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Usa: rosso per i conti dello Stato di New York e della Grande Mela

- di: Brian Green
 
Pensare che negli Stati Uniti il Covid-19 stia infliggendo colpi durissimi all'economia è quasi scontato vedendo - al di là dell'ottimismo che sembra sprizzare dalle dichiarazioni di Donald Trump, che deve pure puntellare su qualcosa la sua campagna elettorale - i dati che sottolineano che la crisi è ancora profondissima e che ci vorrà parecchio tempo per raddrizzare i conti.

Ma ci sono altre ''crisi' che sfuggono all'occhio della maggior parte dei lettori non americani, non certo perché i media dell'altro lato dell'Oceano cerchino di minimizzare. Ma solo perché, per assurdo che possa apparire, se alcuni tracolli economici riguardano una determinata porzione dell'America, l'informazione a stelle e strisce pensa che interessi solo chi vi abita.

Per questo è pressoché passata inosservata in Europa la crisi gravissima che sta attanagliando New York, indicando con questa denominazione la Grande Mela, ma anche lo Stato omonimo.
E non si creda che tutto derivi dal corona virus, perché i tagli che sono stati decisi all'Istruzione sono conseguenza di un'altra crisi sanitaria, quella provocata da un virus quasi dimenticato, il Sars-CoV-2, insomma la ''vecchia'' Sars che ormai, sotto i colpi mediatici del Covid-19, sembra essere stata messa in un cantuccio della memoria collettiva.

Come, però, non hanno potuto fare gli studenti di Albany, la piccola capitale dello Stato di New York, che non sono tornati a scuola, alla data tradizionale della riapertura delle aule, e che seguiranno i loro corsi su Internet.
Questo perché la contea di Albany ha dato parere positivo, davanti ai numeri in rosso del bilancio, al licenziamento di 222 unità del mondo dell'istruzione, tra insegnanti e dipendenti amministrativi. Con il risultato che le istituzioni scolastiche sono state costrette a rinunciare all'insegnamento in presenza, per adottare quello a distanza.

La decisione della contea di Albany è comunque conseguenza di quella del governatore, il democratico Andrew Cuomo, di tagliare fino al 20% i sussidi dello Stato di New York (19,5 milioni di abitanti) alle scuole.
Quindi, commentano in queste ore i media della costa nord-orientale degli Stati Uniti, le crisi in atto sono ormai tre: la prima, più d'attualità perché sanitaria, è quella legata alla pandemia di Covid-19; la seconda, conseguenza della prima, è quella che ha messo in ginocchio l'economia; la terza è quella finanziaria, ancorché profondissima, che colpisce lo Stato di New York e la Grande mela.

Lo Stato di New York ha registrato, nel giro di due anni, perdite per 14,5 miliardi di dollari (pari a circa 12,3 miliardi di euro, a fronte di un bilancio annuale di 177 miliardi di dollari). La città di New York di miliardi di dollari ne ha persi 9, su un budget annuale di 89 miliardi di dollari.
I media, locali e nazionali, non hanno nemmeno pensato di nascondere o ridimensionare queste evidenze, cercando di trovare delle analogie con un passato recente dalla quali magari trarre un pizzico di speranza che la crisi finisca.

Così, alla fine di agosto, il Wall Street Journal, titolava "New York City sta affrontando la peggiore crisi di bilancio dagli anni '70".
Il paragone era con gli anni in cui la Grande Mela era una città abbandonata a sé stessa, inondata da droga, violenza di strada e criminalità (che fu humus ideale per il 'Law and order' di Rudy Giuliani) e che pagava un pesantissimo pedaggio al processo di deindustrializzazione in atto nel Paese.

Tanto che, per affrontare le spese correnti, la città di New York, tecnicamente fallita da un punto di vista amministrativo, dal 1975 (e per i dieci, lunghissimi anni successivi) fu costretta a mettere sotto supervisione dello Stato il bilancio cittadino. Ci volle il liberismo ''scatenato'' dalle misure adottate dall'allora presidente Ronald Reagan, perché, a metà degli anni '80, la finanza ed il mercato immobiliare registrassero un vero e proprio boom, che di fatto diede il via al rinascimento della città.
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