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Crans-Montana, esplosione a Capodanno: 40 morti e 115 feriti

- di: Bruno Coletta
 
Crans-Montana, esplosione a Capodanno: 40 morti e 115 feriti

Capodanno in cenere a Crans-Montana: la notte che ha spezzato la festa. Un bar gremito, un lampo, poi fiamme e panico: bilancio ancora provvisorio, soccorsi sotto pressione.

Crans-Montana, cartolina di neve e luci da resort, si è svegliata il 1° gennaio con un’unica immagine addosso: quella di un locale ridotto a un guscio annerito, sigillato dalle transenne, mentre le sirene facevano da colonna sonora all’alba. Nella notte di Capodanno un incendio seguito a un’esplosione ha travolto un bar molto affollato durante i festeggiamenti, lasciando dietro una scia di morti e feriti che la Svizzera definisce già tra le peggiori tragedie recenti.

Il bilancio resta in movimento. Secondo la polizia cantonale vallesana, si contano circa 40 vittime e circa 115 feriti, “in maggioranza gravi”. In parallelo, alcune ricostruzioni giornalistiche hanno indicato numeri più alti per le vittime, spiegando che le cifre possono variare nelle prime ore a causa di ricoveri, trasferimenti e identificazioni non ancora completate.

Che cosa è successo: la scintilla, la trappola, la corsa

Sulla dinamica, le autorità predicano prudenza: le indagini sono all’inizio e molte informazioni arrivano da testimoni scossi. Un punto però ritorna in più racconti: il fuoco si sarebbe sviluppato rapidissimo in un ambiente affollato, con fumo e calore che avrebbero reso l’aria irrespirabile nel giro di pochissimo e trasformato l’uscita in un collo di bottiglia.

Tra le ipotesi che circolano nelle prime ricostruzioni si parla di scintille legate a effetti luminosi usati nel locale e di un possibile innesco in alto, con materiali interni che avrebbero favorito la propagazione. Al momento non c’è una versione definitiva: l’origine verrà stabilita solo con perizie, rilievi e verifiche sugli impianti.

Nessun attentato: la pista criminale, per ora, non regge

Un elemento viene ribadito nelle comunicazioni pubbliche rilanciate da più testate: non ci sarebbero indizi di un atto intenzionale. L’episodio, allo stato attuale, viene trattato come un disastro legato a incendio e sicurezza del locale, non come un attacco.

Ospedali al limite e trasferimenti: la geografia dell’emergenza

La montagna, in emergenza, diventa un ostacolo: molti feriti in pochi minuti e diversi ustionati gravi mettono sotto stress la rete sanitaria. Le cronache raccontano di reparti saturi, di trasferimenti verso strutture più attrezzate e di un dispositivo di soccorso esteso, con area messa in sicurezza e accessi controllati.

Il nodo più delicato: i nomi delle vittime

La fase più complessa non è solo tecnica, è umana: ridare un nome ai corpi. La polizia del Vallese ha spiegato che la priorità immediata è l’identificazione delle persone decedute e che potrebbero servire più giorni. Nel frattempo prosegue anche il lavoro di ricostruzione delle presenze nel locale, incrociando testimonianze, liste di ricoverati e segnalazioni di familiari.

In Italia, nelle ore successive, l’attenzione si è concentrata anche sulla possibile presenza di connazionali tra feriti e dispersi, con aggiornamenti oscillanti a seconda delle verifiche in corso.

Le parole delle autorità: dolore e sobrietà

Dal Vallese è arrivata una dichiarazione che sintetizza l’impatto emotivo della notte: “È una catastrofe, una tragedia gravissima… una serata di festa si è trasformata in un incubo”, ha detto il presidente del Governo vallesano Mathias Reynard, a margine degli aggiornamenti sull’emergenza.

Anche a livello federale sono arrivate condoglianze e messaggi di vicinanza alle famiglie colpite, mentre continuavano le operazioni di soccorso e messa in sicurezza.

Il quadro complessivo del disastro: perché è stato così letale

Le informazioni disponibili fin qui compongono una fotografia durissima:

1) Locale pieno: la notte di Capodanno significa affollamento e tempi di reazione ridotti.

2) Propagazione veloce: fiamme e fumo avrebbero invaso rapidamente l’ambiente.

3) Vie di fuga sotto stress: nei momenti di panico, pochi accessi possono diventare una trappola.

4) Feriti gravi: ustioni e intossicazioni da fumo richiedono cure specialistiche e lunghe.

Cosa succede adesso: indagine, verifiche, responsabilità

Le prossime ore e i prossimi giorni saranno una doppia corsa: da un lato l’inchiesta tecnica (innesco, materiali, impianti, capienza, uscite di sicurezza, autorizzazioni e controlli), dall’altro la gestione del lutto in una località dove, a Capodanno, convivono residenti, lavoratori stagionali e turisti.

Intanto resta la cifra che pesa come un macigno: circa 40 morti e circa 115 feriti, molti dei quali in condizioni gravi. Dietro i numeri, però, c’è l’attesa più dura: famiglie in sospeso, identità da confermare, e una comunità che oggi prova a rimettere insieme ciò che il fuoco ha strappato in pochi minuti. 

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