Report mensile sulle Mid Small Cap italiane

- di: Andrea Randone, Head of Mid Small Cap Research di Intermonte
 

Performance (-). Il mercato azionario italiano (prezzi al 19 ottobre 2023) ha perso il 3,7% nell'ultimo mese, ma resta in rialzo del 14,9% su base annua. L'indice FTSE Italy Mid-Cap (-5,1%) ha sottoperformato l'indice principale dell'1,4% nell'ultimo mese (-16,9% YtD su base relativa), mentre l'indice FTSE Italy Small Caps (-5,3%) ha registrato una performance dell'1,6% inferiore al mercato e del -24,9% su base relativa dall’inizio del 2023. Guardando alle performance delle mid/small cap in Europa, l'indice MSCI Europe Small Caps è sceso del 6,2% nell'ultimo mese, registrando una performance leggermente peggiore rispetto alle mid/small cap italiane.

·         Stime (=). Dall'inizio del 2023, abbiamo attuato una revisione al rialzo del +18,1% delle nostre stime sugli EPS del 2023 per l'intero mercato, mentre la revisione è stata più contenuta (+11,4%) sugli EPS per il 2024; concentrandoci sulla nostra copertura mid/small cap, invece, dal 1° gennaio 2023 abbiamo aumentato gli EPS 2023 di appena il 6,1%. In particolare, nell'ultimo mese non abbiamo apportato modifiche significative alle nostre stime né per i titoli del FTSE MIB (+0,6% sugli EPS 2023), né per la nostra copertura delle mid-cap (+0,5%). 

·         Valutazioni (+). Se confrontiamo la performance YtD con la variazione delle stime per l'esercizio ‘23 nello stesso periodo, vediamo che i titoli del FTSE MIB hanno registrato un de-rating YtD del 2,2% (la stessa metrica era -3,0% un mese fa); le mid-cap hanno registrato un de-rating dell'11,3%, mentre le small cap si sono rivalutate del 12,4%. Su base P/E, il nostro panel è scambiato con un premio del 25% rispetto alle large cap, ben al di sopra del premio medio storico (17%), ma leggermente al di sotto del livello di un mese fa (30%).   

·         Liquidità (+). Osservando l'andamento degli indici ufficiali italiani, notiamo che la liquidità delle large cap nell'ultimo mese (misurata moltiplicando i volumi medi per i prezzi medi in un determinato periodo) è superiore del 31,1% rispetto allo stesso periodo di un anno fa, ma è in crescita solo del 4,5% a livello annuale. Il quadro è più preoccupante per le mid/small cap: nello specifico, la liquidità per le mid cap è scesa del 13,7% YoY, mentre per le small cap è scesa del 19,4% YoY, nonostante il miglioramento dell'ultimo mese, dovuto soprattutto al più favorevole confronto su base annua.    

·         Strategia d’investimento. Il quadro macro, già debole, è stato ulteriormente scosso dalla recente crisi in Israele, che ha riacceso i timori di una nuova guerra. Nel frattempo, i rendimenti dei titoli governativi faticano a normalizzarsi, poiché i deficit pubblici accumulati negli anni di pandemia dalle principali economie a livello globale stanno creando un eccesso di offerta. In particolare, in Italia i tassi d'interesse hanno superato il 5%, facendo tornare alla luce antichi problemi come lo squilibrio del rapporto debito/PIL, le preoccupanti dinamiche demografiche e la scarsa produttività della forza lavoro. Insomma, uno scenario sfavorevole per le mid/small cap, che rappresentano un’asset class relativamente più rischiosa soprattutto in termini di liquidità. Dal punto di vista operativo, i risultati del terzo trimestre dovrebbero fornire scarso supporto, con alcuni settori che iniziano a riflettere il deterioramento economico in corso. Ciononostante, continuiamo a ritenere che il rischio di una vera e propria recessione sia piuttosto limitato. Nel contesto attuale, consigliamo agli investitori di concentrarsi sui titoli che godono di ottima visibilità aziendale, almeno in termini relativi. Riteniamo che le valutazioni siano particolarmente interessanti in alcuni settori, come quello dei servizi tecnologici alle imprese. Sul fronte PIR, i rimborsi nei primi 8 mesi dell’anno sono stati pari a 1,8 miliardi di euro circa e ad oggi non sembrano esserci ancora i presupposti per un’eventuale inversione di tendenza. In questo scenario, ci auguriamo che il governo non dimentichi l'importanza di sostenere un mercato azionario in difficoltà, rinnovando gli incentivi alle nuove quotazioni e consentendo agli investitori di detenere più di un Piano Individuale di Risparmio (PIR).

I deflussi dai PIR sono proseguiti anche in luglio e agosto

Nella sua revisione trimestrale del 7 settembre 2023, Assogestioni ha pubblicato i dati aggiornati sulla raccolta PIR del secondo trimestre ‘23. Nel corso del trimestre, i PIR ordinari hanno registrato deflussi per 610 milioni di euro, mentre i PIR alternativi hanno registrato afflussi per 0,7 milioni di euro. In termini di AuM, i PIR ordinari hanno gestito 17,5 miliardi di euro, mentre 1,5 miliardi di euro sono stati investiti in fondi PIR alternativi.

