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Crans-Montana: Italia in lutto, sei i ragazzi morti. Chi erano

- di: Vittorio Massi
 
Crans-Montana: Italia in lutto, sei i ragazzi morti. Chi erano

Dai corridoi del Niguarda alle domande sulla sicurezza: nomi, storie, indagine e ultime notizie.

La notte che doveva finire in brindisi

È uno di quei racconti che iniziano con la musica alta e finiscono con il silenzio: l’incendio divampato durante la festa di Capodanno nel locale Le Constellation, a Crans-Montana, ha travolto una folla di giovanissimi. In Svizzera l’identificazione delle vittime procede lentamente: i corpi sono stati colpiti da temperature altissime e il riconoscimento richiede verifiche rigorose.

Intanto, in Italia, le notizie arrivano a scatti: una conferma, un nome, una famiglia che smette di sperare. E un’altra che aspetta ancora.

Le sei vittime italiane: nomi e identità

Le autorità e la Farnesina hanno confermato sei vittime italiane. Ecco i nomi:

  • Chiara Costanzo, 16 anni
  • Emanuele Galeppini, 16 anni (quasi 17)
  • Sofia Prosperi, 15 anni (italo-svizzera)
  • Achille Osvaldo Giovanni Barosi, 16 anni
  • Giovanni Tamburi, 16 anni
  • Riccardo Minghetti, 16 anni

Tra i profili che hanno colpito di più l’opinione pubblica c’è quello di Emanuele Galeppini, giovane atleta: uno dei primi nomi identificati, diventato suo malgrado il simbolo di una generazione entrata in un locale e mai più uscita.

Le parole delle istituzioni: dolore e assistenza

Da Roma è arrivato il messaggio del sindaco Roberto Gualtieri, dopo l’identificazione di Riccardo Minghetti. "Siamo accanto alle famiglie delle ragazze e dei ragazzi italiani... la sua morte ci colpisce profondamente", è il senso della nota, insieme all’impegno a offrire supporto ai familiari e un pensiero per i feriti.

Al centro dell’attenzione c’è anche Manfredi Marcucci, ricoverato al Niguarda: "Con l’augurio che possa rimettersi presto e tornare dai suoi cari", è il messaggio che accompagna queste ore sospese.

Feriti e trasferimenti: l’asse Svizzera-Italia passa dagli elicotteri

Mentre l’identificazione corre sui binari della medicina legale, i soccorsi corrono su quelli dell’emergenza: diversi feriti italiani sono stati trasferiti in Italia, soprattutto al Centro grandi ustionati del Niguarda. Tra i nomi finiti negli aggiornamenti clinici e nei report di ricovero figurano Leonardo Bove (16 anni) e Kean Kaizer Talingdan (16 anni), entrambi studenti, oltre a Manfredi Marcucci.

Per Leonardo Bove, dopo il riconoscimento tramite Dna e un primo via libera sanitario, il trasferimento è stato successivamente rinviato perché le condizioni cliniche non consentivano lo spostamento in sicurezza.

Nelle liste dei ricoveri e dei trasferimenti sanitari compaiono anche altri connazionali curati in Svizzera nei primi giorni, tra cui Eleonora Palmieri, Antonio Lucia, Filippo Leone Grassi e Francesca Nota. La macchina dei rimpatri sanitari resta in movimento, caso per caso, con una sola regola: decide la terapia intensiva, non l’orologio.

Indagine e sicurezza: la scintilla, il soffitto e le responsabilità

Sul fronte giudiziario, in Vallese si scava su un dettaglio che oggi pesa come un macigno: una scintilla “di festa” che potrebbe essersi trasformata in miccia. Le ricostruzioni convergono su un innesco legato a candeline/fontane scintillanti usate vicino al soffitto, in un ambiente affollato, con materiali che potrebbero aver favorito una propagazione rapidissima delle fiamme.

La procura svizzera ha aperto un procedimento e il dossier riguarda ipotesi legate alla negligenza (dall’incendio colposo alle lesioni e ai decessi colposi). Resta fermo un principio: la presunzione di innocenza vale fino a sentenza definitiva.

E intanto, fuori dai tribunali, cresce un’altra domanda, più semplice e più feroce: com’è possibile che una notte di Capodanno, in una località abituata alla folla, sia diventata una trappola?

Cosa succede ora: rientro delle salme e comunità in shock

Le salme delle vittime italiane dovrebbero rientrare con un volo di Stato, con arrivo e distribuzione verso le città di residenza. In Svizzera, intanto, la comunità si è stretta in una marcia silenziosa: migliaia di persone, applausi ai soccorritori, fiori davanti a ciò che resta del locale.

Il dolore, però, non ha una logistica: in Italia le scuole, le squadre sportive, i compagni di classe e gli amici cominciano ora a fare i conti con un’assenza che non sta in un bollettino.

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