Dal Colosso di Costantino alla fotografia, gli appuntamenti del weekend con l’arte

- di: Samantha De Martin
 

FOTO - La ricostruzione della statua colossale di Costantino nei giardini di Villa Caffarelli | Courtesy Zetema

A Roma la ricostruzione del Colosso di Costantino

Dall’alto dei suoi tredici metri, il Colosso di Costantino, ricostruito in dimensioni reali, svetta nel giardino di Villa Caffarelli, nel cuore di Roma.

Resina e poliuretano, insieme a polvere di marmo, foglia d’oro e gesso, sono i materiali scelti per imitare le superfici del marmo e del bronzo della scultura originale, mentre per la struttura interna è stato impiegato un supporto in alluminio facilmente assemblabile e rimovibile.

La complessa operazione di ricostruzione realizzata da Factum Foundation for Digital Technology in Preservation dopo aver ultimato il modello 3D ad altissima risoluzione ambisce a far rivivere una delle opere più importanti dell’antichità. La statua colossale di Costantino (IV secolo d.C.), è uno degli esempi più significativi della scultura romana tardo-antica. Dell’intera statua, riscoperta nel XV secolo presso la Basilica di Massenzio, oggi rimangono solo pochi monumentali frammenti marmorei ospitati nel cortile di Palazzo dei Conservatori ai Musei Capitolini

Nel giardino di Villa Caffarelli la scultura si potrà ammirare gratuitamente, grazie a un progetto frutto della collaborazione tra la Sovrintendenza Capitolina, Fondazione Prada e Factum Foundation for Digital Technology in Preservation con la supervisione scientifica di Claudio Parisi Presicce, sovrintendente capitolino ai Beni Culturali.

A Verona gli scatti di Robert Doisneau

“Mi piacciono le persone per le loro debolezze e difetti. Mi trovo bene con la gente comune. Parliamo. Iniziamo a parlare del tempo e a poco a poco arriviamo alle cose importanti. Quando le fotografo non è come se fossi lì ad esaminarle con una lente di ingrandimento, come un osservatore freddo e scientifico. È una cosa molto fraterna, ed è bellissimo far luce su quelle persone che non sono mai sotto i riflettori.”

Scriveva così Robert Doisneau, il celebre fotografo francese che fino al 14 febbraio sarà al centro della grande retrospettiva al Palazzo della Gran Guardia a Verona.

La mostra, curata da Gabriel Bauret, realizzata in collaborazione e con il patrocinio del Comune di Verona, promossa da Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e prodotta da Silvana Editoriale, racconta la vicenda creativa del grande artista francese attraverso 135 immagini in bianco e nero in prestito dalla collezione dell’Atelier Robert Doisneau a Montrouge.

Da non perdere Le Baiser de l’Hôtel de Ville, Paris, 1950, scatto iconico, tra i più riprodotti al mondo.

La rivoluzione dei Macchiaioli arriva a Torino

Al Mastio della Cittadella di Torino circa 70 opere di oltre 20 artisti italiani e francesi raccontano il movimento italiano artistico anti-accademico dei Macchiaioli. Nato intorno al 1855 a Firenze da un nucleo di giovani artisti frequentatori del Caffè Michelangelo, influenzò l’arte europea, in particolare quella francese, sviluppando soprattutto il tema del paesaggio e della pittura en plein air.

Ad arricchire il percorso intitolato I Macchiaioli e la pittura en plein air tra Francia e Italia, prodotto da Navigare srl, saranno lavori provenienti per lo più da collezioni private e da alcune istituzioni pubbliche.

A Treviso il futurismo di carta si racconta

A Treviso, Complesso di San gaetano fruga nella miniera della Collezione Salce, la più importate e ampia raccolta di manifesti storici in Italia e una delle più rilevanti collezioni pubbliche del settore al mondo, accendendo i riflettori sul “Futurismo di carta”, un aspetto non ancora sufficientemente indagato delle variegate espressioni della più vitale delle avanguardie italiane.

La mostra “Forme dell’avanguardia nei manifesti della Collezione Salce” si concentra proprio sulla declinazione grafica dell’arte futurista, attraverso maestri come Mario Sironi, Marcello Dudovich, Fortunato Depero, Federico Seneca, Marcello Nizzoli, Gino Boccasile, Nicolai Diulgheroff, solo per citarne alcuni.

La mostra copre un arco di tempo che va dal 1915 al 1940, considerando tre principali filoni all’interno della produzione futurista: l’interpretazione della figura umana, la velocità e il movimento, l’espressione della cultura e della società.

I manifesti dal 1915 al 1930 saranno disposti nelle tre sale del museo, ognuna delle quali dedicata ad uno dei temi principali.

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Italia Informa n°6 - Novembre/Dicembre 2023
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