La nostra biblioteca - Penny - La grazia dell'inverno - Una tragedia racconta i segreti di una piccola comunità

- di: Diego Minuti
 
Quello, da sempre, è il banco di prova più arduo per chi si cimenta, da scrittore, nel genere noir è l'omicidio in una stanza chiusa, cioè quello di una persona uccisa in una ambiente sigillato, dove nessuno potrebbe essere stato fisicamente in grado di compiere l'assassinio. Porte chiuse, barriere di acciaio e di cemento, eppure l'assassino colpisce e sta allo scrittore darne una spiegazione razionale.
Un impegno per molti fuoriclasse di questo genere, da John Dickson Carr a Ellery Queen, Gaston Leroux, Agatha Christie, Edgard Allan Poe, Arthur Conan Doyle, tanto per citare i più noti.
Ma non meno difficile è spiegare come una persona sia deceduta, di morte violenta, sotto gli occhi di molti che se ne sono avveduti, ma senza capire veramente quel che é accaduto e soprattutto come.
Anche se, nel caso di Louise Penny e del suo ''La grazia dell'inverno'' (Einaudi - pag.488 - 16 euro), a dirla tutta, l'omicidio sembra quasi un pretesto per consentire all'autrice di entrare nel cuore di una piccola comunità, che vive in un paesino del Quebec, nel Canada francofono, in uno scenario che sembra quasi da cartolina(il periodo è quello gioioso del Natale), tra la neve e i tre grandi alberi che si trovano al centro, ben visibili da qualsiasi punto, e che gli hanno dato il nome, Three Pines.

La nostra biblioteca - Penny - La grazia dell'inverno

Tutti gli abitanti sembrano essere la frantumazione del modello generale della vita nelle metropoli. Solo che chi ha scelto di viverci, oltre a quelli che ci sono nati e hanno resistito all'attrazione esercitata dalla rutilante Montreal, lo ha fatto fuggendo appunto dalle città e ritrovando, tra le foreste del Quebec, l'equilibrio di cui era alla ricerca.
Un ecosistema sociale che si regge sui canoni quasi universali, tra artisti introversi, tormentati e incompresi, seminatori di cultura, coppie più o meno affiatate. Tutti sempre alla ricerca di momento di comunione felice. Fino a quando una morte inspiegabile manda all'aria (non è la prima volta che accade nel villaggio) pace e affinità. Ma è una morte che sembra non colpire più di tanto, per il semplice motivo che la vittima, CC de Potiers, famosa anche se non se ne capiscono bene i motivi, era cordialmente detestata da tutti. Per il suo modo arrogante di relazionarsi con gli altri, per uno stile di vita ostentatamente dispendioso e per abitudini inaccettabili per la comunità, odiosa per come vessa l'insignificante marito, che insegue sogni di ricchezza che mai raggiungerà, e la figlia adolescente, cui rimprovera di essere molto sovrappeso e, quindi, lontana da quello che lei è.

Cc de Poitiers, la donna perfetta, elegante, ambiziosa, muore tra la gente, seduta su una seggiola di ferro circondata dalla neve, mentre tutti, come lei, guardano una partita di curling. Come è morta ( folgorata) lo scopriranno le indagini, mentre capire chi e perché l'ha uccisa spetta ad Armand Gamache, ispettore capo della Sûreté del Quebec, personaggio ormai noto anche televisivamente, al quale ha prestato le fattezze l'impeccabile Alfred Molina.
Gamache conosce già Three Pines (in futuro vi prenderà anche casa) e le sue dinamiche, caratteristiche delle comunità isolate e alla perenne ricerca di momenti da condividere. E' forse per questo che inizialmente non riesce a capire cosa abbia mai portato CC de Poitiers a decidere di acquistare una vecchia villa (a sua volta teatro di un fatto di sangue), entrando, ospite inattesa, in un mondo di cui non condivide nulla e che per questo le è palesemente ostile. Lo sviluppo della narrazione, come nello stile di Louise Penny, è un continuo esercizio di stile, una prosa forse non scorrevolissima, ma sempre molto attenta ai chiaroscuri dei suoi personaggi, soprattutto degli abitanti di Three PInes, tutti inizialmente innocenti eppure colpevoli di non avere colto il disagio latente di chi, poi, scopriranno essere il colpevole.
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Italia Informa n° 2 - Marzo/Aprile 2024
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