Scioglimento gruppi neofascisti: Landini scrive a Draghi, tirandolo per la giacchetta

- di: Redazione
 
Il tema dello scioglimento di gruppi neofascisti ritorna ciclicamente all'attenzione del Paese quando - come purtroppo comincia ad essere abbastanza frequente - gruppi di estrema destra firmano azioni tristemente eclatanti. Un tema, come detto, che è sentito (non con la stessa intensità da parte di tutti, ma questo è normale), ma la cui soluzione non è che registri una unanime convergenza. In ogni caso, di questo problema s'è fatto il centro di dibattiti e richieste dopo l'assalto alla sede nazionale della Cgil e al Pronto soccorso del Policlinico Umberto I di Roma, guidati - secondo la magistratura - da esponenti di Forza Nuova, oltre che da pseudo-movimenti no vax.

Scioglimento dei gruppi neofascisti: Landini scrive a Draghi

Tutti - dibattiti e richieste - rimasti ancora in ambito di semplice confronto. In ogni caso, il presidente del consiglio, Mario Draghi, ha annunciato la creazione di un gruppo di studio, il cui lavoro non è ancora noto.
Tutta questa premessa è necessaria per cercare di interpretare l'iniziativa di oggi del segretario nazionale della Cgil, Maurizio Landini, che si è rivolto direttamente a Draghi per chiedere che il governo, ''per salvare l'Italia'', si intesti immediatamente la decisione di sciogliere le formazioni neofasciste o neonaziste. Un argomento che Landini ritiene ''improcrastinabile'' e che è previsto dalla specifica disposizione della Costituzione e anche dalla legge Scelba del 1952.

Ma, a leggere la missiva di Landini a Draghi, si colgono aspetti squisitamente politici perché, premettendo che lo scioglimento ''è da anni richiesto da un vasto arco di forze'', il segretario della Cgil aggiunge che il dibattito è ''ad oggi senza risultato'', nei fatti coinvolgendo anche l'esecutivo in carica in un generico appunto di mancata ricorso agli strumenti legislativi per agire contro neofascisti e neonazisti.
Nella lettera c'è un doveroso riferimento ai ''ripetuti attacchi alla libertà di informazione che sono giunti fino all’aggressione a coloro che esercitano il diritto di cronaca'', con azioni anche violente contro giornalisti e cineoperatori. Landini fa anche appello all'Unione Europea, da cui si reclamano più efficaci ''azioni di contrasto contro questi comportamenti che tentano di minare alla base i consessi democratici dei singoli Paesi''.

Il punto dove nella lettera di Landini si intuisce una deriva dichiaratamente politica è dove, ricordata la costituzione del gruppo di studio sulla tematica dello scioglimento delle organizzazioni neofasciste, si sottolinea, non certo accidentalmente, al fatto che non si è ''a conoscenza del lavoro svolto da tale gruppo, ma ci teniamo a sottolineare la cristallina chiarezza del secondo comma dell’art. 3 della legge Scelba ove, in merito a tali organizzazioni, si afferma che nei casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo deve adottare il provvedimento di scioglimento e di confisca dei beni mediante decreto-legge''.

Quindi Landini non si limita a sollevare il problema, con una precisa richiesta, quanto pone Draghi in una posizione che certo il premier non vuole avere: quello di un presidente eletto per risolvere problemi essenzialmente economici e che invece viene tirato in ballo per una faccenda che è politica, in prima battuta, e anche ideologica. Non crediamo ci sia da dubitare sugli alti valori democratici che distinguono la sfera personale di Mario Draghi, ma chiedergli un atto squisitamente politico - come quello di impegnare, con il suo prestigio, tutto il governo su questa vicenda - potrebbe essere inteso come un tentativo di chiedergli di accreditarsi appunto politicamente.

Diamo per scontato che l'intento di Landini sia veramente quello di fare tornare alta l'attenzione su fenomeni eversivi il cui potenziale pericolo è stato sottovalutato. Ma chiedere l'intervento di Draghi ha forse sbagliato destinatario, che in questo momento, prima ancora del governo, è l'insieme dei partiti presenti in Parlamento, anche se senza unanimismo. Perché una decisione come quella di sciogliere un partito deve essere conseguenza di un dibattito e non di un provvedimento d'imperio di un ristretto numero di persone che rappresentano il Paese, ma che, nel caso del governo in carica, è composto essenzialmente da tecnici, con le loro personali convinzioni.

C'è poi un altro ragionamento da fare e riguarda la tempistica dell'iniziativa di Landini, che comunque può sempre sostenere che non ci sono stagioni dove, più di altre, si può parlare dei valori della democrazia, quella vera e non quell'insieme confuso di temi e argomentazioni cui spesso si fa riferimento senza nemmeno sapere di cosa si parla. Il Paese in questo momento, in attesa che il Pnrr si espanda dalla fase progettuale a quella dell'attuazione, ha bisogno di parlare di economia, di buste paga, di tutela del lavoro e della sicurezza dei suoi luoghi, di prezzi che lievitano e di bollette che si gonfiano. Certo, esiste il pericolo che alcune ideologie, strumentalmente usate per mostrarsi amichevoli e generose, possano fare breccia nello sconforto di chi non sa come barcamenarsi per fare mangiare la propria famiglia. Il fatto che Landini faccia balenare questo è perfettamente lecito e ci sarebbe da augurarsi che non sia l'ultimo a chiedere di difendere la democrazia e con essa la libertà, che è bene universale.

Ma forse, e lo diciamo con il massimo rispetto per Maurizio Landini e per le sue battaglie, spesso solitarie, una lettera del genere è a rischio d'essere interpretata (come abbiamo fatto noi) e questo la rende meno forte.
Il Magazine
Italia Informa n° 2 - Marzo/Aprile 2022
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