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Pensioni anticipate in caduta libera: -23% nel 2025, mentre il gender gap si allarga

- di: Matteo Borrelli
 
Pensioni anticipate in caduta libera: -23% nel 2025, mentre il gender gap si allarga
Le nuove restrizioni su Quota 103 frenano le uscite anticipate, e le donne continuano a percepire assegni pensionistici significativamente inferiori rispetto agli uomini.
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Un primo trimestre 2025 all’insegna del rallentamento
Nel primo trimestre del 2025, l’INPS ha registrato un drastico calo delle pensioni anticipate, con 54.094 assegni liquidati, segnando una diminuzione del 23,09% rispetto allo stesso periodo del 2024. Questo trend è attribuito alle restrizioni introdotte con la conferma della “Quota 103”, che richiede almeno 62 anni di età e 41 anni di contributi per accedere alla pensione anticipata.

Quota 103: un deterrente per le uscite anticipate
Le modifiche apportate alla “Quota 103” includono il ricalcolo dell’assegno secondo il sistema contributivo, un tetto massimo all’importo mensile di 2.413,60 euro lordi (quattro volte il trattamento minimo INPS), e l’introduzione di una “finestra mobile” di 7 mesi per i lavoratori privati e 9 mesi per quelli pubblici prima della decorrenza della pensione. Queste misure hanno reso meno vantaggioso il pensionamento anticipato, spingendo molti lavoratori a posticipare l’uscita dal mercato del lavoro.

Divario di genere: una piaga persistente
Il gender gap nelle pensioni si è ulteriormente ampliato. Nel primo trimestre del 2025 le donne hanno percepito in media 1.011 euro al mese, mentre gli uomini 1.486 euro, evidenziando una differenza del 31,97%, in aumento rispetto al 29,1% del 2024. Questo divario è il risultato di carriere lavorative più frammentate e salari mediamente più bassi per le donne, spesso costrette a interrompere il lavoro per motivi familiari.

Le categorie più colpite
Il calo delle pensioni anticipate ha colpito in particolare i dipendenti pubblici, con una diminuzione del 33,85%, rispetto al 19,43% registrato nel settore privato. Anche le lavoratrici sono state penalizzate, con una significativa riduzione degli assegni erogati attraverso l’Opzione Donna, passati da 3.573 nel 2024 a soli 592 nel primo trimestre del 2025.

Reazioni politiche e sindacali
Elisa Pirro, capogruppo del M5S in Commissione Bilancio al Senato, ha definito l’aumento del gender gap pensionistico come “il simbolo del fallimento del governo Meloni sui diritti delle lavoratrici”, sottolineando l’ostinata contrarietà dell’esecutivo all’introduzione del salario minimo.  
I sindacati hanno espresso forte preoccupazione per la situazione. Maurizio Landini, segretario generale della CGIL, ha criticato duramente le politiche previdenziali del governo, affermando che “dopo tre leggi di Bilancio, il Governo è riuscito nell’impresa clamorosa di peggiorare la legge Fornero, allontanando il traguardo pensionistico per tutti”.  

Alla ricerca della sostenibilità del sistema previdenziale
Le restrizioni introdotte con la “Quota 103” hanno avuto un impatto significativo sul numero di pensioni anticipate, mentre il divario di genere nelle pensioni continua a rappresentare una sfida importante. È fondamentale che le politiche previdenziali future tengano conto di queste dinamiche per garantire equità e sostenibilità al sistema pensionistico italiano.

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