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Bombe su Odessa, Zelensky: "Trump venga a vedere"

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Bombe su Odessa, Zelensky: 'Trump venga a vedere'

L’offensiva russa non si ferma e continua a colpire anche i luoghi simbolo e le città più densamente popolate dell’Ucraina. Dopo la strage della Domenica delle Palme a Sumy – con almeno 34 morti e oltre 120 feriti – l’allerta è salita a livelli massimi. Le sirene d’allarme hanno suonato a Odessa, dove droni kamikaze hanno colpito anche una struttura ospedaliera. Colpita all’alba anche la regione di Zaporizhzhia: un villaggio è stato centrato da un attacco, ma stavolta senza vittime. Kiev e molte altre aree del Paese sono in stato di massima allerta per il timore di nuovi raid.

Bombe su Odessa, Zelensky: "Trump venga a vedere"

“Solo un bastardo può fare una cosa simile”, ha dichiarato senza mezzi termini il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Visibilmente provato dai nuovi attacchi contro la popolazione civile, ha lanciato un appello diretto al presidente americano Donald Trump: “Venga a vedere con i propri occhi la devastazione. Serve un piano immediato per fermare questa guerra”. L’invito è tanto simbolico quanto politico: mostrare al mondo che il conflitto non è una narrazione distante, ma una tragedia concreta che si consuma ogni giorno, tra le mura di abitazioni e ospedali.

La condanna internazionale
Il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres si è detto “scioccato” per la recrudescenza degli attacchi. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha definito quanto avvenuto “un crimine di guerra”, utilizzando parole che marcano un’ulteriore presa di posizione netta da parte dell’Europa. Nel frattempo, Joe Biden ha definito l’attacco “una cosa orribile” e “un errore”, sottolineando che il Consiglio di sicurezza è ormai un “duro promemoria della necessità di avviare negoziati”. Una posizione che segna un lento spostamento del baricentro della strategia americana, sempre più orientata a evitare l’allargamento del conflitto.

Odessa nel mirino
Odessa è tornata nel mirino della strategia russa. La città portuale, già colpita duramente in passato, rappresenta un obiettivo sia militare che simbolico. Il raid della serata ha avuto come epicentro una struttura sanitaria, suscitando sdegno e condanne. Colpire un ospedale non è soltanto un gesto militare: è un segnale di intimidazione, un messaggio lanciato alla popolazione civile. Fonti ucraine parlano di droni Shahed di fabbricazione iraniana, usati con estrema precisione. Le autorità locali stanno cercando di contenere i danni e salvare i feriti, mentre la popolazione resta in attesa di nuovi sviluppi, spesso nei rifugi sotterranei.

Kiev e il gioco delle alleanze
La capitale osserva, monitora, pianifica. L’amministrazione Zelensky lavora su due piani: quello militare e quello diplomatico. Sul campo, i militari ucraini cercano di contenere l’avanzata russa e di difendere le infrastrutture civili. Sul fronte diplomatico, Kiev continua a chiedere armi, assistenza e una visione strategica da parte dell’Occidente. Il presidente ucraino sa che molto dipende dagli Stati Uniti e dal prossimo ciclo elettorale americano, dove una vittoria di Trump potrebbe cambiare radicalmente le prospettive. Da qui l’invito simbolico a “toccare con mano” la tragedia.

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