Che brutto spettacolo la maggioranza spaccata nonostante la crisi

- di: Diego Minuti
 
C'è qualcosa che ci sta sfuggendo guardando alle vicende politiche italiane perché, davanti al quadro disastroso determinato dalla crisi legata alla pandemia ed alla prospettiva di avere una mano tesa dall'Unione politica, chi sta al Governo non sembra comprendere come ormai il Paese sia ad un passo dal tracollo, politico e non solo economico. Il marasma in casa grillina sul Mes è solo un frammento di un mosaico che, a chi ci guarda dall'esterno, sembra essere un concentrato di arroganza, mancanza di visione generale, consapevolezza, buonsenso.
Il Mes da strumento economico è diventato per i 5S una palestra dove dimostrare che i muscoli di uno sono più duri di quelli di un altro, dimenticando che si sta parlando dell'Italia e non di un dibattito sulla purezza perduta di un movimento che non ha ancora deciso cosa vuole essere.

Nel momento in cui il Governo dovesse incagliarsi sullo scoglio del Mes per le fratture in seno ai grillini, ci sarebbe la certificazione che l'esecutivo è arrivato al capolinea e che il prossimo passo non potrebbe che essere la salita di Giuseppe Conte al Quirinale, lo scioglimento delle Camere e le urne.

Non ci sono, non ci possono essere alternative perché, non votando la riforma del Mes, una della componenti della maggioranza decreterebbe la fine del presupposto su cui è nata: governare.
Mettendo all'angolo il presidente del Consiglio si metterebbe all'angolo soprattutto il Governo. Non ci possono essere interpretazioni, sarebbe una dato di fatto di cui evidentemente le frange più ortodosse dei Cinque stelle sanno di assumersene la responsabilità. Non entriamo nel merito delle posizioni in seno al movimento, tra i puri ed i governisti, ma la realtà è questa. Un no al Mes sarebbe un no a Conte.

Poi c'è la vicenda del Recovery Fund dove è in corso qualcosa che, se non fosse ridicola, sarebbe una tragedia. La presa di distanza dei renziani di Italia viva dai criteri di costituzione della struttura che, secondo Conte, dovrebbe governare gli oltre duecento miliardi di euro che arriveranno dall'Europa, apre un altro pericolosissimo fronte in seno alla maggioranza. Questo perché una delle sue componenti contesta al primo ministro non tanto scelte sbagliate quanto la prosecuzione lungo una strada di autarchia decisionale, in cui le soluzioni adottate sono soltanto sue e poggiano sul fatto che l'alternativa all'esecutivo non sono che le elezioni anticipate, con la concreta possibilità che il Paese passi ad un'altra maggioranza, ad un altro Governo, ad un altro leader.
Da tempo, Italia Informa lancia l'allarme su come l'interpretazione che Giuseppe Conte dà del suo ruolo lo esponga a critiche quasi sempre giustificate dal momento che le sue decisioni non vengono, in gran parte, filtrate attraverso il confronto con gli alleati ma appaiono conseguenza di una eccessiva considerazione di sé stesso. Che ci può stare nella vita privata e sul lavoro, ma che non può trovare albergo in una posizione da cui dipendono le sorti di una Paese.

La struttura che Conte vuole creare per governare il Recovery Fund - a di là della cascata di euro in arrivo - sembra oltremodo pletorica e per questo la copia conforme di quelle che in passato hanno sbagliato perché pensate e messe in piedi con una logica di pura spartizione politica. Perché appare abbastanza scontato che la piramide che dovrebbe nascere (Conte in cima; subito sotto Gualtieri e Patuanelli; più in giù i sei supermanager; alla base i 300 esperti) difficilmente riuscirebbe a sfuggire ad una logica spartitoria, alla composizione della quale concorrerebbe un manuale Cencelli 2.0.

Il problema di fondo è forse uno soltanto: fino a quando i presidenti del consiglio erano conseguenza delle elezioni e delle alleanze su cui si fondavano le maggioranze dovevano rispondere del loro operato all'elettorato. Con i Governi Conte questo presupposto è caduto e il premier ritiene forse che, non essendo ufficialmente espressione di un partito, abbia totale autonomia. Probabilmente, governare ha un gusto ammaliante. Troppo anche per chi si è presentato come "l'avvocato degli italiani".
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Italia Informa n° 2 - Marzo/Aprile 2024
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