• Tutto con Bancomat. Scambi denaro, giochi ti premi.
  • Esprinet molto più di un distributore di tecnologia

Prezzi su, consumi giù: gli italiani mettono da parte il futuro

- di: Marta Giannoni
 
Prezzi su, consumi giù: gli italiani mettono da parte il futuro
Cresce il reddito, ma il carrello pesa: inflazione, tasse e incertezze frenano la spesa. Aumentano i risparmi, ma il Paese rallenta.

L’Italia risparmia, ma non decolla

Nel primo trimestre del 2025 le famiglie italiane guadagnano di più, ma spendono di meno. I nuovi dati Istat certificano una dinamica evidente: nonostante il reddito disponibile sia aumentato dell’1,8% rispetto al trimestre precedente, la spesa per consumi si è fermata a un +1,2%. Tradotto: cresce la prudenza, si consolida la tendenza al risparmio, che sale al 9,3% (+0,6 punti percentuali), e si frena quella propensione al consumo che dovrebbe trainare l’economia.

Il potere d’acquisto tiene (+0,9%), ma è interamente eroso da un’inflazione che rialza la testa, complice il caro prezzi su alimentari, casa e beni di prima necessità. Una situazione che allarma consumatori e imprese, mentre le famiglie sembrano sempre più arroccate nella logica del “mettere da parte”.

Un Paese che incassa, ma non investe nel presente

Se da un lato il tasso di investimento delle famiglie resta fermo all’8,9%, dall’altro lo Stato incassa. La pressione fiscale è salita al 37,3% (+0,5 punti su base annua). Ma a trainare le entrate non sono i salari: l’Irpef sulle ritenute da lavoro dipendente è calata dello 0,4%, mentre crescono le entrate da mercati finanziari, dividendi e fondi pensione.

Il gettito complessivo aumenta del 3,7% (+7 miliardi di euro), ma l’effetto non si traduce in una spinta ai consumi. Secondo Confesercenti, “il recupero dei redditi non si è ancora trasferito pienamente sui consumi”, con una spesa cresciuta solo del 2,3% su base annua, contro un +3,1% del reddito disponibile. Una distanza che si allarga e che lascia intendere una perdita di fiducia strutturale nel futuro prossimo.

L’inflazione nascosta nel carrello

Tra le principali cause del freno alla spesa, c’è una voce chiara nel paniere Istat: il “carrello della spesa”, che comprende alimentari e beni essenziali. A giugno 2025, l’inflazione su questi beni è salita dal +2,7% al +3,1%. I beni alimentari da soli segnano un +3,5%, in netta accelerazione.

Le associazioni dei consumatori lanciano l’allarme. Federconsumatori calcola che una famiglia tipo dovrà affrontare una spesa aggiuntiva di oltre 535 euro, di cui 174 solo per l’alimentare. L’Unione Nazionale Consumatori parla di “spese obbligate che spingono l’inflazione e penalizzano le fasce più deboli”. Il Codacons prevede una “stangata estiva” da inflazione, soprattutto su viaggi e vacanze.

Le incertezze che bloccano la ripartenza

Secondo Confcommercio, l’Italia ha urgente bisogno di fiducia economica: “Senza una ripresa dei consumi, l’economia nazionale non potrà accelerare”. È necessaria una maggiore stabilità macroeconomica e una politica fiscale che non penalizzi il potere d’acquisto delle famiglie.

L’atteggiamento delle famiglie si spiega anche con un contesto globale fragile: conflitti internazionali, tensioni geopolitiche, volatilità energetica e rallentamento della Germania spingono i cittadini italiani verso una scelta razionale ma rivelatrice: accumulare, anziché spendere.

È una dinamica che favorisce gli istituti di credito – i depositi bancari tornano a salire – ma che penalizza il commercio al dettaglio e i servizi legati a tempo libero, ristorazione e mobilità.

Un paese più ricco, ma più spaventato

Il paradosso del 2025 è evidente: gli italiani guadagnano di più, ma vivono come se temessero il peggio. Una diffidenza radicata, frutto di shock recenti e prospettive incerte. La ripresa post-inflazione tarda a consolidarsi anche per l’assenza di una strategia redistributiva strutturale.

I bonus mirati sono stati ritirati o ridotti, il cuneo fiscale non è stato abbattuto, e l’occupazione cresce solo nei settori a bassa intensità salariale. Il messaggio che arriva dagli italiani è chiaro: “meglio una riserva oggi che un rischio domani”. Ma un’economia senza fiducia è come un motore senza benzina: prima o poi si ferma.

Notizie dello stesso argomento
Trovati 120 record
Pagina
1
14/01/2026
La Bce: così l’Europa può neutralizzare i dazi di Trump
La Bce svela che ridurre anche di poco le barriere interne al mercato unico può compensare...
14/01/2026
Europa a due velocità, Milano in verde, Wall Street frena
Borse europee contrastate: Milano sale con TIM, Londra record, Parigi e Francoforte deboli...
14/01/2026
Taxi, l’Italia non può più aspettare: via il corporativismo
Sciopero taxi e polemiche: Occhiuto parla di protesta anacronistica. Per un Paese normale ...
14/01/2026
Stop temporaneo ai dazi sui fertilizzanti: taglio su ammoniaca e urea dal 2026
L’Unione europea prepara una mossa che può incidere sui costi dell’agricoltura
14/01/2026
Gruppo BEI-BNL BNP Paribas: 335 milioni a supporto delle imprese italiane, focus su Agroalimentare e Sud
Il Gruppo BEI, che comprende la Banca europea per gli investimenti  e il Fondo europeo per...
14/01/2026
Poste Italiane: sono oltre 16 milioni gli utenti della Super App P
Sono oltre 16 milioni gli utenti italiani che utilizzano "P", la Super App di Poste Italia...
Trovati 120 record
Pagina
1
  • Con Bancomat, scambi denaro, giochi e ti premi.
  • Punto di contatto tra produttori, rivenditori & fruitori di tecnologia