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Perini Navi

- di: Massimiliano Ricci

Il ‘re’ dei velieri e non solo.  Sulle ali “One Brand, One Company”, un solo marchio per vela e motore.
Parla il Presidente Lamberto Tacoli.

 

Perini Navi è l’icona mondiale della vela, il ‘re dei velieri’, il marchio italiano della nautica più conosciuto negli Stati Uniti. Il cantiere di Viareggio, simbolo di eleganza e di lusso, ha fatto la storia della nautica mondiale. Lei è arrivato alla guida di questo marchio prestigioso a maggio 2017, poco più di due anni fa. Nel 2018 la Società ha raddoppiato il valore della produzione, avvicinandosi a 70 milioni di euro. Quale è il bilancio di questo primo biennio? Quali scelte avete fatto per attuare un piano così importante di rilancio dopo le difficoltà patite, insieme a tutto il settore nautico italiano, durante la grande recessione? 
Sono arrivato in Perini Navi a seguito dell’accordo tra la famiglia Perini e la famiglia Tabacchi (maggio 2017), in un momento in cui era necessaria una profonda riorganizzazione strategica per questo prestigioso e storico marchio della cantieristica italiana. E sono felice che, grazie al sostegno di una famiglia imprenditoriale italiana, il cantiere stia continuando il percorso iniziato oltre trent’anni fa da Fabio Perini, nel totale rispetto del Made in Italy e dell’eccellenza italiana.
Il bilancio di questo primo biennio è assolutamente positivo; il percorso fatto finora ha consentito al cantiere di presentarsi al mercato con nuove risorse e una rinnovata energia. Questo cambiamento ha dato inoltre un forte impulso all’innovazione, che da sempre è nel DNA di Perini Navi. Le barche attualmente in costruzione e i nuovi modelli ne sono una chiara testimonianza.
Come prima cosa ho voluto spingere fortemente la filosofia “One Brand, One Company”, un solo marchio per vela e motore, un unico nome forte per continuare a rappresentare una delle punte di diamante del Made in Italy nel mondo. Ho voluto inoltre dare una forte spinta a linee di prodotto innovative, pur mantenendo intatto il credo aziendale che ha sempre messo prodotto e cliente al centro, valori imprescindibili per Perini Navi.
Il mercato ci sta dando riscontri positivi; il portafoglio ordini, che oggi vale oltre 130 milioni di euro, conta sette navi in costruzione, quattro a vela - un 60, un 47 e due 42 metri - e tre a motore - un 56, un 53 metri e il 25 metri Eco-tender che è stato varato pochi mesi fa.

Nel settembre 2018 lei ha dichiarato: “Un anno fa il cantiere aveva una sola barca in costruzione. Ora le navi in costruzione sono sette tra vela e motore, con un portafoglio che vale 130 milioni di euro e trattative aperte per altre due: l’ambizione è di arrivare entro pochi mesi a otto barche e 190 milioni”. Quali sono le prospettive di business per il 2019? Si può dire che la svolta è legata all’allargamento della gamma?
Crediamo molto nei nostri progetti e passo dopo passo stiamo implementando il nostro piano strategico per raggiungere gli obiettivi di medio termine che ci siamo prefissati.
Quest’anno il valore della produzione si è avvicinato a 70 milioni di euro, quasi raddoppiato rispetto allo scorso anno. Il prossimo anno si prevede un ritorno all’utile ed il risanamento potrà dirsi completato. Il lavoro svolto sta dando buoni risultati: abbiamo firmato tre lettere d’intenti per barche prestigiose, sia a vela che a motore, e stiamo lavorando a progetti molto interessanti che ci auguriamo di trasformare molto presto in ordini.
L’allargamento dell’offerta di prodotto è fondamentale e ci consente di presidiare più segmenti di mercato, in un settore  in continua evoluzione.

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ei, in varie interviste, ha parlato di Perini Navi 4.0, nell’arco di un percorso di 3-5 anni. Può declinarci concretamente Perini Navi 4.0?
Perini Navi 4.0 significa innovazione tecnologica continua sia per le imbarcazioni a vela che le imbarcazioni a motore. L’innovazione riguarda tutti gli aspetti delle nostre navi: dalla progettazione al sistema velico, dalle motorizzazioni classiche, ibride ed elettriche ai sistemi di controllo e comunicazione. Perini Navi 4.0 vuol dire anche una gamma di prodotto molto più ampia, con imbarcazioni dalle linee più contemporanee che affiancano i modelli classici che hanno fatto grande Perini Navi.
Infine, Perini Navi 4.0 significa apertura a collaborazioni con designer prestigiosi che con il loro contributo arricchiscono i nostri progetti. 

