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Famiglie italiane più ricche, ma a passo lento: il divario con l’Europa si allarga

- di: Alberto Venturi
 
Famiglie italiane più ricche, ma a passo lento: il divario con l’Europa si allarga

Le famiglie italiane continuano ad accumulare ricchezza, ma lo fanno a una velocità nettamente inferiore rispetto ai principali partner europei. È il dato che emerge dall’analisi della Cisl sui numeri della Banca Centrale Europea, che fotografa un rallentamento strutturale della crescita patrimoniale italiana nel confronto con il resto dell’area euro.

Famiglie italiane più ricche, ma a passo lento: il divario con l’Europa si allarga

Tra dicembre 2012 e giugno 2025 la ricchezza complessiva delle famiglie in Italia è aumentata del 20,6%. Nello stesso periodo, la Francia ha registrato un incremento del 45,1%, mentre la Germania ha più che raddoppiato la ricchezza familiare, con un balzo del 108,2%. La media dell’area euro si attesta al 66,2%, più del triplo rispetto alla performance italiana.

Una crescita che non tiene il passo
Il dato non segnala una contrazione, ma una perdita di velocità. In poco più di dodici anni, l’Italia resta indietro rispetto a economie che hanno beneficiato in modo più marcato della ripresa post-crisi finanziaria, delle politiche monetarie espansive e dell’aumento del valore degli asset, in particolare immobiliari e finanziari.
Secondo la Cisl, il problema non è congiunturale ma strutturale. La ricchezza cresce poco perché crescono poco i redditi, perché l’occupazione resta fragile e perché la composizione patrimoniale delle famiglie italiane è sbilanciata verso attività meno dinamiche.

Il peso degli immobili e la debolezza finanziaria
A differenza di Germania e Francia, dove la crescita patrimoniale è stata sostenuta anche dall’espansione degli investimenti finanziari, in Italia la ricchezza resta fortemente ancorata al mattone. Un patrimonio immobiliare che negli ultimi anni ha registrato rivalutazioni limitate e disomogenee sul territorio, incapaci di compensare l’inflazione e l’aumento del costo della vita.
In parallelo, la minore partecipazione ai mercati finanziari ha ridotto la capacità delle famiglie italiane di beneficiare dei cicli espansivi che hanno caratterizzato l’ultimo decennio, soprattutto dopo la pandemia.

Redditi stagnanti e risparmio sotto pressione
Un altro elemento chiave è l’andamento dei redditi da lavoro. La crescita salariale in Italia è rimasta inferiore alla media europea, comprimendo la capacità di accumulo. Negli ultimi anni, inoltre, una parte consistente dei risparmi è stata utilizzata per fronteggiare l’inflazione, con un effetto diretto sull’incremento della ricchezza netta.
Il risultato è un progressivo indebolimento del tradizionale modello italiano basato sull’alto risparmio privato. Le famiglie non si impoveriscono in senso assoluto, ma smettono di rafforzarsi.

Il confronto europeo
Il confronto con Francia e Germania evidenzia strategie economiche diverse. Berlino beneficia di un mercato del lavoro più solido, di salari più dinamici e di una maggiore esposizione agli strumenti finanziari. Parigi, pur con criticità fiscali, ha sostenuto la domanda interna e gli investimenti, favorendo una crescita più equilibrata della ricchezza familiare.
L’Italia, invece, resta intrappolata in una dinamica di bassa crescita, dove l’aumento nominale della ricchezza non si traduce in maggiore benessere reale.

Le implicazioni sociali
Secondo la Cisl, il rallentamento dell’accumulazione patrimoniale ha conseguenze dirette sull’equità sociale. La ricchezza cresce meno e si concentra di più, ampliando le disuguaglianze. Le famiglie più giovani e quelle con redditi medio-bassi faticano ad accumulare patrimonio, mentre la distanza generazionale aumenta.

Una questione di politiche
Il dato solleva interrogativi sulle politiche economiche. Senza un recupero dei redditi, un rafforzamento dell’occupazione stabile e strumenti che favoriscano l’accesso a forme di risparmio e investimento più efficienti, il divario con l’Europa rischia di consolidarsi.
La fotografia scattata dalla Cisl sui dati Bce racconta dunque un Paese che cresce, ma lentamente, e che vede ridursi la propria capacità di trasformare la ripresa macroeconomica in benessere diffuso. In un’Europa che accelera, l’Italia resta in corsia di sorpasso, con il rischio di accumulare un ritardo sempre più difficile da colmare.

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