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Nautica, 8,6 miliardi di giro d’affari: Italia leader nella blue economy

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Nautica, 8,6 miliardi di giro d’affari: Italia leader nella blue economy

Il comparto della nautica da diporto chiuderà il 2025 con un giro d’affari stimato in 8,6 miliardi di euro, confermandosi tra gli asset strategici della blue economy italiana. A certificarlo è l’Associazione Operatori Nautici NordEst Sardegna, sulla base dei dati di Confindustria Nautica, Assomarinas e Unioncamere.

Nautica, 8,6 miliardi di giro d’affari: Italia leader nella blue economy

Il settore, forte di 230mila imprese e 1,1 milioni di occupati, ha registrato un incremento del 16% rispetto all’anno precedente, una crescita pari a due volte e mezzo quella complessiva dell’economia nazionale (+6,6%).

Superyacht e portualità, i motori della crescita
La dinamica positiva trova alimento da due fattori principali. Da un lato la leadership italiana nella cantieristica dei superyacht, segmento in cui il Paese mantiene oltre il 50% degli ordini globali, confermandosi riferimento internazionale per design e qualità. Dall’altro, la crescita dei servizi portuali, con un +1,5% nelle vendite di posti barca e un +3,2% negli ormeggi in transito, segno di una domanda in aumento nonostante le incertezze macroeconomiche. «La ricchezza prodotta da questa filiera è superiore alla media nazionale e dimostra la capacità del settore di generare valore, occupazione e attrattività», spiega Claudio Denzi, presidente dell’associazione sarda.

La geografia della nautica
L’analisi mette in evidenza una mappa produttiva che premia soprattutto le regioni costiere. In testa Liguria, con 16.700 posti barca e 9.100 imprese, per un giro d’affari stimato di 1,29 miliardi (14,9% del totale). Segue la Sardegna con 15.671 posti e 9.800 imprese, pari a 1,21 miliardi (14%). Terzo gradino del podio per il Friuli-Venezia Giulia, che grazie a 11.313 posti e 5.100 imprese raggiunge un valore di 873 milioni (10,1%).

La top ten prosegue con Campania (10.775 posti, 32.741 imprese, 832 milioni), Sicilia (10.519 posti, 28.807 imprese, 812 milioni), Toscana (10.208 posti, 9.400 imprese, 788 milioni), Puglia (8.700 posti, 12.800 imprese, 671 milioni), Veneto (7.200 posti, 8.700 imprese, 555 milioni), Lazio (5.456 posti, 34.851 imprese, 421 milioni) e Calabria (4.200 posti, 11.200 imprese, 324 milioni).

La ripartizione è stata calcolata in proporzione al numero di posti barca, utilizzati come proxy della capacità di accoglienza nautica e quindi del potenziale giro d’affari territoriale.

Sardegna, laboratorio del futuro
Proprio la Sardegna, con i suoi 43,5% dei porti isolani e il 66% dei posti dedicati a maxi e giga-yacht, rappresenta un caso di studio. Nel solo Nord Est dell’isola operano 1.600 imprese legate alla filiera – cantieristica, charter, refit, servizi – di cui 587 concentrate in Gallura. «L’Arcipelago della Maddalena potrebbe diventare un laboratorio d’eccellenza. Servono però regole chiare e una gestione uniforme: solo così gli investimenti privati potranno tradursi in sviluppo sostenibile», sottolinea Denzi.

Un settore strategico
Il peso crescente della nautica si riflette anche sulla bilancia commerciale. L’export della cantieristica contribuisce in modo significativo al saldo positivo del made in Italy, mentre i porti turistici intercettano flussi di alto valore che alimentano indotto e occupazione. La sfida resta quella di garantire equilibrio tra crescita e sostenibilità, soprattutto in aree ad alta pressione turistica.

Il dato complessivo di 8,6 miliardi conferma che la nautica italiana non è più solo eccellenza di nicchia ma componente strutturale dell’economia blu. Con prospettive di ulteriore espansione, a condizione di saper valorizzare i territori e gestire in modo efficiente le infrastrutture portuali.

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