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Manovra/2 Banche, contributo da 10 miliardi: appello Abi al rispetto

- di: Jole Rosati
 
Manovra/2 Banche, contributo da 10 miliardi: appello Abi al rispetto

Le banche chiamate a partecipare alla manovra, l’Abi solleva una questione di tono.

(Foto: il presidente Abi, Antonio Patuelli).

Il mondo del credito è tornato a rivendicare il proprio ruolo nel panorama economico italiano. Con la prossima manovra economica in arrivo, le banche italiane si trovano al centro di un contributo stimato attorno ai 10 miliardi di euro nell’arco di tre anni, che, pur leggermente inferiore agli 11 miliardi inizialmente previsti, conferma l’impatto significativo del settore.

Da parte del presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, è giunto un messaggio chiaro e netto: le banche «devono fare il loro lavoro con un totale clima di serenità» e «meritano più rispetto».

Le misure previste e cosa cambia

Nel dettaglio, la manovra che è stata bollinata dalla Ragioneria dello Stato, pur apportando lievi adeguamenti rispetto alla prima bozza, mantiene sostanzialmente inalterato l’impianto destinato al settore bancario. :contentReference[oaicite:4]{index=4}

  • Il gettito previsto è di circa 4,11 miliardi di euro per il 2026, a condizione che le banche “liberino” i riserve accumulate negli anni precedenti (1,65 miliardi) ; l’importo per il 2027 è quasi identico e scende successivamente a 1,8 miliardi.
  • Viene stabilito un aumento dell’IRAP per le banche e le assicurazioni: dal 4,65 % al 6,65% per le banche e dal 5,90 % al 7,90 % per le assicurazioni nei periodi d’imposta a venire.
  • Restrizioni sulla deducibilità delle componenti negative legate a DTA, svalutazioni crediti e avviamento: ad esempio per il 2027 la deducibilità dell’avviamento passa dal 20,58 % all’8,22%

Insomma, non si tratta solo di una “tassa” straordinaria: si tratta di una ristrutturazione del carico fiscale e regolamentare sul sistema bancario nel suo insieme.

La reazione delle banche: non solo numeri, anche tono

Il richiamo di Patuelli ha un tono che va oltre i numeri: «Le banche hanno bisogno di maggior rispetto da parte di ciascuno». Nel suo intervento al Salone del Leasing, Patuelli ha dichiarato: “Per quello che riguarda il disegno di legge di Bilancio, quando sarà stampato dal ramo del Parlamento che lo esaminerà, cioè il Senato, ne prenderò visione e lo studierò in tutti i suoi combinati disposti… Seguirò con grande attenzione il dibattito parlamentare”.

Aggiungendo una nota di cautela: “Il margine di interesse è già in riduzione nel primo semestre 2025, le commissioni che difficilmente potranno eternamente produrre risultati in incremento”.

In sostanza: nonostante una buona salute complessiva degli istituti di credito (utili elevati, patrimonializzazione solida) si intravedono già segnali di tensione.

Il contesto macroeconomico: perché le banche temono il futuro

Non è soltanto una questione di carico fiscale: il contesto esterno sta generando preoccupazioni.

  • Secondo l’outlook Cerved-Abi 2025-27, il tasso di default delle imprese si attesterà al 2,9 % nel 2025, contro il 2,6 % del 2024, con picco previsto al 3 % nel 2026.
  • La debole crescita dell’Banca d’Italia stima un aumento del PIL italiano dello 0,6 % sia per il 2025 che per il 2026, con un contesto di domanda interna sotto pressione.
  • I dazi statunitensi sulle esportazioni italiane e le tensioni globali aumentano la vulnerabilità del sistema produttivo, con possibili ricadute sui crediti bancari.

Quindi: da un lato le banche sono chiamate a dare un contributo, dall’altro il loro “motore” - il finanziamento dell’economia reale - si trova in un momento di incertezza crescente.

Quali scenari si aprono?

Possiamo dire che si profilano due binari principali:

  • Consolidamento strutturale del contributo: le banche potrebbero essere parte integrante dei piani di stabilità fiscali e regolamentari, con un impatto a lungo termine su margini e costi operativi.
  • Aumento del rischio operazionale e di credito: se l’economia resta stagnante, le banche potrebbero trovarsi a gestire volumi maggiori di crediti deteriorati, con margini già in contrazione e pressioni normative peggiori.

Come ha detto Patuelli: “Le banche non sono un corno della fortuna che distribuisce abbondanza e utili e scansi i rischi”.

Un momento di equilibrio delicato

Il sistema bancario italiano sta attraversando un passaggio delicato: chiamato a partecipare attivamente al bilancio pubblico, ma anche chiamato a presidiare rischi che fino a pochi anni fa sembravano archiviati. Il richiamo al “rispetto” da parte dell’Abi non è un semplice slogan, ma appare come un segnale politico forte: non al piagnisteo, ma a un riconoscimento del ruolo delle banche come infrastruttura economica.

Per il governo, la sfida sarà riuscire a conciliare la necessità di risorse con il mantenimento di un sistema creditizio robusto e capace di accompagnare la ripresa. Per le banche, la sfida è trasformare questo con‐tributo in un salto di efficienza e valorizzazione del ruolo, senza essere penalizzate da un contesto con margini in calo e crescente rischio crediti.

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