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Nicastro: “La concentrazione bancaria ha ridotto il credito alle micro imprese”

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Nicastro: “La concentrazione bancaria ha ridotto il credito alle micro imprese”

La fotografia del credito alle micro e piccole imprese italiane — un segmento che rappresenta la spina dorsale del sistema produttivo — si fa più nitida nelle parole di Roberto Nicastro, banchiere con una lunga esperienza ai vertici di UniCredit e oggi alla guida della fintech Banca AideXa. Davanti alla Commissione d’inchiesta del Senato sul settore creditizio, finanziario e assicurativo, presieduta da Pierantonio Zanettin, Nicastro ricostruisce gli effetti di dieci anni di trasformazioni bancarie sul segmento più fragile del tessuto imprenditoriale.

Nicastro: “La concentrazione bancaria ha ridotto il credito alle micro imprese”

La sua tesi è netta: la concentrazione del settore — il grande risiko che ha segnato l’ultimo decennio — ha avuto come conseguenza «una minore disponibilità di credito a favore di micro e piccole imprese». Non una causa unica, precisa, ma una concausa rilevante, che si somma ad altri fattori strutturali. Il risultato finale è un sistema che tende a privilegiare i clienti più grandi, più facilmente valutabili e meno onerosi da gestire. Per chi ha dieci dipendenti o meno, invece, il costo del credito aumenta e la probabilità di ottenerlo diminuisce.

Il paradosso italiano: pochi soggetti ancora in campo
Nel quadro tracciato da Nicastro c’è un altro elemento che conferma la tendenza. Gli operatori che lavorano ancora in modo sistematico con le micro imprese sono sostanzialmente tre:

- Le Bcc, che mantengono una prossimità territoriale oggi rara;

- I Consorzi fidi, che continuano a svolgere un ruolo di mitigazione del rischio;

- Le fintech specializzate, come la stessa AideXa, che fanno leva su processi digitali per ridurre i costi di valutazione delle richieste di finanziamento.

Il fatto che restino solo pochi soggetti realmente attivi in questo segmento — osserva Fubini nel suo stile, e lo traduciamo nel tono della scrittura — è la conferma di una distorsione di sistema: le economie di scala hanno reso conveniente ai grandi gruppi bancari allontanarsi dai clienti più piccoli, proprio mentre la produttività di questi ultimi continua a essere cruciale per la tenuta complessiva del Paese.

Il limite delle garanzie reali: dove la giustizia rallenta l’economia
Ma il cuore dell’intervento di Nicastro è altrove. La riduzione del credito — spiega — non deriva solo dal consolidamento bancario, bensì da una caratteristica strutturale del mercato italiano: l’impossibilità pratica di usare la garanzia reale, che in molti Paesi rappresenta la leva principale per accedere a un prestito.

La ragione è semplice e al tempo stesso devastante: i tempi di escussione. «In Italia escutere un capannone richiede dai sette ai dieci anni, mentre nel Regno Unito bastano dodici mesi», afferma il banchiere. È un divario che fotografa uno dei principali freni all’efficienza del sistema. Se una garanzia immobiliare richiede quasi un decennio per essere monetizzata, per una banca diventa razionale non concedere credito o farlo a condizioni penalizzanti.

L’inefficienza del sistema giudiziario civile, dunque, non è un problema astratto: si traduce in mancato credito, in minori investimenti, in una competitività indebolita. È un esempio concreto di come la distanza tra norme, tempi e operatività possa pesare più dei tassi o della congiuntura.

Una deriva industriale: quando la scala diventa barriera
Per Nicastro, il punto di caduta è chiaro. La progressiva riduzione del numero di operatori bancari ha generato strutture più grandi, più efficienti in termini di costi ma meno predisposte a lavorare con imprese che chiedono prestiti da poche decine o centinaia di migliaia di euro. La logica industriale delle grandi banche — portafogli ampi, standardizzazione del rischio, processi uniformi — tende a escludere chi non può garantire economie di scala.

Il fenomeno non è esclusivamente italiano, ma in Italia assume una forma più rigida perché è accompagnato da un altro elemento: il valore della garanzia reale è di fatto compromesso. Il risultato è un doppio svantaggio, tutto a carico delle imprese minori.

Il ruolo delle fintech: un tentativo di riequilibrio
Il riferimento alle fintech non è casuale. AideXa, come altri operatori digitali, si muove su un terreno lasciato scoperto dai gruppi maggiori. L’uso di algoritmi, analisi in tempo reale e dataset alternativi consente di valutare anche realtà molto piccole, spesso prive di bilanci complessi o di storie creditizie lunghe. È un intervento che cerca di riequilibrare ciò che il sistema ha ristretto.

Ma è anche un segnale di un problema non risolto: la crescente distanza tra l’offerta bancaria tradizionale e la domanda di credito delle imprese minori.

La Commissione e la questione irrisolta del credito
L’audizione di Nicastro si inserisce in un ciclo di approfondimenti che la Commissione d’inchiesta sta dedicando al rapporto tra settore bancario e imprese. Il quadro che emerge — e che le parole del banchiere mettono a fuoco con precisione — è quello di un sistema che ha accentuato la propria efficienza interna, ma rischia di perdere di vista una parte essenziale dell’economia reale.

Senza una riforma della giustizia civile, senza strumenti di garanzia più rapidi e senza modelli operativi realmente capaci di intercettare la domanda delle micro imprese, la distanza tra chi offre credito e chi lo richiede è destinata a crescere.

È in questo scarto — conclude idealmente il ragionamento nello stile fubiniano — che si misura la qualità di un sistema economico. E oggi, per le micro imprese italiane, questo scarto rischia di diventare strutturale.

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