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Gedi verso Grecia: la sfida che travolge l’editoria italiana

- di: Vittorio Massi
 
Gedi verso Grecia: la sfida che travolge l’editoria italiana
La trattativa con il gruppo Antenna accelera, la politica osserva, i giornalisti insorgono e il futuro di Repubblica e La Stampa resta appeso.

Gedi Gruppo Editoriale – la casa di quotidiani come La Repubblica e La Stampa, delle principali radio nazionali e delle attività digitali – è al centro di una delle operazioni più rilevanti del 2025 nel panorama editoriale italiano. Il gruppo, controllato dall’holding Exor della famiglia Agnelli-Elkann, è in trattativa esclusiva con il greco Antenna Group, guidato dall’armatore Theodore (Theo) Kyriakou, per la cessione di buona parte degli asset editoriali.

La trattativa: Antenna avanti, Del Vecchio non molla

La negoziazione con Antenna Group riguarda principalmente Repubblica, le radio (Radio Deejay, Radio Capital, Radio m2o) e le attività digitali del gruppo, con un’offerta in ballo di circa 140 milioni di euro.

Negli ultimi giorni, Leonardo Maria Del Vecchio, attraverso il suo family office Lmdv Capital, ha presentato un’offerta pari alla stessa cifra per l’intero gruppo, inclusi i quotidiani, che è stata però respinta dai vertici di Exor. Del Vecchio ha dichiarato di considerare quell’investimento «un gesto d’amore verso l’Italia» e di essere pronto ad aumentare l’offerta, sottolineando il valore dell’informazione autorevole e indipendente per il futuro democratico del paese.

Secondo Radiocor, Gedi e Antenna avrebbero già prorogato di altri due mesi il periodo di esclusiva con il gruppo greco per definire i dettagli dell’operazione, che potrebbe concludersi nei primi mesi del 2026.

Repubblica e La Stampa: cronaca di un dissenso

L’annuncio della possibile vendita ha scatenato una forte reazione nelle redazioni. A La Stampa i giornalisti hanno proclamato lo sciopero e sospeso l’aggiornamento del sito e l’uscita in edicola per il giorno dell’11 dicembre, riunendosi in assemblea permanente per protesta contro la mancanza di garanzie sul futuro occupazionale e sul profilo editoriale della testata.

Parallelamente, anche i colleghi di Repubblica hanno dichiarato l’inizio dello stato di agitazione permanente, annunciando la sospensione della partecipazione alle attività editoriali non essenziali. I comitati di redazione sottolineano l’assenza di un piano industriale chiaro da parte di Antenna e la preoccupazione per l’identità culturale e politica della testata.

Una controversia che coinvolge politica e società

La vendita non è solo una questione economico-industriale, ma ha investito anche la politica italiana. Parole di preoccupazione sono arrivate da esponenti dell’opposizione per i rischi sul pluralismo e sull’occupazione, mentre il governo guidato da Giorgia Meloni ha dichiarato di seguire la situazione con attenzione senza interferire direttamente.

Sul fronte istituzionale, si è discusso anche del possibile uso della golden power – uno strumento che permette allo Stato di tutelare asset considerati strategici – soprattutto per proteggere livelli occupazionali e indipendenza delle testate. Tuttavia, alcuni membri della maggioranza hanno espresso dubbi sull’opportunità di attivarlo.

Interpretazioni e scenario futuro

Alla luce delle difficoltà economiche registrate da Gedi negli ultimi anni, con perdite nei segmenti tradizionali della stampa, la vendita appare un tentativo di razionalizzazione dell’impero editoriale controllato da Exor. La scelta di continuare con Antenna, nonostante l’offerta parallela di Del Vecchio, riflette probabilmente una volontà di puntare su un rilancio internazionale e sulla diversificazione digitale.

Se l’operazione dovesse andare in porto, per La Stampa potrebbe profilarsi una vendita separata a società come NEM (editori di testate locali), mentre la governance complessiva dell’insieme di testate passerà nelle mani di un gruppo straniero. 

L’affare Gedi non è solo una cessione di asset: è una partita che accende riflessioni profonde sul futuro dell’informazione in Italia, sull’identità culturale dei media nazionali e sul ruolo degli editori stranieri. Nel frattempo, giornalisti, politici e cittadini osservano con attenzione gli sviluppi di una vicenda destinata a segnare la storia dell’editoria italiana.

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