Il ceo di Unicredit rilancia il consolidamento: senza campioni comuni l’Europa resta fragile.
(Foto: Andrea Orcel, Ceo di Unicredit).
Quattro o cinque grandi banche europee, davvero grandi, capaci di competere alla pari con i colossi americani. È questa la ricetta indicata da Andrea Orcel, amministratore delegato di Unicredit, per evitare che il sistema finanziario del continente resti schiacciato da una concorrenza che, dall’altra parte dell’Atlantico, corre molto più veloce.
L’allarme è stato lanciato in un’intervista alla stampa economica tedesca a fine dicembre 2025, ma il tema è tutt’altro che episodico. Orcel parla di una necessità strutturale: senza un vero consolidamento, l’Europa rischia di difendere i propri mercati interni combattendo guerre domestiche, mentre i grandi gruppi statunitensi sfruttano scala, capitali e regole più uniformi.
«Stiamo proteggendo i mercati bancari europei gli uni contro gli altri, invece di competere con chi arriva dall’esterno e gode di vantaggi enormi», è il senso del ragionamento del banchiere, che conosce a fondo il sistema finanziario globale dopo una lunga esperienza ai vertici dell’investment banking internazionale.
Il nodo dell’unione bancaria
Il punto chiave resta l’assenza di una vera unione bancaria europea. Senza regole comuni su garanzie dei depositi, gestione delle crisi e vigilanza pienamente integrata, le fusioni transfrontaliere restano difficili, costose e spesso scoraggiate.
Secondo Orcel, però, il treno non è perso. «È ancora possibile creare campioni europei», a patto di favorire aggregazioni sia nazionali sia oltreconfine. Un messaggio che arriva mentre Bruxelles discute da anni di riforme rimaste in gran parte incompiute.
Il caso Unicredit e le strategie alternative
In attesa di un quadro normativo più favorevole, Unicredit ha scelto una strada pragmatica. Partnership mirate, efficienze operative e sinergie senza acquisizioni dirette. È in questo contesto che Orcel cita l’alleanza con Alpha Bank come esempio di come si possano generare valore e risultati anche in mercati dove il gruppo non è direttamente presente.
«Abbiamo imparato ad aggirare la mancanza di un’unione bancaria», è il messaggio chiave. Una strategia che consente di migliorare redditività ed efficienza, ma che resta, nelle parole del ceo, una soluzione di compromesso.
Cosa cambierebbe con un vero mercato bancario unico
Lo scenario ideale, secondo Orcel, è chiaro: con un’unione bancaria completa, Unicredit – e con essa molte altre banche europee – potrebbe compiere un salto significativo in termini di crescita qualitativa, redditività ed efficienza. E soprattutto si aprirebbe la strada a operazioni transfrontaliere oggi considerate troppo complesse o rischiose.
«La porta si aprirebbe per tutte le banche europee, oggi non preparate a muoversi oltre i confini nazionali», è il giudizio che sintetizza una visione condivisa da molti osservatori del settore.
Un dibattito che torna centrale
Le parole di Orcel si inseriscono in un dibattito più ampio, riemerso con forza nel 2024 e nel 2025, anche alla luce delle difficoltà economiche globali e delle tensioni geopolitiche. Secondo analisi pubblicate da istituti di ricerca finanziaria europei tra novembre e dicembre 2025, le prime cinque banche statunitensi gestiscono attivi superiori a quelli dell’intero sistema bancario di alcuni grandi Paesi Ue.
Un dato che alimenta una domanda sempre più pressante: l’Europa può permettersi di restare frammentata? Per Orcel, la risposta è netta. Senza dimensioni adeguate e regole comuni, il rischio è quello di un continente finanziariamente dipendente e meno capace di sostenere crescita, investimenti e innovazione.