• Tutto con Bancomat. Scambi denaro, giochi ti premi.
  • Esprinet molto più di un distributore di tecnologia

Commercio Ue, l’anno della svolta globale

- di: Matteo Borrelli
 
Commercio Ue, l’anno della svolta globale
Commercio Ue, l’anno della svolta globale
Nel 2025 Bruxelles ridisegna le regole degli scambi: alleanze, interessi e potere economico europeo.

Se il commercio internazionale fosse una pista da corsa, nel 2025 l’Unione europea ha scelto di premere sull’acceleratore senza togliere gli occhi dagli specchietti: da una parte la ricerca di nuove intese e mercati, dall’altra la necessità di proteggere industria, agricoltura e consumatori in un mondo dove “certezza” è diventata una parola rara. È in questo clima che, a fine anno, Ursula von der Leyen ha rivendicato la traiettoria europea: non solo più accordi, ma partnership utili e “regole del gioco” che rendano l’economia meno vulnerabile agli scossoni geopolitici.

Il messaggio è arrivato con toni netti e identitari: “Il 2025 è stato un altro anno importante per il commercio dell’Ue… rafforzare la nostra economia e dare certezze in tempi incerti… tutelando industria, agricoltori e consumatori… Questo è il modo europeo di fare impresa.”

Il 2025 del commercio Ue: che cosa è cambiato davvero

Il punto non è solo “quanti” dossier siano stati aperti, ma come è cambiata l’ambizione politica: Bruxelles ha spinto su tre binari paralleli.

  • Stabilità con i partner storici, perché l’Atlantico resta la dorsale industriale dell’Occidente.
  • Nuove rotte e nuovi mercati, soprattutto in Asia e America Latina, per diversificare rischi e opportunità.
  • Difesa e sicurezza economica, con strumenti più muscolari contro distorsioni e concorrenza ritenuta sleale.

La mossa transatlantica: l’intesa Ue-Usa che punta a “prevedibilità”

Il dossier più simbolico dell’anno è il riavvicinamento commerciale con Washington: il 27 luglio 2025 la Commissione europea e la Casa Bianca hanno annunciato un accordo politico su tariffe e commercio con l’obiettivo dichiarato di ridurre l’incertezza per imprese e consumatori. Il messaggio di fondo è semplice: in tempi instabili, l’economia non può vivere appesa al filo di escalation tariffarie improvvise.

Nella lettura europea, l’intesa serve a “normalizzare” il perimetro degli scambi su molti beni e a congelare il rischio di una nuova guerra commerciale. Non significa assenza di attriti: alcuni settori sensibili (come l’acciaio) restano terreno delicato, e il dibattito interno tra capitali europee su costi e benefici non è affatto spento.

Asia in primo piano: Indonesia e l’effetto domino delle trattative

Se l’Atlantico è stabilità, l’Asia è crescita. Nel 2025 Bruxelles ha spinto forte su Jakarta: a metà luglio è arrivato un accordo politico per avanzare verso un’intesa commerciale Ue-Indonesia (il negoziato viene spesso descritto come una piattaforma “ampia”, capace di aprire spazi dall’agroalimentare all’industria).

E non è finita lì: a settembre è emersa l’ipotesi di un passaggio decisivo verso la firma, con un effetto collaterale interessante: l’aumento delle tariffe statunitensi e la pressione sui grandi flussi commerciali globali hanno finito per accelerare trattative che, in condizioni normali, sarebbero rimaste più lente.

Mercosur: il grande accordo che promette molto e divide ancora di più

L’America Latina è l’altro palcoscenico caldo. Nel finale del 2025, l’accordo Ue-Mercosur è tornato al centro della scena come test di credibilità geopolitica e insieme come miccia politica interna in diversi Paesi: agricoltura, standard ambientali, concorrenza e timori sulle filiere alimentari restano i nodi più sensibili.

Il clima è quello di una partita a scacchi: chi vede l’intesa come leva strategica per l’Europa (mercati, materie prime, influenza) e chi teme effetti asimmetrici su settori esposti, soprattutto nel comparto agricolo. Il risultato è un dossier che non viaggia solo sui testi: viaggia su consenso, numeri, percezioni e — inevitabilmente — campagne politiche.

