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Deposito nucleare nel 2039: il governo decide senza intesa

- di: Jole Rosati
 
Deposito nucleare nel 2039: il governo decide senza intesa
Il ministro dell’Ambiente annuncia l’avvio entro 14 anni. Ancora incerti i siti, protestano i territori: “Non siamo la pattumiera d’Italia”.

Un piano atteso da decenni, ma il confronto con i territori è appena iniziato

Il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi italiani sarà realtà, ma non prima del 2039. È la previsione tracciata dal ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin (foto) durante un’audizione alla Commissione Ambiente della Camera.

“Orientativamente si ritiene che si possa prevedere per il 2029 il rilascio del provvedimento di autorizzazione unica e per il 2039 la messa in esercizio del deposito nazionale”, ha dichiarato Pichetto, precisando che “la decisione finale spetterà al Consiglio dei ministri in assenza di un’intesa con le Regioni”.

Una nuova mappa delle scorie: i territori sotto pressione

La nuova Carta nazionale delle aree idonee è ancora in attesa della Valutazione ambientale strategica. La bozza aggiornata ha indicato 51 siti potenzialmente idonei, con Lazio, Basilicata e Sardegna tra le regioni più coinvolte. Il numero definitivo è destinato a cambiare, ma le tensioni con i Comuni sono già accese.

Nel frattempo, esistono già oltre 32 mila metri cubi di scorie radioattive, pari a dieci piscine olimpioniche. Il 99% del combustibile nucleare irraggiato è stato inviato in Francia e Gran Bretagna, ma dovrà essere restituito. Le regioni più coinvolte oggi sono Lazio, Lombardia e Piemonte.

L’Italia delle scorie: 100 siti “invisibili” e nessun controllo centrale

Attualmente i materiali radioattivi sono stoccati in più di 100 mini-depositi dislocati in ex centrali, laboratori, impianti industriali e ospedali. Una rete frammentata, spesso ignota agli stessi cittadini coinvolti. “Sembra quasi che, in assenza del deposito nazionale, questi rifiuti non esistano. E invece sono già qui, vanno gestiti in totale sicurezza”, ha ammonito il ministro.

Proteste in Basilicata e Sardegna: “Ci ribelleremo di nuovo”

In Basilicata, l’associazione “Scanziamo le Scorie” ha ricordato la mobilitazione del 2003 contro il progetto a Scansano Jonico. “Se il progetto tornerà, ci troveranno pronti”, ha dichiarato l’associazione.

In Sardegna, il presidente del Consiglio regionale ha espresso un netto dissenso: “Abbiamo già dato e non accetteremo imposizioni”.

Un confronto (forzato) con le Regioni

Il piano prevede una pluralità di passaggi e confronti con i territori. Tuttavia, il ministro è stato chiaro: “In mancanza di accordo, sarà il Consiglio dei ministri a decidere, coinvolgendo anche il presidente della Regione interessata”.

Una clausola che alimenta le polemiche. “Così si aggira il confronto democratico”, ha attaccato l’opposizione, parlando di “gravi incertezze sulla capacità del governo di gestire i rifiuti del passato”.

L’Italia tra ritorno del combustibile e nucleare di quarta generazione

Il combustibile irraggiato inviato all’estero tornerà in Italia. Il ministro ha citato possibili rinegoziazioni con la Francia per l’utilizzo nei reattori di quarta generazione, ancora in fase sperimentale. Inoltre, si discute in sede UE di un deposito geologico comune per i rifiuti ad alta attività, soluzione ancora lontana nel tempo.

La credibilità in gioco

La gestione delle scorie non è solo una sfida tecnica, ma anche politica e culturale. Dopo anni di rinvii, servono trasparenza, coinvolgimento reale dei territori e chiarezza sulle scelte strategiche. Il rischio, altrimenti, è che il 2039 resti un’altra promessa disattesa, lasciando il Paese diviso tra chi subisce e chi rifiuta di decidere.

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