Dal Chianti a Roma, tutta l’arte del weekend

- di: Samantha De Martin
 

Cinque sculture monumentali invadono il Chianti fiorentino portando un messaggio artistico di pace e nuovo umanesimo. Sono le opere di Sauro Cavallini che fino al 28 ottobre arrederanno le piazze comunali di Greve in Chianti, San Casciano e Tavarnelle Val di Pesa in occasione della nuova personale dello scultore scomparso nel 2016, dal titolo Vitality. La scultura monumentale di Sauro Cavallini nel Chianti.

Che abbiate voglia di vedere una mostra en plein air o nei luoghi della cultura in occasione della Notte dei musei, l’agenda degli appuntamenti questo weekend si prospetta piena di sorprese.

Sabato 13 maggio, in contemporanea con la Nuit Européenne Des Musées, torna infatti l’apertura straordinaria in orario serale dei luoghi della cultura con un biglietto di ingresso che avrà il costo simbolico di un euro o gratuito. (Per conoscere tutte le iniziative consultare il sito www.cultura.gov.it).

Le sculture di Cavallini invadono il Chianti fiorentino

A Greve in Chianti saranno visibili le sculture dal titolo Balletto multiplo e il Centauro in Piazza Matteotti, Piazza Trento ospiterà Amore Universo. Davanti alla sede del Comune di San Casciano si potrà ammirare Icaro, mentre in prossimità del Municipio di Tavarnelle Val di Pesa grandeggiano i due Titani.

Sono le sei monumentali sculture che Sauro Cavallini ha dedicato al Chianti in occasione della mostra Vitality. La scultura monumentale di Sauro Cavallini nel Chianti, in corso fino al 28 ottobre.

Patrocinata della Regione Toscana, ideata dal Centro Studi Cavallini e curata dal suo direttore Maria Anna Di Pede e da Silvia Casati, la mostra è stata realizzata con il contributo dei Comuni di Greve in Chianti, Barberino Tavarnelle, San Casciano, il Rotary Club San Casciano Chianti e la Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze.

Le sculture di Cavallini ballano, si muovono, rivolgono lo sguardo al cielo, si stagliano a terra, orgogliosi delle loro radici, parlano, pregano e soprattutto comunicano. Non si limitano ad abitare uno spazio, esprimono energia vitale, parte di un mondo in continua evoluzione, fermo solo nella tutela dei diritti umani, patrimonio imprescindibile da difendere e preservare.

A Milano la fotografia poetica di Doisneau

Fino al 15 ottobre 2023, al Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano un’antologica dedicata a Robert Doisneau (1912-1994), uno dei più importanti fotografi del Novecento, ripercorre la vicenda creativa del grande artista francese attraverso 130 immagini in bianco e nero provenienti dalla collezione dell’Atelier Robert Doisneau a Montrouge.

L’esposizione, curata da Gabriel Bauret, promossa da Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e prodotta da Silvana Editoriale, con il patrocinio del Comune di Milano, il contributo di Fondazione Banca Popolare di Milano e di Fondazione Fiera Milano, racconta oltre cinquant’anni di carriera di uno dei padri della fotografia umanista francese e del fotogiornalismo di strada. Il percorso analizza i suoi temi più ricorrenti, dalla guerra alla liberazione, dal lavoro ai giochi dei bambini, al tempo libero.

Dai giardini di Parigi, lungo la Senna, ai bistrot della capitale francese, Doisneau fissa attraverso il suo obiettivo l’immagine di una città ormai scomparsa.

Tra i capolavori esposti, anche il celebre Le baiser de l’Hôtel de Ville del 1950.

Fellini alla Fondazione Magnani Rocca

A trent’anni dalla morte di Federico Fellini una mostra allestita fino al 2 luglio alla Fondazione Magnani-Rocca di Mamiano di Traversetolo omaggia il celeberrimo regista nella dimora che ebbe come ospite Nino Rota, autore delle più celebri colonne sonore dei suoi film, come quelle per 8½, Giulietta degli spiriti, Satyricon, Roma, Amarcord, Il Casanova. Nella mostra dal titolo Fellini. Cinema è sogno, a cura di Mauro Carrera e Stefano Roffi, sontuosi costumi, appartenenti allo CSAC di Parma, realizzati per i film e indossati da celebri attori come Marcello Mastroianni e Donald Sutherland affiancheranno le locandine dei film oltre a sorprendenti disegni del regista e a rare fotografie d’epoca.

A Roma il grande teatro delle civiltà secondo Arnaldo Pomodoro

Ai quattro angoli esterni del Colosseo Quadrato, a Roma, le quattro sculture Forme del mito (1983) – Il potere (Agamennone), L’ambizione (Clitennestra), La macchina (Egisto) e La profezia

(Cassandra) – tratte dalle macchine sceniche realizzate per il ciclo teatrale dell’artista Emilio Isgrò,

ispirato all’Orestea di Eschilo, si inseriscono come quinte tra il Palazzo dell’EUR, il paesaggio naturale e la comunità urbana circostante. Le quattro Forme del mito ridisegnano e ri-significano l’edificio, trasformando il cosiddetto Colosseo Quadrato in un’opera aperta, reinterpretabile.

Queste sculture sono parte della mostra Arnaldo Pomodoro. Il Grande Teatro delle Civiltà, a cura di Lorenzo Respi e Andrea Viliani, in collaborazione con Fondazione Arnaldo Pomodoro, che dal 12 maggio (fino al 1°ottobre) FENDI inaugura all’interno della propria sede, il Palazzo della Civiltà Italiana a Roma.

Concepita per gli spazi interni ed esterni dell’edificio – che dal 2015 ospita la

sede romana di FENDI – l’esposizione attraversa settant’anni di ricerca dell’artista, configurandosi come un “teatro” autobiografico nel quale vengono messe in scena una trentina di opere realizzate da Pomodoro tra la fine degli anni Cinquanta e il 2021. Non mancano materiali d’archivio, tra fotografie, documenti, bozzetti, disegni, molti dei quali inediti.

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