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Bruxelles, la piazza del lavoro che chiede certezze

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Bruxelles, la piazza del lavoro che chiede certezze

Ieri, a Bruxelles, la voce dei lavoratori si è alzata forte e chiara. Migliaia di metalmeccanici, operai dell’energia, del farmaceutico, della gomma e della moda hanno riempito la piazza davanti alla sede del Consiglio europeo per dire quello che a molti sembra ovvio, ma che le istituzioni continuano a ignorare: la transizione ecologica, così com’è stata concepita, sta strangolando l’industria europea.

Bruxelles, la piazza del lavoro che chiede certezze

Non una protesta di retroguardia, non una difesa a oltranza del vecchio modello produttivo, ma una richiesta di buon senso: cambiare strada prima che sia troppo tardi. Mentre l’Europa accumula regolamenti e obiettivi, gli Stati Uniti proteggono le loro aziende con piani industriali da miliardi e la Cina gioca la partita della produzione senza troppi vincoli. Il rischio? Che l’Europa diventi sempre più marginale, condannata a una decrescita che di felice ha poco o nulla.

Lavoratori in piazza, istituzioni in silenzio
La manifestazione, organizzata da IndustriAll Europe, ha visto la partecipazione delle principali sigle sindacali europee, tra cui le italiane Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm, Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec.

Sul palco, i discorsi sono stati chiari: il Green Deal, così com’è, non è sostenibile. “Siamo qui per dire all’Europa di fermarsi – ha dichiarato Rocco Palombella, segretario generale della Uilm – Questa transizione, strutturata in questo modo, distrugge posti di lavoro e interi settori industriali. L’Europa rischia di autodistruggersi mentre il resto del mondo va avanti con politiche più equilibrate.”

Dello stesso tono l’intervento di Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil: “Non possiamo accettare che la transizione ecologica avvenga contro i lavoratori. Bisogna bloccare i licenziamenti, garantire occupazione e redistribuire le risorse con salari equi e riduzione dell’orario di lavoro.”

Cinque richieste per salvare l’industria
Dal palco, i sindacati hanno avanzato cinque proposte concrete per un piano industriale europeo che non lasci indietro nessuno:

Investimenti nella formazione per garantire una transizione equa.

Politiche industriali con fondi pubblici vincolati a criteri sociali.

Sviluppo di infrastrutture per un’energia stabile e sostenibile.

Rafforzamento della contrattazione collettiva per tutelare i lavoratori.

Maggiore attenzione ai diritti umani nelle catene di fornitura.

La Commissione tira dritto, i lavoratori rilanciano
Mentre in piazza i lavoratori manifestavano, nelle stanze della Commissione si discuteva di un altro tema: la deregolamentazione. La Confederazione Europea dei Sindacati (Ces) ha denunciato i piani per ridimensionare le direttive CSRD e CSDDD, nate per garantire più trasparenza e responsabilità alle imprese in materia di sostenibilità.

Oggi, il giorno dopo la protesta, resta la sensazione di una distanza sempre più ampia tra chi lavora e chi decide. Ma una cosa è certa: quella di ieri non è stata una protesta isolata. Il 25 febbraio ci sarà un’altra manifestazione. Perché i lavoratori europei hanno deciso di farsi sentire. E questa volta, Bruxelles dovrà ascoltare.

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