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CGIA Mestre: cresce il debito delle famiglie italiane

- di: Barbara Leone
 
CGIA Mestre: cresce il debito delle famiglie italiane
Le famiglie italiane sono sempre più indebitate. A lanciare l’allarme è la Cgia di Mestre, l’Associazione artigiani e piccole Imprese, che ha diffuso i dati elaborati dal suo Ufficio studi. I numeri parlano chiaro, e non sono per nulla rassicuranti: al 31 dicembre 2021, infatti, il debito delle famiglie italiane ammontava complessivamente a 574,8 miliardi di euro (che equivale ad un +21,9 miliardi rispetto all’anno precedente). Per ogni nucleo familiare l’importo medio era di 22.237 euro. Se confrontato con il dato di 12 mesi prima, la variazione è stata positiva e pari a 851 euro. A preoccupare la Cgia, però, non è tanto ciò che si può misurare. Quanto il sommerso, ovverosia tutto quello che non si riesce nemmeno ad intravedere. A cominciare dal rischio usura. Un fenomeno da sempre poco dimensionabile, anche in presenza di dati statistici recenti sul numero di denunce notificate alle Forze dell’ordine. Figuriamoci ora, con gli ultimi dati disponibili riferiti addirittura ad un paio di anni fa. La situazione è critica, dice la Cgia, ma non drammatica. Secondo l’Associazione è probabile che l’incremento sia in parte riconducibile alla forte ripresa economica avvenuta l’anno scorso.

Peggiorerà notevolmente la situazione economica di tantissime famiglie italiane

Da sottolineare il fatto che le aree provinciali più indebitate sono anche quelle che presentano i livelli di reddito più elevati, anche se sono presenti nuclei familiari con debiti appartenenti alle fasce sociali più deboli. A livello geografico, le famiglie più in “rosso” sono quelle di Milano e provincia, ove si registra un debito medio di 33.523 euro. Al secondo posto troviamo invece quelle di Monza-Brianza, con 31.547 euro. Appena fuori dal podio ci sono le famiglie romane, che hanno un debito medio che ammonta a 30.441 euro; seguono quelle di Como, con 29.564 euro, e quelle di Prato con 29.310 euro. Tra le meno esposte, invece, ci sono le famiglie residenti nella provincia di Reggio Calabria, che hanno un’esposizione di 10.712 euro, quelle di Agrigento, con un debito di 10.185 euro e quelle di Vibo Valentia, con 9.964 euro. Le famiglie meno indebitate d’Italia si trovano a Enna, con un “rosso” pari a 9.468 euro. Per quanto riguarda il Mezzogiorno, però, occorre interpretare i dati con le pinze. Benché in termini assoluti la situazione sia meno critica rispetto al resto del Paese, il peso dell’indebitamento delle famiglie più povere al Sud è sicuramente maggiore che altrove. Va inoltre ricordato che la maggior incidenza del debito sul reddito si registra nelle famiglie economicamente più deboli, ovvero in quelle a rischio povertà ed esclusione sociale. I dati dell’Istat ci dicono, inoltre, che le crisi che si sono succedute dal 2008 in poi hanno aumentato il numero dei nuclei familiari in difficoltà economica, visto che gli effetti di questi choc economici hanno aumentato il divario tra poveri e ricchi. 

L’imminente futuro, poi, non promette nulla di buono. Infatti l’aumento esponenziale dei prezzi, il caro carburante e quello delle bollette energetiche potrebbero peggiorare notevolmente la situazione economica di tantissime famiglie italiane. In particolar modo molti artigiani, piccoli commercianti e partite Iva stanno pagando due volte lo straordinario aumento registrato in questi ultimi 6 mesi dalle bollette di luce e gas. La prima come utenti domestici, e la seconda come piccoli imprenditori per riscaldare e illuminare le proprie botteghe e negozi. Una situazione che per molte attività sta diventando veramente impossibile da sostenere. 
Va da sé che il rischio usura è dietro l’angolo, tant’è vero che le stesse Forze dell’ordine denunciano da tempo molti segnali di avvicinamento delle organizzazioni criminali al mondo dell’imprenditoria proprio in virtù della crisi economica ormai nuovamente alle porte. Secondo la Cgia le realtà più a rischio sono quelle dei lavoratori autonomi, che si indebitano per poche migliaia di euro e si trovano già nel giro di qualche mese nell’impossibilità di restituire questi soldi perché nel frattempo gli interessi hanno raggiunto livelli spaventosi. Stando così le cose, sottolinea l’Associazione, urge un celere intervento dello Stato attraverso massicce dosi di liquidità ed incentivi per permettere a chi ne ha bisogno di ricorrere  al “Fondo per la prevenzione” dell’usura.
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