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Portogallo, sfida finale: Seguro avanti, Ventura all’assalto

- di: Bruno Coletta
 
Portogallo, sfida finale: Seguro avanti, Ventura all’assalto
Primo turno ad affluenza record, estrema destra accede al ballottaggio e ora è in cerca di unità. Centrosinistra in trincea, l’8 febbraio il ballottaggio che può cambiare gli equilibri.

Il Portogallo si è svegliato con una fotografia politica nitida e, allo stesso tempo, elettrica: il primo turno delle presidenziali spinge il Paese verso un ballottaggio ad alta tensione tra António José Seguro (31,1%) e André Ventura (23,5%). Due nomi, due mondi, due idee opposte di Paese. E una data che ora pesa come un macigno: 8 febbraio.

Il primo segnale, prima ancora delle percentuali, è arrivato dalle urne: 52% di affluenza, il livello più alto degli ultimi quindici anni per un’elezione presidenziale. Tradotto: non è stata una domenica qualunque. È stata una chiamata collettiva, una risposta di massa a un bivio che molti portoghesi percepiscono come decisivo, anche perché questa volta la partita non è solo “chi rappresenta il Paese”, ma “che clima politico si respira nei prossimi anni”.

La cornice istituzionale aiuta a capire perché la sfida sia diventata così infuocata. In Portogallo il presidente non governa, ma non è una figura da taglio del nastro: può vietare leggi, sciogliere il Parlamento e convocare elezioni anticipate nei momenti di crisi. Dopo anni di instabilità politica, quel ruolo “di garanzia” torna centrale. E con Marcelo Rebelo de Sousa costretto a farsi da parte per limite di mandato, lo spazio simbolico è enorme.

Dentro questo spazio si è infilata la sfida più esplosiva: l’ascesa del sovranismo. Ventura, volto e motore del partito Chega, ha trasformato il secondo posto in un manifesto. Il suo obiettivo adesso è uno solo: unire la destra e portare la partita sul terreno della polarizzazione, cercando di farla diventare una consultazione “pro o contro” il mondo socialista. Il registro scelto è stato chiarissimo, muscolare, martellante: “Ora dobbiamo unire tutta la destra… combatterò giorno per giorno, minuto per minuto, secondo per secondo perché non ci sia un presidente socialista. Vincere­mo”.

È qui che il racconto si fa interessante: perché i numeri dicono “rimonta”, ma i freni restano potenti. Secondo varie analisi citate in questi giorni, Ventura porta con sé anche un alto tasso di rifiuto, una sorta di “muro” di elettorato che non lo voterebbe comunque. E infatti l’idea che il suo consenso possa crescere fino a superare Seguro è la grande domanda del mese, non una risposta scontata.

Seguro, al contrario, ha impostato la sua notte elettorale su un tono diverso: meno duello identitario, più chiamata di campo. Il suo messaggio è stato quello di un candidato che vuole raccogliere, non dividere. Il bersaglio non è solo l’avversario, ma il clima che descrive come tossico: “Sono libero e senza lacci. Invito tutte le persone democratiche e umanitarie a unirsi a noi per sconfiggere coloro che seminano odio”. È una frase che lavora su due livelli: rassicurare i moderati e offrire una casa politica a chi, nel primo turno, ha votato altrove ma non vuole una presidenza “di rottura”.

Ed è proprio qui che si giocherà la partita: nel gigantesco spazio di chi al primo turno non ha scelto né l’uno né l’altro. Il terzo posto di João Cotrim de Figueiredo (area liberale e pro-business) è uno snodo, perché quel blocco può risultare decisivo. Ma la direzione non è automatica: lo stesso Cotrim de Figueiredo ha fatto sapere di non volere Ventura al palazzo presidenziale, mentre l’area di governo, con il premier Luís Montenegro, si è chiamata fuori da appoggi ufficiali ai contendenti. Traduzione: niente “endorsement” facili, e ogni voto sarà conquistato uno per uno.

Nel frattempo, la campagna si sposterà dai comizi alle paure quotidiane. I temi che possono spostare consensi sono concreti e, in alcune zone, brucianti: costo della vita, crisi abitativa, qualità dei servizi e percezione di sicurezza. Ventura proverà a riportare tutto sul binario di immigrazione e welfare, con slogan nazionalisti che negli ultimi anni hanno rotto un tabù in una politica tradizionalmente più prudente nei toni. Seguro punterà invece sull’immagine di stabilità e sulla promessa di una presidenza “arbitro”, capace di disinnescare conflitti e frenare l’escalation verbale.

Un altro elemento che fa da termometro al clima è la “politica-spettacolo” entrata in scena con candidati di protesta e satira. Non decidono l’esito, ma fotografano il malumore: quando una parte dell’elettorato ride per non urlare, significa che la distanza tra cittadini e istituzioni è diventata materia politica. E in un ballottaggio così polarizzato, anche la disillusione può trasformarsi in energia elettorale: o per il voto “contro”, o per l’astensione.

Gli osservatori internazionali guardano a Lisbona come a un tassello del puzzle europeo: la crescita di forze nazionaliste e populiste non è un fenomeno isolato, e il caso portoghese è seguito con attenzione perché rompe una sorta di eccezione storica. Il primo turno, in questo senso, ha già mandato un messaggio: l’onda che attraversa il continente arriva anche qui. Il secondo turno dirà se si ferma alla riva o entra nelle stanze più simboliche del potere.

Da qui all’8 febbraio, la sfida sarà anche psicologica: Ventura deve convincere il Paese di essere più di un candidato di protesta e di poter rappresentare tutti; Seguro deve evitare che il voto si trasformi in un plebiscito “anti-sistema” e tenere insieme un fronte largo, dal centro alla sinistra, senza perdere credibilità istituzionale. Due scalate diverse, entrambe ripide.

Per questo il ballottaggio si annuncia come una partita a più livelli: istituzionale, perché riguarda i poteri di garanzia; sociale, perché intercetta paure e frustrazioni; culturale, perché ridefinisce i confini del dicibile. Il Portogallo ha già scelto i suoi due volti per la finale. Adesso resta da capire quale immagine vuole dare di sé al mondo.

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