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Prima della riforma del Csm, pensiamo alla vera Giustizia

- di: Diego Minuti
 
La riforma del Consiglio superiore della Giustizia come conseguenza della crisi che sta travolgendo alcuni settori della magistratura. È questo il motivo ricorrente di interventi e precisazioni che invadono, da qualche giorno, pagine di quotidiani ed interventi di politici. Ma, all’uomo della strada (l’equivalente al maschile della casalinga di Voghera) importano più le lotte fratricide in seno al corpo giudiziario, per accaparrarsi posti di potere, o il fatto che, quotidianamente, dobbiamo assistere a eventi di profilo giudiziario che trovano ospitalità solo nel nostro Paese?
Oggi un tribunale italiano, dopo una permanenza in camera di deliberazione di tre ore, ha condannato a nove anni di reclusione Rosario Greco, l’uomo che, nel luglio dello scorso anno, alla guida di un Suv e sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, investì ed uccise due cuginetti, Alessio e Simone D’Antonio, di 11 e 12 anni, che erano seduti sul gradino della casa di vicini. Premettendo che il giudice dell’udienza preliminare, Ivano Infarinato, si è limitato ad applicare quanto previsto per il rito abbreviato, resta lo sconcerto per una sentenza che punisce con una condanna tutto sommato lieve un uomo che, mettendosi a guidare la sua autovettura da drogato, sapeva benissimo a quali rischi stava mettendo chiunque si fosse trovato sulla sua strada.

Nove anni, dicendola in modo brutale quattro anni e mezzo per ciascuna delle due vittime, ridotte a meri termini di una algebra giudiziaria che nulla ha a che fare con la gravità dell’evento. In un Paese che, da sempre, chiede che la pena sia certa e che corrisponda alla condanna (cosa che ormai non accade più), sentenze come questa che ha certo favorito Rosario Greco alimentano lo sgomento di un popolo che è ormai stanco di assistere alle distorsioni di un sistema che, sotto l’ombrello della legislazione premiale, apre le porte delle carceri con troppo frequenza anche a chi s’è macchiato di delitti gravissimi.
Le droghe che sono state rilevate nel sangue di Rosario Greco – che dopo la tragedia era pure scappato – non gli sono state propinate con la violenza, ma sono state assunte in totale consapevolezza. Greco è stato ritenuto responsabile di duplice omicidio stradale aggravato dall'alterazione psicofisica e, per effetto del rito abbreviato, se l’è cavata con poco. Nessuna sentenza dovrebbe mai essere emesse sulla spinta dell’opinione pubblica, ma questo, con il caso di Rosario Greco, c’entra poco. Come si dice in casi del genere, dopo una sentenza, ora occorrerà attendere le motivazioni, che poco o nulla sposteranno nel giudizio della gente. Ah, dimenticavo. Greco è figlio di un uomo ritenuto un boss, e uno dei tre giovani che si trovavano sul Suv nel momento dell’incidente è a sua volta erede di un altro (presunto) boss. Che questo li abbia autorizzati a scorrazzare, a velocità pazzesca, per le viuzze del centro storico di Vittoria, è il solito, malevolo retropensiero.
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