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Pensioni, assegni in lieve aumento nel 2026 e nuovi requisiti dal 2027: cosa cambia per importi ed età

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Pensioni, assegni in lieve aumento nel 2026 e nuovi requisiti dal 2027: cosa cambia per importi ed età
Nel 2026 le pensioni aumentano, ma in misura contenuta e non per tutti allo stesso modo. L’incremento è l’effetto della perequazione automatica, il meccanismo che adegua gli assegni all’andamento dei prezzi per tutelare il potere d’acquisto. Per quest’anno il governo ha fissato l’adeguamento provvisorio all’1,4%, in attesa del dato definitivo sull’inflazione certificato dall’Istat, che potrebbe portare a eventuali conguagli a fine anno.

Pensioni, assegni in lieve aumento nel 2026 e nuovi requisiti dal 2027

Secondo le stime elaborate da Altroconsumo, gli aumenti lordi mensili arrivano fino a un massimo di circa 45 euro. Una pensione da 1.000 euro sale a 1.014 euro, una da 1.500 a circa 1.521 euro. Per assegni più elevati l’incremento resta comunque limitato: una pensione da 2.600 euro cresce di circa 36 euro, mentre su importi intorno ai 3.400 euro l’aumento massimo stimato è di 45 euro. Si tratta di valori lordi, sui quali incidono Irpef e detrazioni, determinanti per il netto finale.

Chi beneficia dell’adeguamento pieno
La rivalutazione piena spetta agli assegni fino a quattro volte il trattamento minimo. Per il 2026 il minimo è fissato a 611,85 euro mensili, pari a 7.954 euro annui. Di conseguenza, l’adeguamento completo dell’1,4% riguarda le pensioni fino a 2.413,60 euro al mese. Oltre questa soglia scatta il sistema di rivalutazione a scaglioni.

Il meccanismo a scaglioni
Per le pensioni comprese tra quattro e cinque volte il minimo, la rivalutazione scende al 90% dell’inflazione. In termini pratici, per assegni tra 2.413 e 3.017 euro l’aumento medio si colloca intorno ai 33-34 euro mensili. Per le pensioni superiori a cinque volte il minimo, oltre i 3.017 euro, l’adeguamento cala al 75%, con incrementi medi intorno ai 41 euro. Un sistema che limita l’effetto della perequazione sugli assegni più alti.

Le pensioni minime
Per chi percepisce il trattamento minimo è prevista una maggiorazione dell’1,3%, che porta l’assegno a circa 619,7 euro mensili. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha parlato di un incremento di circa 20 euro al mese per oltre un milione di pensionati tra assegno sociale e trattamenti minimi, misura finanziata con risorse dedicate. Una scelta che ha però sollevato critiche sindacali, in particolare da parte della Cgil, che segnala il rischio di penalizzare chi ha versato più contributi.

Addio ad alcune uscite anticipate
Sul fronte delle pensioni anticipate, il 2026 si apre con una stretta. La legge di bilancio ha archiviato Quota 103, che consentiva l’uscita con 62 anni di età e 41 di contributi, e ha messo fine anche a Opzione Donna. Restano quindi meno canali per il pensionamento anticipato rispetto agli anni precedenti.

Ape sociale e requisiti ordinari
Resta in vigore l’Ape sociale per chi svolge lavori gravosi, con un assegno ponte fino a 1.500 euro lordi mensili. L’età minima sale però a 63 anni e 5 mesi. Per la pensione di vecchiaia, nel 2026 i requisiti restano invariati: 67 anni di età e almeno 20 di contributi. Confermata anche la pensione anticipata ordinaria: 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, con tre mesi di finestra mobile.

L’aumento dell’età dal 2027
Dal 2027, salvo interventi correttivi, scatterà l’adeguamento alla speranza di vita. In base alle stime Istat, la pensione di vecchiaia salirà a 67 anni e un mese, mentre i requisiti contributivi per l’anticipata aumenteranno di un mese. La tendenza, secondo le proiezioni della Ragioneria dello Stato, è verso un progressivo innalzamento che potrebbe portare l’età pensionabile a 68 anni entro il 2034.

Un equilibrio ancora fragile
Il quadro che emerge è quello di aumenti moderati sugli assegni, pensati per difendere il potere d’acquisto senza incidere in modo significativo sulla spesa pubblica. La rivalutazione offre un parziale recupero, ma resta lontana dal compensare pienamente le perdite accumulate negli anni di inflazione elevata. Parallelamente, l’innalzamento graduale dei requisiti conferma una linea di lungo periodo orientata alla sostenibilità del sistema previdenziale, con effetti diretti sulle scelte di uscita dal lavoro delle prossime generazioni.

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