Secondo l'Osservatorio PIR, i dati sui deflussi in luglio e agosto sono rimasti poco incoraggianti, pari rispettivamente a -169,4 milioni di euro e -87,5 milioni di euro.

Ricordiamo che le caratteristiche del PIR 3.0 sono le seguenti: almeno il 70% del fondo deve essere investito in titoli emessi da società quotate italiane o comunitarie con stabile organizzazione in Italia; di questo 70%, il 25% (cioè il 17,5% del totale del fondo) deve essere investito in titoli non presenti nell'indice principale (FTSE MIB nel caso di titoli quotati in Italia). La principale novità del nuovo regolamento è un investimento minimo obbligatorio del 5% del 70% (o del 3,5% del fondo totale) in small cap non quotate né nel FTSE MIB né nel FTSE MID. Questa misura dovrebbe convogliare i flussi verso un universo di piccole imprese che si prevede possano trarre particolare beneficio dal rinnovato interesse degli investitori. La nuova normativa consente inoltre ai fondi pensione italiani di investire fino al 10% del loro patrimonio in fondi PIR. Il beneficio fiscale (invariato) riguarda ancora l'eliminazione dell'imposta sulle plusvalenze a condizione che l'investimento sia stato mantenuto nel fondo per almeno 5 anni.

Il PIR alternativo è un wrapper con benefici fiscali simili a quelli del PIR (esenzione fiscale delle plusvalenze per gli investimenti detenuti per almeno 5 anni) e a sua volta è in grado di investire in ELTIF, fondi di private equity o fondi di private debt. A causa degli investimenti in attività illiquide (più vicine all'economia reale ma più rischiose), gli investitori affluent sono i clienti target. L'importo massimo investibile all'anno è di 300.000 euro per persona (contro i 40.000 euro dei PIR) fino a un massimo cumulativo di 1,5 milioni di euro per persona. Inoltre, il limite di concentrazione (cioè il massimo investimento cumulativo in un singolo titolo) è stato fissato al 20% (il 10% è il limite per i normali fondi PIR).

Questi strumenti alternativi sarebbero infatti adatti a superare la volatilità del mercato, dato il loro impegno a lungo termine, e sono complementari ai fondi PIR in senso più ampio (sono pensati per investitori semi-professionali piuttosto che retail).

Confermiamo le nostre stime sui PIR ordinari, anche se la visibilità rimane bassa

I dati di Assogestioni relativi al 1° semestre del 2023 mostrano 1425,4 milioni di euro di deflussi e i dati preliminari di mercato relativi al periodo luglio-agosto confermano questo trend negativo. Ricordiamo che le nostre stime per l'anno in corso, dopo una serie di revisioni al ribasso, al momento prevedono deflussi pari a 1,9 miliardi di euro, presupponendo un miglioramento dei numeri nel quarto trimestre 2023, nonostante la visibilità rimanga bassa.

Se si guarda alle ragioni dei riscatti dai fondi PIR, si può certamente ipotizzare che molti investitori, per via delle performance positive alla scadenza dei 5 anni (periodo di investimento minimo necessario per godere dei benefici fiscali sulle plusvalenze), abbiano deciso di incassare per poter indirizzare i propri risparmi verso altri fondi e mercati.

Secondo la stampa, il governo italiano sta studiando un emendamento per consentire agli investitori di detenere più di un piano di risparmio personale (PIR). Il piano non comporterebbe alcun costo aggiuntivo per il governo, poiché il tetto di investimento di 40.000 euro all'anno per persona (o 200.000 euro in 5 anni) rimarrebbe invariato. Accogliamo con grande favore questa iniziativa, che, se approvata, pensiamo possa rilanciare gli afflussi verso i fondi PIR, in quanto il vantaggio di diversificare su più prodotti PIR potrebbe aumentare gli investimenti dei singoli.

Nel lungo termine, ci aspettiamo che l'interesse per questo prodotto rimanga piuttosto elevato grazie al beneficio fiscale e, dal punto di vista del distributore, al fatto di poter contare su un impegno a lungo termine da parte dell'investitore.

Le principali ipotesi alla base delle nostre attuali stime sono le seguenti:

·         Per il 2023, ipotizziamo una raccolta lorda di nuovi sottoscrittori di PIR pari a 120 milioni di euro;

·         Per quanti sottoscrivono Pir in modo continuativo, prevediamo che la raccolta complessiva nel secondo anno sarà pari a una parte della somma accantonata nel primo anno (dal 35% al 40% nel nostro modello); nei restanti anni (cioè dal terzo al quinto anno) prevediamo una raccolta stabile, pari in media al 50% degli investimenti effettuati nel secondo anno;

·         Infine, calcoliamo che l'ammontare del capitale che verrà ritirato dagli investitori che decideranno di uscire dal fondo sarà pari al ~16% degli Assets under Management nel 2023.

Il Magazine
Italia Informa n°6 - Novembre/Dicembre 2023
Iscriviti alla Newsletter
 
Tutti gli Articoli
Cerca gli articoli nel sito:
 
 
Vedi tutti gli articoli