioni: “Non abbiamo petrolio e miniere ma possiamo primeggiare nel mondo con la fantasia”, e la fantasia si dimostra ancora l’elemento vincente del nostro Paese. Da qui sono nati dei distretti industriali di estrema qualità che tutt’oggi permettono al nostro Paese di eccellere a livello globale (il distretto tirrenico in Toscana, il distretto Ligure, il Distretto Adriatico in Emilia Romagna e Marche, e al distretto Lombardo con diverse province coinvolte).
Senza contare l’indotto: un insieme di eccellenze di fornitori di componentistica che sono chiave per l’industria nel suo complesso. Basti pensare a come il distretto Padovano sia diventato il centro di riferimento globale per la produzione di vetro per yacht con aziende riconosciute per la loro eccellenza assoluta.
Vantiamo poi innumerevoli cantieri di rimessaggio e refitting, specialisti nella manutenzione e rimessa a nuovo degli Yacht, e anche in questo segmento primeggiamo con aziende come Amico & Co, Seven Star, Lusben, Nuovi Cantieri Apuana tra le altre.
Queste realtà, seppur piccole in termini di volumi se prese singolarmente ma di eccellenza assoluta riconosciuta a livello internazionale, portano il settore nautico a contribuire allo sviluppo del mercato del lavoro e dell’economia nel suo complesso con 4 Miliardi di Euro di fatturato, una incidenza di circa 2% sul PIL nazionale e una forza lavoro di 18/20 mila addetti.
Ma come in molti business c’è ancora potenziale da esprimere. Pensiamo che queste aziende possano avere ancora molto potenziale di crescita in particolare su 2 assi: primo un’ottimizzazione della capacità produttiva, sia essa la capacità di consegnare volumi maggiori, sia essa la capacità di consegnare Yacht di dimensioni sempre maggiori; secondo una evoluzione organizzativa, che ottimizzi quelle che sono tipiche competenze artigianali trasformandole in competenze industriali. Da un nostro recente studio all’interno dei cantieri navali, e considerando aree di competenza di ingegneria, design, capacità gestionale e digitale, l’area di maggiore importanza è il saper gestire progetti sempre più complessi. Un tipico cantiere navale ha una fortissima presenza di aree di outsourcing: la gestione delle diverse parti della commessa e l’organizzazione dell’assemblaggio interno diventano quindi di primaria importanza.
Non a caso sentiamo sempre più parlare di queste aziende all’interno della letteratura economica, con gruppi come Sanlorenzo e Ferretti che si stanno avvicinando alla quotazione oppure realtà di fornitori che hanno visto l’ingresso di Fondi di Private Equity che portano con se una ulteriore spinta industriale e gestionale.
Vediamo quindi ottime prospettive per il settore, che può essere gestito anche meglio attraverso una ulteriore evoluzione industriale anche supportata dal ricorso a capitali di rischio in borsa o privati.

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