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Dazi, la maggioranza degli europei parla di “umiliazione” della Ue con gli Usa

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Dazi, la maggioranza degli europei parla di “umiliazione” della Ue con gli Usa

L’accordo tariffario tra Donald Trump e Ursula von der Leyen, firmato lo scorso luglio, viene percepito come una resa. Lo indica un sondaggio condotto da Cluster17 per la piattaforma di dibattito Le Grand Continent. Nei cinque principali Paesi dell’Unione – Francia, Germania, Italia, Spagna e Polonia – la maggioranza degli intervistati considera l’intesa “umiliante” per Bruxelles e vantaggiosa solo per Washington.

Dazi, la maggioranza degli europei parla di “umiliazione” della Ue con gli Usa

Il dato più netto riguarda la sproporzione dei benefici: il 77% degli intervistati ritiene che a guadagnare sarà soprattutto l’economia americana, mentre appena il 2% individua ricadute positive per l’Ue. In Francia la percentuale di scettici arriva all’89%, in Italia supera il 70%, mentre in Polonia la metà degli intervistati giudica comunque l’accordo penalizzante. Nel complesso, il 52% dei cittadini dei cinque Paesi – che insieme rappresentano circa il 60% della popolazione europea – definisce l’intesa una “umiliazione”.

I contenuti dell’intesa

L’accordo prevede che l’Unione elimini i dazi su tutti i prodotti industriali statunitensi e conceda un accesso preferenziale al mercato europeo per una vasta gamma di beni agricoli e ittici. In cambio, gli Stati Uniti manterranno un dazio del 15% sulla maggior parte dei prodotti europei. Una condizione che, agli occhi dei cittadini, sancisce una disparità evidente: l’Europa apre i propri mercati, mentre Washington difende i propri.

I precedenti conflitti commerciali

Il tema dei dazi non è nuovo nei rapporti transatlantici. Negli anni scorsi la disputa su acciaio e alluminio, seguita da tensioni sui prodotti agricoli e sulla tecnologia, aveva già innescato scontri durissimi. L’accordo di luglio, presentato come un modo per chiudere la stagione dei conflitti, viene ora percepito come una capitolazione. Il sondaggio mostra che i cittadini non vedono in questa scelta una prova di pragmatismo, ma una rinuncia a difendere gli interessi economici dell’Unione.

Impatti economici concreti

L’apertura del mercato europeo ai prodotti americani rischia di avere effetti immediati. L’agricoltura europea teme la concorrenza di beni statunitensi più economici e sostenuti da politiche di sussidio interno. Le industrie manifatturiere denunciano un disequilibrio: le aziende europee incontreranno ancora barriere all’ingresso negli Usa, mentre i concorrenti americani potranno contare su un accesso quasi libero al mercato Ue. Sul lungo periodo, la sproporzione potrebbe incidere sui posti di lavoro, sugli investimenti e sulla competitività di interi settori.

La dimensione politica

L’accordo si inserisce in una fase complessa per la Commissione europea. Le critiche a Ursula von der Leyen, accusata di aver ceduto troppo a Trump, rischiano di rafforzare i partiti euroscettici. In Paesi come Francia e Italia, dove il malcontento verso Bruxelles è già elevato, la narrativa di un’Europa “succube” degli Stati Uniti potrebbe diventare un potente strumento elettorale. L’intesa tariffaria diventa così non solo un dossier economico, ma anche un tema politico che peserà sulle prossime elezioni europee.

Le ripercussioni geopolitiche

Sul piano geopolitico, l’accordo conferma l’asimmetria nel rapporto transatlantico. Mentre Washington ottiene vantaggi immediati, Bruxelles rivendica solo stabilità e la promessa di un clima commerciale meno conflittuale. Per molti osservatori, l’Unione paga l’assenza di una politica commerciale comune davvero assertiva e la difficoltà a parlare con una sola voce di fronte a una superpotenza come gli Stati Uniti.

Uno stress test per l’Ue

La percezione di “umiliazione” registrata dal sondaggio rappresenta un campanello d’allarme per l’Unione. In un momento in cui Bruxelles punta a rilanciare la competitività europea con piani industriali e tecnologici ambiziosi, la sensazione di debolezza nelle trattative con Washington rischia di minare la fiducia dei cittadini. E la fiducia, oggi più che mai, è la moneta politica di cui l’Europa non può fare a meno.

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