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Prezzi 2025: oro e caffè in fuga, crollano olio e smartphone

- di: Jole Rosati
 
Prezzi 2025: oro e caffè in fuga, crollano olio e smartphone
Tra geopolitica, clima e “tariffe elastiche”, il carrello fa slalom: chi paga e chi brinda.

 

 Il 2025, a guardarlo dai prezzi, non è stato un anno “normale”: è stato un anno con due acceleratori e un freno improvviso. Da un lato, prodotti che hanno corso come se avessero il vento in poppa — gioielli, caffè, energia — dall’altro beni che hanno imboccato la discesa, dagli smartphone all’olio d’oliva. Il quadro emerge dall’analisi del paniere realizzata dal Centro di formazione e ricerca sui consumi (Ccr), che fotografa una dinamica molto italiana ma con radici globali: metalli preziosi sospinti dall’incertezza, materie prime alimentari stressate dal clima, turismo e trasporti con listini “a elastico”, elettronica che si sgonfia tra concorrenza e cicli tecnologici.

Partiamo dal dato di contesto: nel 2025 l’inflazione media annua dei prezzi al consumo si è attestata attorno all’1,5% (dato provvisorio), mentre l’IPCA (armonizzato) indica una variazione media annua pari a +1,7%. Numeri che, letti così, sembrano “tranquilli”. Il punto è che la media, quando i prezzi ballano a scatti, può diventare un trucco ottico: alcuni capitoli restano moderati, altri vanno in fuga e ridisegnano la spesa quotidiana e le scelte delle famiglie.

Il vertice della classifica dei rincari se lo prende la categoria più sensibile alle paure collettive: i gioielli. Nel 2025 i prezzi sono saliti in media di circa +22%, trainati dal balzo delle quotazioni dell’oro, tornato a recitare il ruolo del bene-rifugio “di default” quando la geopolitica si fa rumorosa. E non è un rumore di sottofondo: a inizio 2026 diverse analisi di mercato raccontano di un oro su livelli elevati e di un argento in forte tensione, con una corsa alimentata da domanda finanziaria e aspettative sui tassi.

Subito dietro i preziosi, c’è la bevanda che in Italia non è un’abitudine: è un rito. Il caffè nel 2025 ha registrato un aumento medio al dettaglio di circa +20,7%, con effetti “doppi”: scaffali più cari e tazzina al bar più salata. Qui le cause non sono romantiche: produzione concentrata in aree esposte a eventi estremi, rese sotto pressione e filiere che assorbono male gli shock. Il cacao segue lo stesso copione, con un rialzo vicino a +19,5% nel paniere analizzato dal Ccr, e dietro c’è la combinazione micidiale di clima, disponibilità della materia prima e costi logistici.

Sul podio entra anche l’energia: la luce nel mercato tutelato nel 2025 risulta in media in aumento di circa +20,2%, mentre sul mercato libero il confronto annuo indicato dall’analisi del Ccr segnala un andamento opposto (in calo). È la dimostrazione pratica che le bollette non sono un monolite: cambiano con regole, contratti, scadenze e meccanismi di aggiornamento.

Poi c’è il capitolo “prezzi a fisarmonica”, dove non basta la materia prima: conta la domanda, e conta moltissimo. Nel 2025 crescono, tra gli altri, i voli nazionali (circa +16,3%) e i pacchetti vacanza nazionali (circa +9,4%). Qui la dinamica è quella del pricing variabile: quando la richiesta sale, i listini si alzano con una velocità che spesso i consumatori percepiscono come eccessiva, soprattutto nei periodi di picco e sulle tratte “obbligate”.

È proprio su questo punto che il presidente del comitato scientifico del Ccr, Furio Truzzi, mette l’accento, collegando i rincari non solo a clima e tensioni internazionali, ma anche a dinamiche meno “nobili”. "Alle quotazioni delle materie prime schizzate negli ultimi anni per cambiamenti climatici e tagli alle produzioni si sono aggiunte crescenti tensioni geopolitiche", osserva, e aggiunge che si vedono anche "fenomeni speculativi, come i rialzi nel settore dei trasporti e del turismo, dove le tariffe variano a seconda della domanda, realizzando rincari del tutto ingiustificati".

Fin qui i “cattivi”. Ma l’anno ha anche una lista di prezzi che scendono con decisione. La sorpresa più visibile — perché vive in tasca — è quella di cellulari e smartphone: nel 2025 risultano costati in media circa -14,7% rispetto all’anno precedente. Non è magia: è un mercato iper-competitivo, con cicli rapidi, promozioni aggressive e modelli che si svalutano in fretta. In scia calano anche tablet e portatili (circa -13,6%), e diversi apparecchi elettronici da casa, segnale che l’hardware, dopo anni di rincari e strozzature, sta ritrovando aria (e margini di sconto).

E poi c’è la notizia che, almeno in cucina, sembra un sospiro di sollievo: l’olio d’oliva nel 2025 segna una riduzione media di circa -14,5% sul 2024, dopo una fase di aumenti pesanti negli anni precedenti. In altre parole: non è “tornato a costare poco”, ma ha smesso di correre e ha fatto un passo indietro. Per molti consumatori è la differenza tra rinunciare e scegliere con meno ansia — e per la filiera è un segnale da leggere con cautela, perché l’olio resta tra i prodotti più esposti agli sbalzi di raccolto e alle variabili meteo.

Il paradosso del 2025 è tutto qui: l’inflazione media resta relativamente contenuta, ma la percezione della vita cara cresce perché tocca i punti emotivi (energia) e rituali (caffè), e perché i rincari “giusti” e quelli “furbi” si mescolano nello stesso scontrino. E mentre alcune tecnologie diventano più accessibili, altre spese — vacanze, mobilità, piccoli lussi — sembrano richiedere una strategia, non più una scelta.

Guardando al 2026, la domanda è semplice: la corsa continua o si rientra? Sui metalli preziosi, il quadro resta sensibile alle tensioni internazionali e alle aspettative sui tassi. Sul fronte alimentare, la variabile decisiva resta il clima: se produzione e logistica non ritrovano stabilità, caffè e cacao rischiano di restare “caldi” ancora a lungo. E su turismo e trasporti, l’ago della bilancia è la domanda: se le famiglie tagliano, i prezzi frenano; se riparte la corsa alle partenze, l’elastico torna a tirare.

Nel frattempo, per chi vuole difendersi senza rinunciare a vivere, la regola d’oro (letteralmente) è una: distinguere tra aumenti strutturali e aumenti opportunistici, tra trend globali e tariffe “a sentimento”. Il 2025 ha dimostrato che lo stesso Paese può essere carissimo e conveniente nello stesso giorno, nello stesso negozio, perfino nella stessa borsa della spesa.

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