Rete unica: se ne torna a parlare, dimenticando la linea dell'Ue contro i monopoli

- di: Redazione
 
Alcune idee fanno come gli amori descritti da Antonello Venditti, ''non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano''. Pensavamo che l'idea che si cela dietro la formuletta ''rete unica'' - e che prevede che il pesce grosso mangi quello piccolo.... - fosse stata accantonata per una serie di motivi.
Ed invece eccola materializzarsi nuovamente. E con una qual certa autorevolezza, vista la fonte, il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti che, in una informativa urgente alla Camera, ha lasciato aperto (certo non spalancato) uno spiraglio. Perché, ha detto l'esponente leghista ''si possono valutare eventuali sinergie" tra Tim e Open Fiber.

Si torna a parlare dell'idea di una rete unica

Perché, ha detto, è prioritario ''realizzare una rete in fibra ottica con diffusione capillare e tutelare asset strategici nelle telecomunicazioni. Il Governo sta seguendo con estrema attenzione ed ha costituito un comitato con il compito di valutare i progetti sulla rete". Insomma, la Tim riconquista l'attenzione anche se di essa ancora non si intuisce il futuro, sia dal punto di vista societario che come protagonista della annosa questione della fibra unica e delle sue - ripetutamente manifestate - brame di inghiottire Open Fiber nel suo enorme ventre.

Le voci di una annessione (perché di questo si tratta, non certo di una fusione, vista le differenti dimensioni dei due soggetti societari) sembravano essere state accantonate, anche perché l'Unione europea ha espresso ripetutamente la sua posizione di totale opposizione ad operazioni che possano anche lontanamente configurare la creazione di un soggetto monopolistico, soprattutto in settori strategici, quali quello della telecomunicazioni. Ma questo non sembra fare arretrare le posizioni dei sostenitori dell'operazione, sul cui ritorno in pista forse qualche considerazione bisognerebbe spendere.
Posto che nel mondo della grande finanza nulla si muove che non rientri in un disegno più grande e complesso, non sarebbe certo azzardo chiedersi se la coincidenza dell'iniziativa degli americani di Kkr - la manifestazione di interesse verso Tim - e la ripresa di forza dell'idea rete unica sia assolutamente frutto del caso.

Può darsi, ma di certo, oggi, la ''appetibilità'' di Tim sembra essere cresciuta se vista in funzione della rete unica che è, concretamente, molto più che la connessione per tutto e tutti, per tutte le ricadute economiche che si celano dietro di essa.
La finanza non è fatta solo di formule, simulazioni, modelli, ma deve guardare a problematiche che sono essenzialmente politiche, se così possiamo definire il vero obiettivo di chi ci governa: creare, per i cittadini, le migliori condizioni di vita. E si sa, purtroppo per esperienza quotidiana, che il monopolio abbassa la soglia di eccellenza dei servizi, forte del fatto di non avere concorrenti e, quindi, potenziali avversari sul piano della qualità.

Ma mai come oggi Tim è in balia di forze esterne
, che non dei pesantissimi errori del suo management, mai sfiorato dal dubbio di avere sbagliato, nonostante i risultati di alcune operazioni che avrebbero dovuto garantire lustro (e risultati economici) e che si sono invece dimostrate un ennesimo ostacolo messo per traverso sul suo percorso.
Che la situazione sia molto complessa lo si capisce anche andando a leggere le dichiarazioni di Giorgetti sull'iniziativa americana che è, ha detto il ministro, ''una mera manifestazione di interesse non vincolante, non accompagnata da atti formali necessari per esprimere qualunque tipo di valutazione per la sussistenza di presupposti per l'esercizio dei poteri speciali. Inoltre trattandosi di una società quotata in Borsa le operazioni sono altresì soggette anche ai regolamenti della Consob".

E, per non restare sul vago, Giorgetti ha detto che l'offerta di Kkr ''al momento si è concretizzata unicamente in una manifestazione di interesse'' e, quindi, ''potrebbe anche non dare luogo a una formale Opa, e nel momento in cui questa verrà formalizzata, sicuramente nei limiti e nelle condizioni annunciate, il Governo eserciterà i propri poteri e le proprie prerogative".
Quindi, si potrebbe dire, non siamo nemmeno all'alba di una trattativa, anche perché mancano atti concreti al di là di una semplice quantificazione - che sembra gettata lì, per evitare che nell'iniziativa non ci fosse traccia di un numero - dell'offerta per azione, che oggettivamente sembra lontana da quella che potrebbe essere quella definitiva.
Incontrando Giorgetti e il suo collega alla Transizione digitale, Vittorio Colao, i sindacati non hanno tratto alcuna certezza, commentando che ''non è emersa alcuna posizione governativa chiara sull’intera vicenda rete e Tim'', a conferma che la strada è ancora lunga.

Gli scenari, come ci hanno abituato le cronache finanziarie, però cambiano velocemente e quello che oggi appare certo, domani potrebbe esserlo di meno. Quindi, se oggi la Tim sembra essere oggetto di una normale operazione, domani potrebbe dimostrarsi ben altro, con incerte ricadute sul piano dell'occupazione, ma anche delle prospettive.
Il tema della rete unica resta, comunque, a fare da sfondo. Ma se, per convergenze astrali che oggi appaiono improbabili, il processo di inglobamento di Open Fiber in Tim dovesse realizzarsi (quale che possa esserne la forma societaria), siamo sicuri che l'Ue assisterà silente ad una palese violazione in materia di linee guida contro i monopoli e, quindi, a favore della della concorrenza libera?
Ragioniamoci sopra, direbbe lo Zaia ''made in Crozza''.
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