Per la prima volta l’incubo esce allo scoperto. Cucine da Incubo sbarca in chiaro su TV8 e lo fa senza chiedere permesso, coltelli affilati compresi. Dal 9 gennaio, ogni venerdì sera, milioni di italiani potranno assistere gratis al rito collettivo più temuto dai ristoratori: l’arrivo di Antonino Cannavacciuolo, l’uomo che con una sola occhiata riesce a capire se un locale è destinato alla gloria o alla chiusura per sempre.
Cannavacciuolo, cucine e panico
Il format è semplice, ma spietato. Lui entra, assaggia, tace. Poi parla. E quando parla, nessuno è salvo. Piatti confusi, cucine allo sbando, titolari convinti che “va tutto bene” mentre il ristorante affonda. Cannavacciuolo non urla per sport: prima smonta il menù, poi le convinzioni, infine – se va bene – ricostruisce tutto. Se va male, resta il trauma televisivo, che dura più di una recensione negativa.
Questa nuova stagione alza ulteriormente l’asticella dell’imbarazzo. La prima puntata, infatti, vola all’estero: Germania, Rottendorf, ristorante “La dolce Napoli”. Nome promettente, risultato meno. Cucina poco autentica, atmosfera fredda e tensioni familiari che si tagliano con il coltello. Cannavacciuolo non deve solo rimettere a posto i piatti, ma anche gli equilibri di coppia. Terapia di gruppo, versione gourmet.
Poi si torna in Italia, dove l’incubo è di casa: Piemonte, Lazio, Lombardia, Puglia e Campania. Cambiano le regioni, ma non gli errori. Porzioni sbagliate, idee confuse, ristoranti convinti di essere trattorie e trattorie che vogliono fare gli stellati. Lui arriva, osserva, sospira e riparte da zero. In tempi record, perché il miracolo televisivo non aspetta.
Il bello – o il terribile – è che funziona. Perché Cucine da Incubo non parla solo di cucina, ma di orgoglio, lavoro e illusioni. E vederlo in chiaro rende tutto più democratico: l’incubo non è più per pochi abbonati, ma per tutti. Popcorn consigliati. Ristoratori avvisati.