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Fmi avverte l’Italia: “Avanti con le riforme, ma dazi e nascite minacciano la crescita”

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Fmi avverte l’Italia: “Avanti con le riforme, ma dazi e nascite minacciano la crescita”
Il Fondo Monetario Internazionale ha concluso la sua missione annuale in Italia nell’ambito dell’Articolo IV con un giudizio prudente: i conti pubblici sono migliorati, ma non basta. Secondo il report finale, il deficit si è dimezzato rispetto ai valori critici registrati durante la pandemia, ma il debito rimane troppo alto e il paese non può permettersi di rallentare sul fronte delle riforme. La fotografia macroeconomica scattata dagli ispettori del Fondo mostra segnali di ripresa, ma anche un quadro strutturale fragile, reso ancora più incerto dai venti protezionistici globali e dal rapido invecchiamento demografico.

Fmi avverte l’Italia: “Avanti con le riforme, ma dazi e nascite minacciano la crescita”

Il primo rischio messo in evidenza dal Fmi riguarda il ritorno delle politiche tariffarie, in particolare dopo la reintroduzione di dazi da parte degli Stati Uniti guidati da Donald Trump. Il rallentamento del commercio globale, già visibile nei dati sull’export italiano, rischia di penalizzare fortemente un’economia come quella italiana, fortemente orientata all’interscambio internazionale. Il secondo elemento critico è la demografia: la bassa natalità e l’invecchiamento della popolazione riducono la base attiva, pesano sul welfare e pongono interrogativi sulla sostenibilità futura del debito.

Industria e fiducia: segnali misti dai dati interni

Sul fronte interno, i segnali sono contrastanti. L’Istat segnala una ripresa della fiducia di imprese e famiglie, in parte sostenuta dalla moderazione dell’inflazione e da un lieve miglioramento occupazionale. Anche Federmeccanica parla di “ripresa flessibile”, ma il fatturato dell’industria continua a calare, così come i volumi dell’export in settori strategici come il manifatturiero e l’automotive. Gli esperti del Fmi esortano il governo a non interpretare i dati positivi come un via libera per allentare la disciplina di bilancio: servono politiche mirate alla produttività e alla crescita di lungo periodo.

L’invito a non fermare la spinta riformatrice

Nel documento finale, il Fmi elogia alcuni passaggi del Pnrr e riconosce l’impatto positivo delle riforme già avviate in materia di giustizia civile, transizione digitale e semplificazione amministrativa. Tuttavia, invita il governo a rafforzare l’impegno sulle riforme del mercato del lavoro e sulla formazione, in particolare in un contesto di trasformazione tecnologica accelerata. Il messaggio è chiaro: senza un miglioramento strutturale della produttività e dell’inclusione lavorativa, anche i risultati positivi sul fronte della finanza pubblica rischiano di essere temporanei.

Il monito sul debito e l’occasione del 2025

Il 2025 è indicato dal Fmi come un anno-chiave per l’Italia. Se la traiettoria della spesa pubblica non verrà corretta con interventi strutturali, il rapporto debito/Pil potrebbe tornare a crescere. La revisione del Patto di stabilità europeo e le nuove regole di bilancio comunitarie offrono un margine di flessibilità, ma anche un quadro più stringente nel medio termine. L’Italia – conclude il Fondo – deve approfittare della finestra temporale ancora favorevole per consolidare i propri conti e rilanciare gli investimenti produttivi, altrimenti rischia di trovarsi impreparata di fronte a nuove crisi sistemiche.
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