Tra negozi pieni, carrelli online e “pre-saldi” che rosicchiano l’evento: calendario, stime, regole e un vademecum per non farsi abbagliare dallo sconto in vetrina.
Quando partono: la mappa delle date (e le eccezioni)
Il rituale è sempre lo stesso: si gira, si prova, si confronta… e poi si torna a casa con la sensazione di aver vinto una piccola battaglia contro il prezzo pieno. Nel 2026 l’avvio è a scaglioni: la Valle d’Aosta apre per prima il 2 gennaio, la gran parte delle Regioni segue sabato 3 gennaio. Attenzione però alla seconda grande eccezione: in Alto Adige l’inizio è più avanti, l’8 gennaio.
Dietro queste date c’è la regia regionale: i saldi “di fine stagione” non sono una promozione qualunque, ma un appuntamento incardinato su calendari locali e regole specifiche.
Quanto valgono: tra stime prudenti e ottimismo a intermittenza
Il settore ci arriva con aspettative alte, ma con una parola che torna spesso nei commenti: prudenza. Le stime più citate fotografano un bacino ampio di famiglie pronte a cercare lo sconto, con una spesa media individuale nell’ordine di poco meno di 150 euro e un totale che può avvicinarsi ai 5 miliardi. Altre proiezioni, più generose, spingono il potenziale incasso fino a quota 6 miliardi.
Il punto non è solo “quanto”, ma “come”: molti consumatori dichiarano interesse, ma si muovono con il freno a mano tirato. Il messaggio è chiaro: si compra soltanto se l’occasione è netta, misurabile, convincente.
La nuova normalità: negozio protagonista, online ormai spalla strutturale
Il negozio fisico resta il ring principale della stagione: vetrine, camerini, colpo d’occhio sul tessuto e sulla vestibilità. Ma l’online non è più “l’alternativa”: è la seconda gamba dell’evento. Molti fanno entrambe le cose: prima si controlla sul web (prezzi, disponibilità, taglie), poi si va in store — o viceversa.
È uno dei motivi per cui i saldi assomigliano sempre meno a un unico “giorno X” e sempre più a una maratona fatta di comparazioni, notifiche, wishlist e rincorse dell’ultimo pezzo in taglia.
Il nodo che divide: pre-saldi e promozioni “continue”
Qui si accende il dibattito. Le associazioni di categoria insistono su un rischio: che anticipazioni, formule ibride e promozioni a ridosso dell’inizio trasformino i saldi in un evento “svuotato”. In altre parole: se lo sconto parte prima (o sembra partire prima), il giorno di apertura perde potenza, e chi rispetta le regole teme di pagare il conto.
"I saldi restano un appuntamento centrale, ma i consumi non hanno ancora la forza e la continuità che servirebbero"
— è la sintesi che circola nelle valutazioni delle organizzazioni del commercio.
Dal fronte moda, l’obiettivo dichiarato è doppio: far ripartire gli acquisti e dare una boccata al potere d’acquisto. In questa direzione va anche la linea dei rappresentanti del retail fashion.
"C’è grande attesa: i saldi possono sostenere i consumi di moda e alleggerire la spesa delle famiglie"
— è il senso del ragionamento attribuito ai vertici della distribuzione moda.
Lo scetticismo dei consumatori: budget post-feste e “effetto Black Friday”
Dall’altra parte del tavolo, le associazioni dei consumatori non fanno sconti (è il caso di dirlo) all’entusiasmo: l’osservazione è che molti portafogli arrivano già provati dalle spese natalizie, mentre l’autunno ha lasciato una lunga scia di promozioni aggressive.
"Nessun boom: dopo le festività i budget sono compressi, e tra online e Black Friday l’effetto sorpresa si è ridotto"
— è il succo delle previsioni più caute sul 2026.
La regola che conta davvero: lo sconto va calcolato sul prezzo “giusto”
Per chi compra (e per chi vende in modo corretto) c’è una bussola importante: quando un venditore annuncia una riduzione, la trasparenza sul prezzo è diventata più stringente. In molti casi, il riferimento deve essere il prezzo più basso praticato nei 30 giorni precedenti. In pratica: niente “rialzi-lampo” subito prima per far sembrare lo sconto più generoso di quanto sia.
Questa regola vale anche online e si intreccia con le indicazioni istituzionali sulle comunicazioni di ribasso: se vedi percentuali roboanti, controlla sempre il prezzo di partenza indicato e confrontalo con la cronologia (quando disponibile) o con altri rivenditori.
Vademecum rapido: come riconoscere l’affare e schivare la finta occasione
- Preparati prima: fai un giro (fisico o online) qualche giorno prima e segnati prezzi e taglie. Se il “prima” non ti convince, lo sconto è solo scenografia.
- Occhio al cartellino: il prezzo deve essere chiaro. Diffida di informazioni confuse o poco leggibili.
- Non inseguire la percentuale: conta quanto paghi davvero. Lo “-70%” è marketing se il prezzo di partenza è gonfiato.
- Garanzia sempre: anche in saldo, se il prodotto è difettoso i tuoi diritti restano intatti.
- Online: leggi condizioni e resi: tempi, costi di restituzione, rimborsi e assistenza. Il click facile non deve diventare un rimpianto lungo settimane.
- Confronta: stesso articolo, prezzi diversi. Se il web è la seconda gamba dei saldi, usalo per verificare.
Il test definitivo: saldi come termometro (non solo come vetrina)
In fondo, i saldi d’inverno sono un indicatore d’umore: misurano la voglia di spendere, la fiducia, la tenuta dei bilanci familiari e la capacità dei negozi di trasformare la folla in acquisti reali. Quest’anno il termometro è puntato su tre parole: convenienza vera, regole chiare, competizione leale.
Se queste tre cose si incastrano, la stagione può diventare un rilancio. Se invece vince la promozione permanente, il rischio è un gennaio pieno di vetrine “in saldo”… ma con consumatori che comprano solo quando l’affare smette di essere una promessa e diventa un numero.