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La sfiducia cresce, ma il futuro chiama: il welfare da ricostruire tra sogni, disillusioni e voglia di comunità

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
La sfiducia cresce, ma il futuro chiama: il welfare da ricostruire tra sogni, disillusioni e voglia di comunità

I dati diffusi oggi dall’Osservatorio Groupama-Doxa tratteggiano un’Italia in cui la maggioranza dei lavoratori si sente sfiduciata nei confronti del sistema di welfare, in particolare per quanto riguarda il ruolo dello Stato.

La sfiducia cresce, ma il futuro chiama: il welfare da ricostruire tra sogni, disillusioni e voglia di comunità

Il 67% degli italiani giudica inadeguata l’attuale sanità pubblica, mentre soltanto l’8% dei lavoratori crede che l’importo della propria futura pensione sarà sufficiente a garantire un tenore di vita dignitoso. Una crisi di fiducia profonda che affonda le radici nella percezione – sempre più diffusa – di un arretramento dello Stato nella protezione sociale. A dimostrarlo è il dato secondo cui ben il 44% dei cittadini non individua oggi alcun servizio essenziale realmente garantito dallo Stato.

Le richieste dei cittadini: sanità, pensioni e prossimità

Le priorità individuate dai cittadini per un welfare davvero efficace riflettono una domanda di servizi di base, concreti e universali: una sanità accessibile, efficiente e rapida (69%), pensioni adeguate a uno stile di vita dignitoso (47%), servizi di welfare di prossimità (36%), istruzione di qualità (34%) e una burocrazia più snella (28%). Eppure, proprio questi sono i settori in cui la sfiducia risulta più acuta. Nel sistema pensionistico, le ragioni della sfiducia vanno ricercate nella percezione di una copertura insufficiente (55%), aggravata da fattori strutturali come l’invecchiamento demografico e la bassa natalità (45%) e da dinamiche congiunturali come l’erosione del potere d’acquisto e l’instabilità internazionale (34%).

Il sogno di una pensione fuori dall’Italia

Di fronte a un quadro così scoraggiante, cresce tra i lavoratori italiani il desiderio di costruirsi un futuro diverso altrove: il 18% immagina un “buen retiro” all’estero, in Paesi dove il costo della vita sia più sostenibile e le politiche sociali più favorevoli. Ma non si tratta solo di fuga: dietro questo dato c’è il sogno di una vecchiaia attiva, fatta di esperienze e relazioni. I desideri più ricorrenti per la pensione includono infatti prendersi cura della propria famiglia (28%), viaggiare (23%), vivere in campagna (15%) e dedicarsi ai propri hobby (14%).

Un welfare da reinventare: la visione di Canova

Luciano Canova, economista e divulgatore scientifico, interpreta i dati in una chiave propositiva, sottolineando come le preoccupazioni emerse non siano solo sintomo di crisi, ma “la mappa di ciò che possiamo migliorare”. Canova propone una visione di welfare partecipato e ottimista, in cui Stato, imprese e cittadini agiscano come una squadra: “Non siamo corridori isolati, ma compagni che si passano il testimone lungo un percorso comune. Lo Stato crea il quadro di base, le aziende innovano, le persone partecipano”. È questa, secondo Canova, “un’economia dell’ottimismo in azione”, in cui investire nelle relazioni di fiducia e nella salute condivisa può generare dividendi preziosi per la collettività.

Dall’analisi alla prospettiva: ricostruire fiducia e benessere

Il messaggio lanciato dall’Osservatorio Groupama è chiaro: la sfiducia verso il welfare non è un punto di arrivo, ma un segnale da raccogliere per ripensare il modello italiano di protezione sociale. Un nuovo patto tra istituzioni, imprese e cittadini appare necessario per trasformare l’ansia di precarietà in energia collettiva. La crescita non può essere separata dalla coesione, il benessere personale dall’infrastruttura sociale che lo rende possibile. Solo così sarà possibile dare un senso concreto a quel “welfare del futuro” che, per essere davvero tale, deve partire dal presente.

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