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IBL: Tassa sui buyback bancari? Una doppia mossa sbagliata

- di: Marta Giannoni
 
IBL: Tassa sui buyback bancari? Una doppia mossa sbagliata
Tassa sui buyback bancari? Una doppia mossa sbagliata
L’Istituto Bruno Leoni smonta la proposta: colpirebbe l’ordinaria gestione d’impresa e non risolverebbe il problema degli extraprofitti.

(Foto: Alberto Mingardi, Direttore Generale Istituto Bruno Leoni).

Col governo impegnato a cercare nuove entrate per la legge di Bilancio, torna l’ipotesi di una tassa straordinaria sulle banche, questa volta legata ai riacquisti di azioni proprie. Ma l’Istituto Bruno Leoni va giù duro: sarebbe un errore duplice, sia sul piano tecnico sia su quello economico.

Perché il buyback è ordinario

“Il buyback è uno strumento ordinario di remunerazione del capitale, al pari dei dividendi”, afferma l’IBL. Limitare questa possibilità non genererebbe nuovi investimenti nell’economia reale, puntualizza il report dell’IBL, perché non esiste tassa capace di creare dal nulla opportunità redditizie se i manager non le hanno individuate in partenza.

È vero che, diversamente dai dividendi, che sono tassati, il buyback spesso è ritenuto preferibile perché non è tassato direttamente: le imposte colpiscono comunque i capital gain realizzati da chi vende le azioni. Non è chiaro, dunque, perché il riacquisto di azioni proprie debba essere considerato una pratica disdicevole.

Discriminare le banche non ha senso

Se il ragionamento vale in generale, vale doppio per una tassa mirata sulle banche. Non si capisce il presupposto per cui lo stesso comportamento — il riacquisto di azioni — sia accettabile per altre società quotate e diventi improvvisamente indesiderabile quando lo adottano gli istituti di credito.

Colpire le regalie, non la gestione

Naturalmente, ricorda l’IBL, le banche hanno beneficiato di vantaggi eccessivi e ingiustificati negli ultimi anni (si pensi all’uso opportunistico delle garanzie sui prestiti durante il Covid). “Se davvero si vogliono colpire le rendite, lo si faccia sulle regalie, non sulla normale gestione societaria”, insiste l’IBL.

Se c’è un problema, parli l’antitrust

Per l’IBL non è solo una questione fiscale. Se si ritiene che i profitti bancari siano ingiustificati, la leva giusta è la concorrenza, non il fisco: “Il dossier va aperto dall’Antitrust, non dall’Agenzia delle Entrate”, conclude l’IBL.

In sintesi, per l’Istituto Bruno Leoni la tassa sui buyback bancari rischia di essere un boomerang: colpirebbe i meccanismi ordinari del mercato senza toccare le vere storture, lasciando in piedi privilegi e distorsioni che richiedono strumenti pro-concorrenziali, non nuovi prelievi.

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