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Multa ad Amazon: una lezione per le multinazionali rapaci

- di: Redazione
 
Multa ad Amazon: una lezione per le multinazionali rapaci
Informazioni per l'uso per Amazon: sul ''veni'' e sul ''vidi'' può andare. Per il ''vici'' ripassare più tardi, magari quando l'azienda si deciderà, una volta per tutte, a ripristinare le condizioni di una corretta concorrenza. saranno ripristinate. Almeno se Amazon accetterà la validità della decisione dell'Antitrust che ha inflitto al gigante americano dell'e-commerce una multa pesantissima, di 1,12 miliardi di euro. Che forse, visti i volumi di vendita, non manderanno certo a gambe all'aria la creatura di Jeff Bezos, ma che comunque qualche problemino glielo creerà.

La multa AGCM ad Amazon sia una lezione per le multinazionali rapaci

Secondo l'autorità regolatrice della concorrenza e del mercato, Amazon avrebbe abusato di una posizione dominante danneggiando gli operatori concorrenti nella logistica legata all'e-commerce, discriminando i venditori che non si appoggiano alla sua rete di depositi e corrieri. La notizia è stata accolta con entusiasmo dalle organizzazioni di difesa e tutela dei consumatori, tutte convinte che l'azione dell'antitrust abbia sanzionato un comportamento che, di fatto, ha progressivamente ridotto i margini di manovra dei concorrenti di Amazon.

Multa doveva essere e multa è stata e forse, facile a dirsi oggi, è arrivata anche in ritardo, non certo per colpa del regolatore, quanto perché le procedure sono sempre complesse e quindi non possono essere contraddistinte dalla speditezza che ci si aspetterebbe. In ogni caso, dopo la multa, Amazon si trova davanti ad un bivio: fare proprie le determinazione dell'Antitrust e accettare le regole di un Paese che gli ha aperto le porte o continuare a comportarsi in un modo che per qualcuno (e non sono pochi) ricorda il parassita, quell'organismo che vive succhiando energie vitali da un altro.

Per Amazon la multa dell'Antitrust è l'ennesimo inciampo perché da mesi è ormai nel mirino di contestatori in molti Paesi del mondo che vedono le sue politiche di consolidamento della propria presenza ed espansione come poco rispettose del tessuto produttivo locale. Ma Amazon è in buona compagnia almeno sotto il profilo fiscale perché appartiene alla schiera di quelle aziende e società multinazionali che, grazie ai giochetti legati alla tassazione favorevole concessa da alcuni Paesi o, addirittura, da porzioni di un Paese (come accade negli Stati Uniti, come nel caso del Delaware), sfuggono al fisco locale per pagare quote ridicole dei loro introiti. Cosa questa che provoca evidenti danni alle economie di quelle zone sulle quali le multinazionali calano come orde di cavallette.

A rendere importante la determinazione dell'Antitrust non è tanto l'importo - che è notevole - , quanto il fatto che ad essere sanzionato è stato il modus operandi dell'azienda, che, attuando la tattica della terra bruciata (restringendo i margini di manovra degli avversari in commercio), uccide il principio stesso della concorrenza, che è quello di dare a tutti non le medesime tecnologie o organizzazioni, ma le stesse possibilità.
Cosa che Amazon non ha fatto, blindando le sue articolazioni sul territorio, con un modo di fare che con l'accesso alla libera concorrenza non ha nulla a che fare.

Per fortuna, quindi, il regolatore italiano è intervenuto per mettere fine ad una pratica che rasenta il colonialismo commerciale. E non è una esagerazione perché le realtà commerciali come Amazon impongono i loro modelli anche in Paesi con una diversa e forse migliore tutela lavoro, che non può essere dettata da modelli che sfruttano le altrui attività, con costi sociali bassissimi.

Come scontato, Amazon si è molto risentita per il provvedimento dell'AGCM ritenendola priva di fondamento.

Queste le sue argomentazioni:

“Siamo in profondo disaccordo con la decisione dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) e presenteremo ricorso. La sanzione e gli obblighi imposti sono ingiustificati e sproporzionati. Più della metà di tutte le vendite annuali su Amazon in Italia sono generate da piccole e medie imprese, e il loro successo è al centro del nostro modello economico. Le piccole e medie imprese hanno molteplici canali per vendere i loro prodotti sia online che offline: Amazon è solo una di queste opzioni. Investiamo costantemente per sostenere la crescita delle 18.000 piccole e medie imprese italiane che vendono su Amazon e forniamo molteplici strumenti ai nostri partner di vendita, anche a quelli che gestiscono autonomamente le spedizioni”.

Come sempre prendiamo atto delle linee di "difesa", aspettando quindi l'esito del ricorso che Amazon ha preannunciato e le cui motivazioni non sono ancora rese note.
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