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La Cina dichiara illegali le transazioni in criptovalute, che crollano di valore

- di: Redazione
 
La Cina dichiara illegali le transazioni in criptovalute, che crollano di valore
La Banca centrale cinese ha reso noto oggi che tutte le transazioni finanziarie che coinvolgono criptovalute sono ritenute, da subito, illegali. Decisione che ha determinato immediatamente un calo del prezzo di queste valute virtuali. In Cina nel corso dell'anno i valori delle valute virtuali hanno subito forti oscillazioni.

La determinazione della Banca centrale cinese (la Pboc) è stata ufficializzata con una nota on line in cui si sottolinea che i trasgressori saranno "indagati per responsabilità penale, in conformità con la legge" . La decisione cinese vieta in particolare il commercio di valute virtuali, la vendita di token, le transazioni che coinvolgono derivati su valute virtuali e la "raccolta di fondi illegale".

La decisione ha impattato con forza sulle quotazioni della criptovaluta più famosa, bitcoin, che a metà giornata, secondo i dati raccolti da Bloomberg, ha ceduto il 6,2%, a 41.941 dollari (35.700 euro). Anche il valore di altre è diminuito drasticamente: ethereum è sceso del 10,7% a 2.806 dollari e l'intero mercato ha cancellato quasi 50 miliardi di dollari dalla sua valutazione, a 1.850 miliardi di dollari, secondo il sito CoinMarketCap, che elenca più di 12.000 criptovalute.

La Cina dichiara illegali le transazioni in criptovalute

La decisione della Banca centrale cinese, secondo un analista, ha colto di sorpresa gli investitori; tuttavia, non dovrebbe sorprendere che la Cina continui a mostrare un atteggiamento rigoroso nei confronti delle criptovalute.
A conferma di ciò, nella nota della Pboc si legge ancora che negli ultimi anni "il commercio e la speculazione intorno a bitcoin e ad altre valute virtuali si sono diffusi, sconvolgendo l'ordine economico e finanziario, dando luogo a riciclaggio di denaro sporco, raccolte fondi illegali, frodi, schemi piramidali e altre attività illegali e criminali".

Nello scorso giugno, in Cina sono state più di mille le persone arrestate con il sospetto che utilizzassero risorse criminali per acquistare criptovalute.
Questi fenomeni "compromettono gravemente la sicurezza dei beni delle persone" , ha osservato la Banca centrale cinese.
Il valore di bitcoin era già sceso bruscamente a maggio, quando gli avvertimenti di Pechino contro il settore si sono intensificati. L'annuncio viene ritenuto il segnale più forte che Pechino ha inviato alle criptovalute fino ad oggi. Bitcoin e altre non possono essere rintracciati da una banca centrale, rendendo difficile la loro regolamentazione. Gli analisti ritengono che la Cina teme la proliferazione di investimenti illeciti e raccolta fondi tramite criptovalute nella seconda economia mondiale, dove i deflussi sono strettamente regolamentati.

Questo giro di vite sull'uso delle criptovalute potrebbe anche essere un modo per la Cina di creare una propria valuta digitale, già in cantiere, che faciliterebbe il monitoraggio delle transazioni da parte del potere centrale. Il mercato è abituato a movimenti violenti dei prezzi: in dodici mesi il prezzo del bitcoin è passato da circa 10.000 dollari a settembre 2020 a un massimo storico di quasi 65.000 dollari ad aprile, prima di una brusca correzione che aveva portato i prezzi al di sotto dei dollari. 30.000 a giugno
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