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Borsa Italiana, l’anno dei record: Milano torna ai livelli del 2001

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Borsa Italiana, l’anno dei record: Milano torna ai livelli del 2001

Il 2025 entra negli annali come uno degli anni migliori per Borsa Italiana.
Piazza Affari archivia dodici mesi di rialzi che riportano il listino principale, il Ftse Mib, in area 45 mila punti, livelli che non si vedevano dal 2001. Il dato che sintetizza il cambio di passo è la capitalizzazione complessiva: oltre 1.040 miliardi di euro a fine anno, pari a circa il 47% del Pil. Dodici mesi prima il rapporto era fermo al 38%. Non è solo una buona performance di Borsa: è un salto di peso specifico del mercato azionario nell’economia nazionale.

Borsa Italiana, l’anno dei record: Milano torna ai livelli del 2001

Per gli investitori istituzionali la capitalizzazione non è una statistica accessoria. È la misura della credibilità di una piazza finanziaria, della sua capacità di attrarre capitali e di trasformare crescita, utili e aspettative in valore di mercato. Nel 2025 Milano cresce più del Paese, e lo fa in una fase in cui i capitali globali tornano selettivi. Il messaggio è chiaro: Piazza Affari ha offerto una combinazione di rendimento e stabilità che l’ha resa competitiva anche nel confronto internazionale.

Banche protagoniste del rally
Il primo motore della corsa resta il comparto bancario. I titoli più rappresentativi hanno beneficiato di margini elevati, politiche di dividendo generose e programmi di buyback che hanno sostenuto le quotazioni. Intesa Sanpaolo e UniCredit si confermano tra i pilastri del listino, catalizzando flussi sia domestici sia esteri. La percezione di un sistema più solido rispetto al passato ha ridotto il premio per il rischio e reso il settore una sorta di “obbligazione con cedola”, ma quotata in Borsa.

Difesa e industria, il fattore geopolitico
Accanto alle banche, il 2025 consacra difesa e industria come settori chiave. Fincantieri firma la miglior performance dell’anno, seguita da Leonardo. Il contesto geopolitico, con l’aumento della spesa militare in Europa e la domanda di sicurezza tecnologica, ha trasformato questi titoli in asset strategici. Non è solo speculazione: è una scommessa di lungo periodo sulla riconfigurazione delle politiche industriali.

Le altre storie di Borsa
Tra i protagonisti figurano anche Tim e Iveco, titoli che intercettano ristrutturazioni, riassetti e aspettative di rilancio industriale. La Borsa, in questo senso, torna a essere luogo di narrazione del capitalismo italiano: non solo rendimenti, ma storie aziendali che trovano nel mercato un amplificatore.

Liquidità in aumento e ritorno degli investitori esteri
Un altro indicatore decisivo è la liquidità. Nel 2025 gli scambi medi giornalieri superano i 3,5 miliardi di euro, con un incremento a doppia cifra rispetto all’anno precedente. Cresce anche il numero dei contratti. Più scambi significa più trasparenza dei prezzi, minori costi di ingresso e uscita e maggiore attrattività per i grandi fondi. Non a caso aumenta la presenza di investitori internazionali, che tornano a considerare Milano una piazza “investibile” e non solo opportunistica.

Il paradosso del listino che si assottiglia
L’anno dei record porta però con sé una contraddizione. I prezzi salgono, la capitalizzazione cresce, ma il numero delle società quotate diminuisce. Le nuove ammissioni si concentrano soprattutto su Euronext Growth Milan, mentre il mercato principale perde pezzi tra delisting e operazioni straordinarie. Il risultato è un mercato più grande in valore, ma più stretto in ampiezza. Un paradosso che interroga la capacità della Borsa di restare un canale strutturale di finanziamento per le imprese.

Opa, aumenti di capitale e finanza “operativa”
Nel corso dell’anno aumentano le offerte pubbliche di acquisto e le operazioni di aumento di capitale. È un segnale ambivalente: da un lato testimonia vitalità e riassetti; dall’altro indica che molte partite decisive si giocano fuori dal perimetro delle nuove quotazioni. La Borsa funziona, ma non sempre come porta d’ingresso: più spesso come luogo di consolidamento e riorganizzazione.

Il test del 2026
Il 2025 consegna a Piazza Affari una credibilità ritrovata. Ma il vero banco di prova sarà il 2026. La sostenibilità del rally dipenderà da più fattori: tassi di interesse, crescita degli utili, stabilità geopolitica e capacità di attrarre nuove società sul listino. I record fanno notizia. La profondità del mercato fa sistema. Ed è su questo terreno che Borsa Italiana sarà chiamata a dimostrare che l’anno magico non è stato solo un’eccezione, ma l’inizio di una nuova normalità.

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