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Yuan fermo, yen in lieve ripresa: i mercati asiatici restano prudenti

- di: Jole Rosati
 
Yuan fermo, yen in lieve ripresa: i mercati asiatici restano prudenti
La Cina congela i tassi, il Giappone fa i conti con l’incertezza politica. Le valute restano stabili, mentre gli investitori osservano Washington e temono nuove mosse di Trump.

Mercati in attesa tra Pechino e Tokyo

In Asia, la settimana si apre con mercati valutari immobili e nervosi. Nessun sussulto per lo yuan, che resta inchiodato ai livelli della scorsa settimana dopo la decisione della Banca centrale cinese di mantenere invariato il Loan Prime Rate (LPR) sia a un anno (3,45%) sia a cinque anni (3,95%). La mossa, annunciata oggi 21 luglio 2025 dalla People’s Bank of China, era attesa e segna un altro passo della strategia di stabilizzazione adottata da Pechino.

A tenere sotto controllo lo yuan è anche il quadro più ampio dei rapporti sino-americani, che, pur tra ambiguità e retorica, sembrano attraversare una fase di de-escalation. Il vicepremier cinese He Lifeng ha dichiarato: “Le condizioni sono favorevoli a un dialogo stabile con Washington”.

Giappone, yen sostenuto dall’instabilità politica e dai tassi

Più dinamico, seppur lievemente, il comportamento dello yen, salito dello 0,2% contro il dollaro (USD/JPY a 142,8), trainato da un duplice fattore: la sorpresa politica e le attese sui tassi. Nelle elezioni per la Camera la coalizione di governo guidata dal primo ministro Shigeru Ishiba ha perso la maggioranza, fermandosi a 47 seggi su 50 necessari per il controllo della camera.

Ishiba ha confermato che non intende dimettersi, ma per gli analisti il voto riflette un malcontento crescente e apre scenari di maggiore fragilità interna, proprio mentre Tokyo si prepara a rinegoziare alcune clausole tariffarie con gli Stati Uniti. “Il rischio è che la politica fiscale giapponese entri in una fase di stallo”, scrive ING.

L’instabilità interna si combina con il crescente consenso nella Bank of Japan per una svolta monetaria: un primo rialzo dei tassi potrebbe concretizzarsi entro settembre. “Molto dipenderà da cosa farà Trump sui dazi il primo agosto”, ha commentato il senior economist Koji Fukui, sottolineando come la politica commerciale statunitense sia ormai un fattore determinante per la traiettoria monetaria giapponese.

Asia prudente, il dollaro resta forte ma senza slancio

A fare da sfondo, l’Indice del Dollaro USA (DXY) resta stabile a quota 105,1 nelle ore asiatiche, confermando l’atteggiamento attendista dei mercati. La cautela è giustificata: il presidente Trump, sempre più imprevedibile nei suoi annunci commerciali, ha minacciato nuovi dazi se la Cina “non rispetterà gli accordi sul commercio e sulla proprietà intellettuale” entro il primo agosto.

In attesa di chiarimenti da Washington, le altre valute asiatiche si muovono in uno stretto margine: il won sudcoreano guadagna lo 0,1% (USD/KRW a 1.330), mentre il dollaro di Singapore resta immobile (USD/SGD a 1,36). La rupia indiana (USD/INR) segna un modesto +0,2%, il baht thailandese (USD/THB) avanza dello 0,3%, mentre il dollaro australiano cede lo 0,1% (AUD/USD a 0,668).

Pechino gioca sul lungo periodo

La decisione della PBoC di non toccare i tassi va letta alla luce della strategia a medio termine di Pechino. Dopo mesi di pressioni su credito e immobiliare, le autorità cinesi puntano su una stabilizzazione progressiva, privilegiando la fiducia interna e i consumi, come confermato dal recente piano di stimolo ai consumi domestici annunciato dal Consiglio di Stato.

In questo contesto, mantenere il LPR ai minimi storici rafforza la disponibilità di credito a famiglie e imprese, senza scatenare nuove ondate speculative su un mercato immobiliare ancora fragile. La scelta di non tagliare ulteriormente il tasso a cinque anni, chiave per i mutui casa, è un segnale ai risparmiatori: non ci saranno ulteriori sconti, ma nemmeno sorprese.

Tokyo alle prese con la transizione

In Giappone, al contrario, si apre una fase delicata. Se l’uscita di scena del partito di Ishiba dovesse materializzarsi nei prossimi mesi, si riaprirebbe il risiko delle leadership interne al LDP. Le opposizioni, galvanizzate dal risultato alla Camera alta, chiedono un ritorno alle urne anche per la Camera bassa.

L’analista Aya Ikeda dell’Institute for Economic Research di Kyoto sottolinea: “La perdita della maggioranza indebolisce la posizione negoziale del governo, proprio mentre il Giappone deve rinegoziare con Trump. Non si tratta solo di dazi, ma anche di sicurezza regionale e presenza militare Usa”.

Mercati alla finestra, ma nervosi

In sintesi, l’Asia resta ferma in superficie ma ribolle sotto il pelo dell’acqua. La Cina mostra polso e prudenza, il Giappone entra in una fase di incertezza politica con possibili ricadute monetarie, mentre le altre valute si muovono di riflesso.

Gli investitori guardano a due date chiave: il 1° agosto, scadenza minacciata da Trump per una nuova offensiva tariffaria, e il board autunnale della Bank of Japan, che potrebbe decretare la fine definitiva dell’era dei tassi negativi.

Nel frattempo, l’unica certezza è l’attesa. E l’attesa, nei mercati, è già una forma di instabilità.

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