 
Quando lei è arrivato alla guida di Perini Navi, in molti hanno pensato, viste le sue ottime esperienze nel Gruppo Ferretti, che la Società ripartisse dal motore. Invece il percorso è stato diverso ed è nato Perini 42 E-volution a motorizzazione ibrida. Avete aggredito il segmento a vela da 40 a 50 metri, cioè barche che costano dai 25 ai 35 milioni di euro, spinti dal fatto che questo segmento non ha particolari offerte di prodotto. E non solo sono stati incrementati gli ordini, ma si è investito anche su un 47 metri ‘on speculation’(cioè non ancora venduto). Oggi Perini Navi ha la più grossa produzione al mondo di navi a vela sopra i 40 metri. Ma lei ricorda puntualmente che non va dimenticato “l’apporto che arriva, e che arriverà sempre più, dallo sviluppo della divisione a motore, riunita sotto l’unico marchio Perini. Il suo sogno dichiarato è arrivare ad avere il 50% del fatturato a vela e il 50% a motore. Quanto è distante questo sogno?
Chi pensava che Perini Navi sotto la nuova gestione sarebbe ripartita dal motore si sbagliava. Sarebbe stato un errore entrare in un cantiere così prestigioso e iconico senza grande umiltà e senza il rispetto per quanto costruito in trent’anni. La vela ha fatto grande Perini Navi nel mondo e deve rimanere il core business dell’azienda, affiancata dal motore, che presenta grandi opportunità.
Attualmente abbiamo una flotta di 63 imbarcazioni, 59 a vela e 4 a motore. Il nostro obiettivo è continuare a mantenere la leadership nella costruzione di navi a vela e di ampliare la nostra quota di mercato nel segmento dei grandi yacht a motore, di cui presentiamo tre linee: la linea  Argonaut, disegnata dal nostro Centro Stile interno, e altre due disegnate rispettivamente da Philippe Briand e dallo studio Zuccon International Projects, nomi molto noti nel mondo della nautica.

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ella sua gestione è stato fatto un grande lavoro sulla gamma di barche a motore da 50 a 80 metri, con la novità del 25 metri. E lei ha affermato più volte che è fondamentale l’idea di fare un prodotto dalla forte identità. Quali sono gli elementi essenziali di questa forte identità? Quali, più in generale, le prossime mosse sul fronte delle barche a motore?
Negli ultimi due anni il nostro Centro Stile guidato da Franco Romani ha fatto un lavoro enorme sul prodotto, sviluppando nuove linee sia a vela che a motore.
Con riferimento ai motor yacht, lo scorso anno a Monaco abbiamo presentato una gamma di prodotto completamente rinnovata, con 3 linee: Argonaut, Heritage e Voyager.
La linea Argonaut è l’espressione dell’eleganza che da sempre contraddistingue le linee Perini Navi, la perfetta sintesi tra il mondo della vela e quello del motore. Ideata dal Design Team di Perini Navi, la linea Argonaut propone un 53m, un 63m, un 73, un 83 e un 93m.
La linea Heritage, nata in collaborazione con lo studio Zuccon International Projects, rivisita la tradizione di Perini Navi nella gamma bluewateryachts, privilegiando gli spazi outdoor. I modelli proposti sono 55m, 65m e 75m.
Infine, la linea Voyager, disegnata da Philippe Briand, che ha firmato i tre motoryacht che attualmente fanno parte della flotta Perini Navi (Exuma, Galileo G e Nautilus, precedentemente Grace E), presenta i tratti distintivi del designer francese, eleganza unita a robustezza e generosità dei volumi. I modelli proposti - un 56m, un 66m, e un 76m - offrono diverse soluzioni a più ponti.

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orniamo al rinnovo e ampliamento della gamma. Non è un mistero che lei punta ad arrivare ai giga. E qui va sottolineato che Perini Navi viene ricordata anche per l’88m Maltese Falcon. Nel maggio scorso è transitata sui media specializzati la notizia che state lavorando su due progetti di giga a vela molto vicini ai 90 metri. Cosa significherebbe, dal punti di vista del business e del brand, occupare il mercato dei giga?
Nel mondo vela, il principale segmento di mercato di cui Perini Navi è sempre stata leader è quello delle navi tra i 50 e i 60 metri; basti pensare che del nostro modello “flagship” 56 metri sono state prodotte finora 10 unità. Abbiamo inoltre presentato al mercato due nuovi progetti in questo segmento, uno della linea “Classic” e uno della Linea “E-volution”, che rivisita i tratti classici del Perini 56 metri con uno stile più contemporaneo.  Stiamo però sviluppando progetti molto interessanti anche nel segmento dei giga yachts, in particolare con la tecnologia Falcon Rig, e speriamo di poter lavorare presto al Maltese Falcon dei prossimi i 20 anni.

