La nostra biblioteca: Aykol - Hotel Bosforo - La Turchia si svela agli occhi di una occidentale

- di: Diego Minuti
 
Istanbul non è solo una metropoli (quanti sono in realtà i suoi abitanti? Dieci milioni, secondo le stime ufficiali, o molti di più, come sembra probabile, andando in giro per le sue strade brulicanti di una umanità che non sembra riuscire a stare ferma?) e non è nemmeno soltanto il cuore della cultura turca. E' soprattutto lo specchio fedele di un modo di guardare e vedere il mondo circostante, alla luce di ritmi quotidiani, in cui ogni singolo secondo sembra essere scandito dal disincanto, dalla consapevolezza che non ci sia un affanno, un pensiero negativo, una angoscia che non possa essere addolcita da una tazza di the, magari in un locale all'aperto, nel cuore della città vecchia, tra tavoli e sedie che, a seconda dell'abbisogna, sono un luogo d'incontro oppure il lettino di uno psicanalista. ''Hotel Bosforo'' (Sellerio - pag.265 - 10,00 euro) è un racconto su più piani, dove l'autrice, Esmahan Aykol, trasfonde tutta sé stessa, ovvero una donna che, turca d'origine, e tedesca di adozione, oscilla, tra due culture, quasi identificandosi con la protagonista del romanzo, Kati. Lei, donna indipendente, ma fragile, assettata di conoscenza eppure schiava delle sue abitudini e delle sue piccole manie, si è realizzata aprendo, nel cuore di uno dei quartieri più antichi di Istanbul, una libreria. Ma non una qualsiasi.

La nostra biblioteca: Aykol - Hotel Bosforo - La Turchia si svela agli occhi di una occidentale

La sua è una libreria specializzata nel proporre solo gialli, quasi che l'umanità, per conoscersi meglio, debba confrontarsi con eventi drammatici. Ma Kati crede in quel che fa, anche quando si guarda intorno e si perde nella allegra anarchia di una città che, pur amandola, riesce a malapena a descrivere, essa e i suoi abitanti, con i quali deve confrontarsi quotidianamente per confermare che lei è tedesca, nonostante non si chiama Helga, come i suoi interlocutori sono convinti che si chiamino tutte le donne che vivono in Germania (magari sposate solo con uomini che si chiamano ''Hans'').

La tranquilla - si fa per dire - routinaria quotidianità di Kati (divisa tra amici che la assecondano, tra conoscenze che ha difficoltà a decrittare, tra passioni e piccole antipatie) viene stravolta da un inatteso arrivo dal passato, una amica della sua gioventù, Petra, che è diventata in Germania una star del cinema e che arriva a Istanbul per girare un film. Un'occasione per dare vigore a ricordi ormai appannati dagli anni o per rinsaldare, magari su un piano diverso, un'amicizia che si era dimenticata?
Kati si scopre, all'improvviso, divisa tra la mentalità che l'aveva segnata negli anni giovanili e quella cosmopolita che le ha regalato la sua città di adozione, dove la mistica si fonde con il modernismo più sfrenato, dove la vita di tutti i giorni è ''terribilmente'' diversa da quella che viene raccontata in Occidente. Che poi Petra si trovi sospettata d'essere la responsabilità della morte del regista del film, Karl Muller, il cui cadavere viene trovato in una vasca da bagno, forse folgorato da un asciugacapelli (bellissima, in proposito, l'immagine di copertina, firmata da Noemi Zavoli), è quasi un inciso, in un racconto in cui la vera protagonista è Istanbul, finestra sul Bosforo, uno dei luoghi più belli del pianeta, ma anche tra i più ricchi di fascino e mistero.
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