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Massimo Troisi, il ritorno tra la sua gente

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Massimo Troisi, il ritorno tra la sua gente

San Giorgio a Cremano lo ricorda nel giorno del suo compleanno, la stessa comunità che un tempo lo sostenne con una colletta per curarsi. Oggi lo celebra come un figlio che non se n’è mai andato. San Giorgio a Cremano non ha mai dimenticato Massimo Troisi. Oggi, nel giorno del suo 72° compleanno, la sua città lo celebra con una serata speciale, ripercorrendo il legame profondo che lo univa a Pino Daniele. Ma dietro gli applausi e i tributi ufficiali c’è qualcosa di più: il rapporto indissolubile tra Troisi e la sua gente, quella che lo vide crescere, che lo sostenne quando ancora il mondo non sapeva chi fosse.

Massimo Troisi, il ritorno tra la sua gente

Negli anni Settanta, quando Massimo iniziava a farsi conoscere con il gruppo La Smorfia, la sua salute era già fragile. Soffriva di un grave problema cardiaco e per curarsi avrebbe dovuto sottoporsi a un intervento costoso negli Stati Uniti. Non era ancora il Troisi di Ricomincio da tre, non era ancora l’icona di un cinema in cui l’ironia si mescolava alla malinconia. Era un ragazzo di San Giorgio con un talento enorme e un cuore che aveva bisogno d’aiuto. Così il quartiere si mosse. Gli amici, i vicini, i commercianti, la comunità intera raccolse il denaro necessario per permettergli di partire. Troisi non dimenticò mai quel gesto. Forse è anche per questo che, nonostante il successo, non si allontanò mai davvero dalle sue radici.

Oggi San Giorgio a Cremano gli restituisce quell’affetto, trasformandolo in memoria viva. L’evento di questa sera, "È nata una stella", non sarà solo un omaggio alla sua arte e alla sua amicizia con Pino Daniele, ma un modo per dire che Massimo è ancora qui. Non nei monumenti, non nelle celebrazioni di circostanza, ma nelle parole, nei gesti, in quel senso di appartenenza che ha sempre raccontato nei suoi film.

La filmografia: un racconto inconfondibile

Massimo Troisi ha lasciato un segno indelebile nel cinema italiano con pochi, ma straordinari film. Ogni suo lavoro è un pezzo di sé, una traccia del suo sguardo sul mondo, ironico e malinconico, leggero e profondo insieme. Ricomincio da tre (1981) – Il debutto alla regia, un successo straordinario. Gaetano, un ragazzo del Sud che prova a reinventarsi altrove, è già un manifesto del suo cinema. Scusate il ritardo (1983) – Un ritratto dolceamaro della fragilità maschile e dei rapporti umani, con Lello Arena e Giuliana De Sio. Non ci resta che piangere (1984) – La leggenda. L’incontro con Roberto Benigni, un viaggio surreale nel tempo, tra Leonardo da Vinci e la scoperta dell’America. Le vie del Signore sono finite (1987) – Più maturo, più amaro, con una riflessione profonda sulla libertà e sulle contraddizioni della vita. Splendor (1989) – Diretto da Ettore Scola, un film sull’amore per il cinema, con Marcello Mastroianni. Che ora è (1989) – Ancora con Mastroianni, ancora con Scola. Un padre e un figlio, due generazioni a confronto. Il viaggio di Capitan Fracassa (1990) – Avventura e teatro, in un film diretto da Scola con un cast straordinario. Pensavo fosse amore... invece era un calesse (1991) – La sua ultima regia, un’analisi dell’amore che sfida i luoghi comuni della commedia romantica. Il Postino (1994) – L’ultimo, il testamento artistico. Troisi lo girò nonostante la malattia, dando vita a uno dei film più poetici della storia del cinema. Morì poche ore dopo la fine delle riprese.

Troisi non c’è più da trent’anni, ma la sua voce, le sue pause, i suoi gesti continuano a parlarci. A San Giorgio a Cremano, a Napoli, ovunque il suo cinema abbia lasciato un sorriso e una malinconia difficile da spiegare. Ma che tutti, in fondo, sentiamo.

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