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Capodanni strani, riti antichi e gesti estremi: come il mondo ha salutato l’anno nuovo

- di: Alberto Venturi
 
Capodanni strani, riti antichi e gesti estremi: come il mondo ha salutato l’anno nuovo
Il Capodanno appena trascorso, osservato su scala globale, racconta molto più di una festa. Racconta una paura universale, quella dell’ignoto, e il modo in cui le società cercano da secoli di tenerla a distanza. Ovunque, il passaggio all’anno nuovo viene vissuto come un momento fragile, una soglia simbolica che va attraversata con cautela. Ed è proprio lì che nascono riti antichissimi, usanze stravaganti, tradizioni che sfidano la logica ma resistono al tempo.

Capodanni strani, riti antichi e gesti estremi: come il mondo ha salutato l’anno nuovo

Cambiare anno significa chiudere un ciclo e aprirne un altro. È un’operazione astratta, ma profondamente emotiva. Per questo, in quasi tutte le culture, il Capodanno è accompagnato da gesti che hanno una funzione precisa: allontanare la sfortuna, attirare prosperità, proteggere il futuro. Che siano rumorosi, silenziosi, solenni o caotici, questi rituali trasformano l’ansia in azione.

Europa: rumore, cibo e piccoli riti di sopravvivenza
In Spagna, la mezzanotte è una corsa contro il tempo. Dodici chicchi d’uva, uno per ogni rintocco, da mangiare senza fermarsi. Ogni acino rappresenta un mese dell’anno nuovo: chi riesce nell’impresa si assicura fortuna continua. Una tradizione diventata spettacolo collettivo, seguita davanti alla televisione.
In Danimarca, invece, l’affetto si manifesta in modo decisamente rumoroso. Piatti e stoviglie vengono rotti davanti alle porte di amici e parenti: più cocci trovi al mattino, più sei amato e fortunato. A mezzanotte si salta giù da una sedia per entrare fisicamente nel nuovo anno, lasciandosi alle spalle quello vecchio.
La Scozia accoglie l’anno con il fuoco. Durante l’Hogmanay, torce infuocate e falò illuminano le strade per bruciare simbolicamente il passato. Il primo ospite dell’anno, il “first footer”, è decisivo: se porta doni propiziatori, la casa sarà protetta per dodici mesi.

Asia: purificazione, silenzio e rinnovamento
In Giappone, il Capodanno è solenne e spirituale. Nei templi buddisti le campane suonano 108 volte, numero che rappresenta i desideri terreni da cui liberarsi. Ogni rintocco è un passo verso la purificazione, un modo per iniziare l’anno più leggeri.
In molte culture asiatiche, il nuovo anno è preceduto da pulizie radicali delle case. Buttare via oggetti inutili significa eliminare le energie negative accumulate e fare spazio al nuovo. È un rito domestico, ma profondamente simbolico.

America Latina: colori, corsa e desideri dichiarati
In Brasile, il Capodanno è bianco. Migliaia di persone vestite di chiaro si riversano sulle spiagge per attirare pace, serenità e protezione. In Colombia, invece, c’è chi corre per strada con una valigia vuota, augurandosi un anno pieno di viaggi e cambiamenti.
In altri Paesi latinoamericani, l’intimo diventa linguaggio simbolico: giallo per il denaro, rosso per l’amore, verde per la salute. Il corpo stesso diventa una richiesta silenziosa al futuro.

Riti estremi e gesti al limite
Alcuni Capodanni sono decisamente più estremi. In diverse parti del mondo c’è chi si tuffa in acque gelide allo scoccare della mezzanotte, sfidando il freddo per dimostrare forza e rinascita. Altrove si lanciano oggetti dalle finestre per liberarsi simbolicamente di ciò che non serve più. Gesti che sembrano folli, ma che rispondono a una logica precisa: tagliare con il passato.
Africa e Medio Oriente: il rito come comunità
In molte aree africane e mediorientali, il Capodanno è soprattutto un evento collettivo. Danze, canti, rituali condivisi rafforzano il legame sociale. L’anno nuovo non si affronta da soli, ma come gruppo, perché il futuro fa meno paura se lo si guarda insieme.

Italia: superstizione che resiste
In Italia, il Capodanno appena trascorso ha confermato riti che sembrano immutabili. Le lenticchie di mezzanotte restano il simbolo più potente di ricchezza futura, spesso accompagnate da cotechino o zampone. L’intimo rosso continua a essere uno dei gesti scaramantici più diffusi, così come i fuochi d’artificio, usati per scacciare la sfortuna con il rumore.

Strani, ma necessari
Guardate da fuori, queste tradizioni sembrano eccentriche, talvolta ridicole. Ma osservate da vicino raccontano tutte la stessa storia: l’essere umano ha bisogno di ritualizzare il tempo. Il Capodanno è il momento in cui la paura del futuro viene trasformata in gesto, in cibo, in colore, in rumore.

Un linguaggio universale
Che si tratti di uva, piatti rotti, campane, valigie, fuoco o colori, il messaggio è universale. Cambiano i simboli, non il significato. Il Capodanno, ovunque nel mondo, resta il più grande rito collettivo contro l’incertezza. Un modo antico e potentissimo per dire al futuro, ogni anno: entriamo, ma non disarmati.

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