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Milano, boom di super-ricchi: un milionario ogni 12 residenti

- di: Matteo Borrelli
 
Milano, boom di super-ricchi: un milionario ogni 12 residenti

Tra fisco “su misura”, finanza e case di lusso, il 2025 segna un’accelerazione: trasferimenti record e una città sempre più magnete (ma non senza effetti collaterali).

(Foto; una veduta di Milano).

Milano sta vivendo una metamorfosi che si vede nei dettagli: i concierge che parlano tre lingue, i nuovi family office che spuntano nei palazzi storici, le trattative immobiliari “off market” che non arrivano mai agli annunci. E poi i numeri: secondo il World’s Wealthiest Cities Report 2025, in città risiederebbero circa 115.000 milionari e 17 miliardari. Tradotto in un colpo d’occhio: significa circa un milionario ogni 12 residenti.

Il report, curato da Henley & Partners con la società di intelligence patrimoniale New World Wealth, utilizza una definizione focalizzata sulla ricchezza “investibile” e liquida (azioni, bond, cash e altri asset finanziari), escludendo gli immobili. È un dettaglio decisivo: sposta l’asticella dal “mattone” alla finanza pura.

Qui entra in scena l’elemento che, più di ogni altro, ha trasformato il capoluogo lombardo in una calamita: il regime fiscale per i nuovi residenti ad alto patrimonio, il famoso articolo 24-bis del TUIR. In sostanza, chi trasferisce la residenza fiscale in Italia dopo un lungo periodo all’estero può scegliere un’imposta sostitutiva forfettaria sui redditi prodotti fuori dall’Italia. Dal 1° gennaio 2026 lo schema cambia passo: l’importo sale a 300.000 euro annui, con estensione ai familiari a 50.000 euro ciascuno. I redditi generati in Italia restano invece soggetti alla tassazione ordinaria.

La parola chiave è prevedibilità. Per chi arriva con dividendi esteri, partecipazioni, trust e investimenti internazionali, pagare una cifra fissa — elevata ma chiara — significa poter pianificare senza sorprese. E c’è un altro tassello che pesa nelle scelte: chi aderisce al regime, in molte situazioni, non versa le imposte patrimoniali sugli asset esteri (in particolare IVIE e IVAFE).

Il risultato è un effetto-valanga: nel 2025 una quota rilevante dei trasferimenti di milionari verso l’Italia si è concentrata su Milano. È la città che offre il pacchetto completo: scuole internazionali, aeroporti vicini, servizi professionali, cultura, e un ecosistema finanziario in crescita — dalla Borsa Italiana (nell’orbita Euronext) alle divisioni di private banking e wealth management.

Non è solo “dolce vita”, è infrastruttura. Nel lessico della competizione tra città globali, Milano sta provando a combinare qualità urbana e ingranaggi legali-finanziari. In una sintesi ricorrente tra gli operatori del settore, il punto viene riassunto così: "Le città che uniscono libertà d’investimento e qualità della vita stanno vincendo."

Poi c’è la cartina tornasole più visibile: l’immobiliare. Nel 2025 il mercato milanese continua a mostrare slancio, con valori medi che si collocano sopra i 5.000 euro al metro quadro secondo rilevazioni di settore, mentre il segmento di pregio resta un pianeta a parte: immobili ristrutturati “chiavi in mano”, tagli grandi, terrazzi e servizi. In quel mondo la domanda internazionale può incidere subito, perché è rapida, liquida e spesso non passa dai mutui.

L’altra faccia della medaglia è una domanda che molti milanesi conoscono fin troppo bene: cosa succede a prezzi e vivibilità quando una quota crescente di acquisti è guidata da logiche patrimoniali globali? L’arrivo di grandi capitali può portare investimenti e lavoro nei servizi ad alta specializzazione, ma può anche aumentare la pressione su affitti e costi, allargando la distanza tra chi vive di stipendio e chi vive di rendita.

Dentro questo quadro, fa notizia anche ciò che non traina più come prima: le agevolazioni per i lavoratori rientrati dall’estero (il “regime impatriati”) sono state rimodellate negli ultimi anni, con requisiti più stringenti e durate più definite rispetto al passato. La Milano che attrae capitali e patrimoni resta fortissima; la Milano che pesca “super stipendiati” con sconti fiscali generalizzati, molto meno. È una distinzione che cambia l’identikit di chi arriva: più investitori e imprenditori globali, meno profili “da busta paga”.

C’è anche un elemento di contesto internazionale: la concorrenza fiscale tra Paesi. Diverse analisi ricordano quanto sia difficile misurare con precisione i flussi dei milionari e come alcune stime possano diventare parte del racconto competitivo tra giurisdizioni. In sostanza: Milano beneficia di un vento favorevole, ma il “quanto” va letto con prudenza metodologica.

Eppure la direzione è netta: Milano sta diventando un hub europeo per patrimoni mobili, con un’offerta che mescola fisco, servizi e stile di vita. Il 2026 sarà un test: l’aumento a 300.000 euro della flat tax per i nuovi residenti riduce l’effetto-sconto, ma potrebbe anche selezionare ulteriormente la fascia che arriva. Meno curiosi, più ultra-ricchi. E una città chiamata a gestire, oltre ai record, il tema più delicato: far convivere l’attrazione di capitali con l’equilibrio sociale e l’accessibilità urbana.

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