Difesa commerciale: l’Europa più “dura” quando sente odore di distorsioni

Nel 2025 si è consolidata una tendenza: l’Unione non vuole più essere soltanto il grande mercato aperto che assorbe tutto. La Commissione ha rivendicato un utilizzo più intenso degli strumenti di trade defence, con un aumento di indagini e misure in settori strategici.

Un esempio ormai centrale nel dibattito europeo riguarda il comparto delle auto elettriche e, più in generale, l’idea che sussidi e politiche industriali extra-Ue possano alterare la concorrenza. Tradotto: Bruxelles punta a far valere regole OMC e strumenti propri per “ribilanciare” il campo da gioco quando lo ritiene inclinato.

La frontiera climatica del commercio: dal 2026 entra in scena il carbon border

C’è poi una novità destinata a ridisegnare i rapporti con molti partner: il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), che passa dalla fase di rodaggio a una fase più piena con l’avvio previsto dal 1° gennaio 2026. L’obiettivo dichiarato è evitare che imprese europee, soggette ai costi della CO₂, vengano penalizzate rispetto a importazioni prodotte con standard ambientali più “leggeri”.

La questione però è politica prima che tecnica: diversi Paesi esportatori lo contestano come barriera travestita da misura verde, mentre in Europa industrie e associazioni discutono di complessità, controlli e rischio di distorsioni. È un passaggio che può cambiare la grammatica del commercio: non solo prezzi e dazi, ma anche carbonio.

Materie prime e sicurezza economica: la nuova ossessione europea

Dietro molte scelte del 2025 c’è una parola diventata bussola: sicurezza economica. La Commissione ha presentato nuove iniziative per rafforzare accesso e resilienza sulle materie prime critiche, perché senza minerali, metalli e filiere affidabili la transizione verde e digitale rischia di restare uno slogan.

È qui che le partnership smettono di essere una fotografia diplomatica e diventano un contratto di sopravvivenza industriale: catene del valore, investimenti, approvvigionamenti, logistica. Nel racconto europeo, il commercio non è più “solo” export: è infrastruttura di potere.

Che cosa ci portiamo nel 2026: tre scenari possibili

Il 2025 lascia un’eredità chiara: l’Ue vuole essere un attore commerciale più rapido, più selettivo e più assertivo. Ma il 2026 può prendere strade diverse.

  1. Scenario di consolidamento: intese esistenti rese operative e maggiore coordinamento tra Stati membri.
  2. Scenario di frizione: CBAM e difesa commerciale alimentano contenziosi e ritorsioni.
  3. Scenario di espansione: Mercosur e Asia accelerano, e l’Ue moltiplica gli accordi per “fare massa critica”.

In ogni caso, una cosa appare già scritta: il commercio europeo non si presenterà più come un tema “tecnico”. È diventato politica industriale, geopolitica e perfino politica climatica. E nel 2026, con la competizione globale sempre più nervosa, la parola “certezza” tornerà a essere il vero premio.

Notizie dello stesso argomento
Trovati 79 record
29/12/2025
Borse europee vivaci: Milano scivola, petrolio su, oro giù
Europa contrastata dopo la pausa natalizia: Milano arretra, difesa sotto pressione, petrol...
29/12/2025
Mare Group e Borgosesia lanciano il search fund “EasyGo”
Mare Group e Borgosesia hanno ufficialmente lanciato EasyGo Srl
29/12/2025
Affitti brevi, il trionfo dei visitatori e la ritirata degli abitanti
La crescita registrata in cinque anni dalle imprese degli alloggi per vacanze e soggiorni ...
29/12/2025
Brand reputation, finanza ed energia dominano il podio digitale
Intesa Sanpaolo, UniCredit ed Eni guidano la classifica Top 200 Brand Reputation
Trovati 79 record
  • Con Bancomat, scambi denaro, giochi e ti premi.
  • Punto di contatto tra produttori, rivenditori & fruitori di tecnologia