Frascati si è svegliata nel fumo e nella paura. Nella notte tra domenica e lunedì, un vasto incendio ha distrutto 17 auto parcheggiate all’interno di una concessionaria Tesla, alle porte di Roma. Le fiamme si sono alzate improvvisamente attorno alle 2 del mattino, visibili a chilometri di distanza. I vigili del fuoco sono intervenuti per domare l’incendio e mettere in sicurezza l’intera area, ma quando le squadre sono arrivate sul posto, buona parte del piazzale era già devastata.
Incendio nella concessionaria Tesla a Frascati: in fiamme 17 auto, Musk parla di terrorismo
Gli investigatori della procura di Velletri non hanno dubbi: l’incendio è quasi certamente doloso. Sono stati trovati segni di effrazione nella recinzione esterna e tracce di acceleranti chimici nei pressi dei veicoli dati alle fiamme. Al momento nessuna rivendicazione, ma le autorità non escludono alcuna pista. La polizia sta visionando le immagini delle telecamere di sorveglianza e nelle prossime ore sentirà i dipendenti della concessionaria per ricostruire gli ultimi movimenti prima del rogo.
La reazione di Elon Musk e le accuse di terrorismo
A far salire ancora di più la tensione sono state le parole di Elon Musk. Il fondatore di Tesla, informato dell’incendio, ha commentato sui social definendo quanto accaduto “un atto di terrorismo contro la nostra azienda e contro l’innovazione”. Un’accusa pesante, che ha immediatamente acceso il dibattito pubblico e scatenato reazioni politiche. Musk ha aggiunto che “l’odio contro Tesla e contro il cambiamento sta diventando una minaccia reale, non solo in America, ma anche in Europa”.
Il ministro Salvini: “Odio ingiustificato, piena fiducia nella magistratura”
Le parole di Musk sono state rilanciate anche dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, che ha parlato di “un odio ingiustificato verso chi investe e innova”. Salvini ha chiesto che venga fatta piena luce sull’accaduto e ha invitato a non sottovalutare “i segnali di intolleranza verso il progresso e verso chi porta lavoro e sviluppo nel nostro Paese”. Anche il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha espresso solidarietà e fiducia nell’operato della magistratura.
Il contesto: tensioni, vandalismi e campagne contro Tesla
Non è la prima volta che Tesla finisce nel mirino in Italia e in Europa. Negli ultimi mesi si sono moltiplicati gli episodi di vandalismo contro concessionarie e showroom, soprattutto in Germania e in Francia, spesso accompagnati da scritte contro la “gentrificazione verde”, l’impatto ambientale delle batterie e le politiche aggressive della multinazionale americana. Anche in Italia, alcune frange di ambientalismo radicale e di antagonismo urbano hanno più volte contestato l’azienda di Musk, accusandola di promuovere un modello di mobilità elitario e invasivo.
Un segnale che allarma gli investitori e le istituzioni
L’incendio di Frascati arriva in un momento delicato per il mercato dell’auto elettrica. I dati degli ultimi mesi mostrano un rallentamento nelle vendite in Europa e un crescente scetticismo da parte di consumatori e governi sulle reali potenzialità della transizione green. In questo contesto, episodi come quello di ieri rischiano di trasformarsi in detonatori di tensioni più ampie, tra chi vede nell’auto elettrica il simbolo di un futuro sostenibile e chi la considera il segno di un sistema che esclude, divide, cancella.
Un’indagine che si annuncia lunga e complessa
Gli inquirenti dovranno ora capire chi ha appiccato l’incendio e perché. Se si tratta di un gesto isolato o dell’azione di un gruppo organizzato. Ma al di là dell’indagine penale, resta l’immagine di 17 auto in fiamme nella notte romana, simbolo di un conflitto sotterraneo che attraversa la società italiana e europea: tra innovazione e paura, tra progresso e rabbia sociale.