John Grisham - I ragazzi di Biloxi - La Legge diventa confine e divide due amici

- di: Diego Minuti
 
C'è una cosa che nei romanzi di John Grisham si ripete, sistematicamente e che, però, non rischia di cadere nella monotonia del dejà vu: la perfezione geometrica del racconto, in cui tutto va esattamente al suo posto. Senza quelli che, quando si parla di un film, sono i buchi della sceneggiatura, ovvero quando per strada si perdono un personaggio, una porzione del racconto, un riferimento marginale.

La nostra biblioteca: John Grisham, I ragazzi di Biloxi

E' un modo di raccontare che Grisham ha fatto suo sin dagli esordi, da quando, con ''Il momento di uccidere'', ebbe il coraggio di ribaltare canoni e stereotipi, facendo il centro della sua narrazione una bimba nera violentata da due ragazzi bianchi, uccisi dal padre della vittima nella convinzione che non avrebbe avuto giustizia. Dall'uscita di quel romanzo sono passati 33 anni, in cui Grisham ha sfornato decine di libri, tutti o quasi con il medesimo successo (e quanti film da essi sono stati tratti), anche se altri scrittori americani hanno cercato di scalzarlo dalla vetta del genere legal thriller.

Ora, con ''I ragazzi di Biloxi'' (Mondadori - pag.432 - 21,85 euro), Grisham aggiunge un altro potenziale successo, con il racconto di una amicizia giovanile che la vita fa virare in una personale guerra per la sopravvivenza. E' il tema tradizionale di una amicizia violata, di un ambiente familiare che condiziona al punto di creare barricate che impongono di fare una scelta, anche a costo di spezzare un rapporto forte, di due ragazzi che avrebbero potuto diventare fratelli e che indossano poi gli abiti dei rivali. Uno perché ha scelto di restare dentro la Legge, diventandone un difensore; l'altro perché non riesce a sottrarsi alle sabbie mobili degli insegnamenti familiari di chi, invece, ha creduto nella violenza e nell'illegalità. Il tutto in uno scenario, quello del Sud degli Stati Uniti, dove tutto sembra muoversi lentamente e grazie alla cifra narrativa dell'autore porta quasi a sentire il cantilenante modo di parlare, di atteggiarsi, di camminare. Tutto raccontato con apparente stringatezza, perché, poi, ci si accorge che in quello che Grisham descrive non ci sono vuoti o facili soluzioni discorsive, perché tutto è visto con gli occhi di chi quelle realtà ha vissuto.


I due protagonisti si chiamano Keith Rudy e Hugh Malco, che inizialmente potrebbero passare per gemelli: stessa origine (sono immigrati, anche se è imperfetta questa definizione, di terza generazione, dopo che i loro nonni arrivarono nel Mississippi dalla Croazia), stesse passioni (cos'altro se non il baseball?), stesse pulsioni. Ma l'humus sul quale ciascuno pianta i semi del proprio futuro è diverso, antitetico, ostile. Entrambi, quando la giovinezza sta facendosi da parte, seguono le orme della famiglia, Keith al di qua della Legge, Hugh lontano da essa.
Qualcuno, de ''I ragazzi di Biloxi'', ha parlato come di un romanzo shakespeariano, per le atmosfere cupe che circondano i protagonisti che, pronti sempre a guardarsi dentro, non trovano alternative a quanto essi stessi hanno deciso per loro. Ma, chi conosce Grisham e non da ora, può tranquillante definire ''I ragazzi di Biloxi'' come un prodotto perfetto, per chi ama questo genere. E per chi non lo amasse, la sua lettura resterà gradevole, come la sensazione, a ultima pagina scorsa e a libro chiuso, di avere vissuto dove l'amicizia e l'odio tra Keith e Hugh sono nati, per portarli al drammatico epilogo, della loro storia e della loro vita.
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