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Immigrati, via libera a 500mila ingressi. Ma sarà (ancora) un flop

- di: Bruno Coletta
 
Immigrati, via libera a 500mila ingressi. Ma sarà (ancora) un flop
Quote record nel nuovo decreto flussi, ma solo il 7,8% ottiene davvero il permesso: ecco perché il sistema rischia di nuovo l’insuccesso.

Il nuovo decreto flussi discusso in Consiglio dei ministri punta a regolarizzare l’ingresso di 500mila lavoratori stranieri nei prossimi tre anni (164.850 nel 2026, 165.850 nel 2027, 166.850 nel 2028), estendendo le quote a stagionali, non stagionali, colf e badanti.

Il contenuto del decreto

Il testo stabilisce precise ripartizioni:

  • 76.850 ingressi annui per lavori subordinati non stagionali o autonomi
  • 88–90 mila ingressi stagionali
  • 13.600–14.200 ingressi per colf e badanti
  • Quote preferenziali per lavoratori ad alta qualifica e provenienti da Paesi partner che informano sui rischi dell’immigrazione irregolare

Il principio guida è calibrare i flussi sul fabbisogno reale del mercato e sulla capacità di accoglienza a livello locale, favorendo i canali regolari e scoraggiando quelli illeciti.

Il nodo del fallimento operativo

L’ampiezza delle quote stride però con una dura realtà. Nel 2024 solo il 7,8 % delle quote assegnate si è concretizzato in permessi di soggiorno e lavoro regolare (9.331 domande su 119.890). Nel 2023 si era arrivati al 13 % (16.188 su 127.707).

Ancora peggio se si considerano i permessi effettivamente rilasciati un anno dopo il click day del 2023: solo il 7,5 % delle quote ha portato al rilascio effettivo.

Perché il sistema inceppa?

  • Tempi biblici nelle ambasciate per il visto dopo il nulla osta: solo 24.151 visti rilasciati su 83.570 nulla osta (28,9 %) nel 2024.
  • Procedure rallentate, click day rigidi e meccanismi anacronistici. Molte aziende rinunciano perché i tempi non sono compatibili con i bisogni stagionali.
  • Mancano tutele per i lavoratori: se il rapporto non si concretizza o si interrompe prima del permesso, si resta senza documenti e in condizioni di sfruttamento.

Reazioni a caldo

“Il decreto continua a percorrere due linee parallele: aprire canali legali all’immigrazione e contrastare l’illegalità”, ha dichiarato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

Le associazioni e Confindustria insistono: serve superare il modello “click day” per adottare modalità più continue e legate ai fabbisogni reali. Confcommercio segnala la necessità del settore turismo (258mila lavoratori in più) e punta su iniziative con l’UNHCR per impiegare rifugiati.

Le incognite da oggi

  • Efficacia attuativa: riuscirà il sistema amministrativo a trasformare le quote in presenza reale sul territorio?
  • Riforma strutturale: il superamento del click day è auspicato, ma resta un rebus organizzativo.
  • Tutela dei lavoratori: occorre il permesso per attesa occupazione per prevenire il ricorso al lavoro nero e dare dignità al lavoratore.

Un flop annunciato senza nuove regole

Con il nuovo decreto, il governo migliora il programma numerico rispetto al triennio precedente, ma resta ineludibile la sfida sull’efficienza dell’intero sistema – dal click day, lento e selettivo, ai visti, fino alla stabilizzazione dei permessi.

Il triennio 2026–2028 potrebbe segnare una svolta solo se accompagnato da semplificazione, maggiore coordinamento tra istituzioni e misure di protezione per i lavoratori stranieri. Senza queste leve, i numeri rischiano di restare splendidi… solo sulla carta.

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