L’azionista di riferimento della Società è Edoardo Tabacchi, che con la sua famiglia (ex Safilo e Salmoiraghi&Viganò) lo scorso anno ha investito altri 13 milioni di euro per acquisire, attraverso la finanziaria Fenix, un ulteriore 25% della Perini Navi dalla Faper del fondatore Fabio Perini (ora al 25%), dopo che nel maggio 2017 la famiglia veneta aveva già sottoscritto 20 milioni di aumento di capitale per avere il 49,99%. Quali sono le caratteristiche dell’azionista di riferimento? Quale è stato e qual è il suo approccio al business nel mondo della nautica? In parole povere, che tipo di azionista è?
La nautica è sempre stata una passione per la famiglia Tabacchi, che conosco da molto tempo e sono felice che un cantiere e un marchio iconico come Perini Navi abbia trovato una solida famiglia di imprenditori italiani per continuare il suo percorso. Con Perini Navi il nuovo azionista ha fatto il proprio ingresso nel settore della nautica dalla porta principale, con una logica imprenditoriale e di investimenti che, sono certo, ci porterà molto lontano. Edoardo Tabacchi mi affianca fin dal primo giorno in questo percorso di rilancio del cantiere; partecipa alla definizione delle strategie con un approccio imprenditoriale e segue da vicino lo sviluppo dei piani. E’ un azionista molto presente e il rapporto di amicizia che ci lega da anni ci consente di avere sempre un confronto costruttivo.

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ei è un manager, lo ha detto e dimostrato in numerose occasioni, che ama fare squadra, molto attento a creare le condizioni per far esprimere il massimo i suoi collaboratori, sotto l’egida della “delega e controllo”. Come e con quali criteri, dal suo arrivo in Perini Navi, ha miscelato il vecchio con il nuovo? Come ha riorganizzato la struttura aziendale?
In azienda ho trovato grandi competenze, grande passione e voglia di tornare a crescere dopo un periodo difficile. Mi piace fare squadra, lavorare veramente come un gruppo unito che riesce a raggiungere gli obiettivi tracciati con grande impegno e dedizione.
Il percorso di riorganizzazione è stato necessario e oggi abbiamo raggiunto un equilibrio che ci consente di affrontare il mercato con maggiore efficienza. Alle preziose risorse presenti in azienda abbiamo unito figure strategiche che prima non erano presenti in organico, costruendo una squadra che con nuova linfa sta facendo un ottimo lavoro.

 
È presidente dellAssociazione nautica italiana e quindi ha una posizione privilegiata per cogliere a pieno non solo l’andamento, ma anche le tendenze del settore. Il fatturato, in ripresa (dopo la pesante caduta) dal 2015 circa, ha ottenuto ottime performances nel 2017 e 2018, anche se la produzione cantieristica italiana non ha recuperato i livelli pre-crisi (3,5 miliardi di euro nel 2008). Qual è lo stato dell’arte dopo la grande recessione e la ripartenza? Quali le prospettive del settore nautico italiano nel medio periodo?
A livello mondiale, tre superyacht su cinque sono costruiti in Italia e questo predominio si riflette positivamente su tutta la filiera produttiva. Una leadership, quella relativa alla cantieristica nautica italiana, confermata anche dal fatto che siamo i primi produttori di grandi yacht al mondo con un mercato domestico di riferimento che vale soltanto il 2% delle vendite globali. Da segnalare, infine, un altro dato interessante che conferma definitivamente l’uscita del comparto nautico nazionale dalla crisi: la nautica italiana cresce a doppia cifra da 4 anni e sta recuperando una posizione di grande prestigio nel panorama dell’industria italiana. Non credo torneremo mai ai numeri pre-crisi ma prevedo una crescita costante per i prossimi anni.

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li  scafi delle navi Perini sono  fabbricati in Turchia nei cantieri Yildiz, presso Tuzla, una zona industriale di Istanbul, mentre le successive attività di allestimento e refit vengono svolte in Italia, presso i cantieri di Viareggio e di La Spezia. È soddisfatto della sinergia tra i cantieri? Pensa di apportare correzioni?
Il quartier generale di Perini Navi è a Viareggio, dove vengono svolte tutte le principali attività, inclusa la progettazione delle nostre navi. Con riferimento alla costruzione, il cantiere viareggino si dedica alla realizzazione delle imbarcazioni a vela fino a 60 metri e ad interventi di refit. Il cantiere di La Spezia è, invece, il sito produttivo dei motoryacht e delle imbarcazioni a vela sopra i 60 metri, oltre che sede di più grandi e complessi progetti di refit.
Sono felice di aver mantenuto operativa la realtà turca, dove si svolgono le attività legate alla carpenteria metallica per la realizzazione degli scafi e delle sovrastrutture per le navi a vela e a motore. Negli ultimi anni la struttura turca è stata ulteriormente potenziata, fino a poter gestire per intero la costruzione di progetti speciali.
Infine, a Newport Rhode Island abbiamo Perini Navi USA, la struttura commerciale che, oltre alla vendita sul territorio americano, offre due servizi strategici: la gestione delle attività di charter ed il servizio brokerage.
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