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Antiriciclaggio, l’America frena: con Trump crollano multe e controlli

- di: Bruno Legni
 
Antiriciclaggio, l’America frena: con Trump crollano multe e controlli
Antiriciclaggio, l’America frena: con Trump crollano multe e controlli
Dalla finanza alle cripto, Washington allenta la presa e rinuncia al ruolo di sceriffo globale.

Un brusco cambio di passo, numeri alla mano. Nel primo anno del secondo mandato di Donald Trump alla Casa Bianca, gli Stati Uniti hanno rallentato in modo evidente la loro storica offensiva contro riciclaggio di denaro, finanziamento al terrorismo e violazioni delle sanzioni internazionali. Secondo un’analisi pubblicata dal Financial Times e riferita ai dati del 2025, le multe comminate dalle autorità federali si sono fermate sotto quota 1,7 miliardi di dollari, con un tonfo di circa il 60% rispetto all’anno precedente.

Un ridimensionamento che non passa inosservato, soprattutto se si considera che Washington, per oltre quarant’anni, ha svolto il ruolo di gendarme globale della finanza, imponendo standard e sanzioni ben oltre i propri confini.

Criptovalute, indagini congelate e approccio “business-friendly”

Il rallentamento non è casuale. Fin dall’insediamento, Trump ha chiesto alle autorità di vigilanza un’impostazione più accomodante verso le imprese. La conseguenza è stata l’archiviazione o il rallentamento di numerosi procedimenti, in particolare nel settore delle criptovalute.

La Securities and Exchange Commission, guidata dal nuovo presidente Paul Atkins, ha messo da parte diverse indagini avviate negli anni precedenti. Atkins aveva promesso apertamente un cambio di filosofia, assicurando “avvisi preventivi e dialogo con le aziende prima di qualsiasi azione formale”.

Una linea che, secondo diversi osservatori, favorisce un comparto che negli ultimi anni ha avuto un peso crescente anche nelle finanze personali del presidente, elemento che alimenta critiche e sospetti di conflitto d’interessi.

La pausa sulla legge anticorruzione che ha fatto scuola

Il passo indietro più simbolico arriva però sul fronte della corruzione internazionale. Con un ordine esecutivo firmato nel febbraio 2025, la Casa Bianca ha sospeso di fatto l’applicazione del Foreign Corrupt Practices Act, la legge del 1977 che per decenni ha rappresentato il pilastro della lotta americana alle tangenti all’estero.

Da quando è in vigore, il Dipartimento di Giustizia ha istruito quasi 500 procedimenti, mentre la Sec ne ha portati avanti altri 276, scoperchiando sistemi di pagamenti illeciti e affari miliardari. Nel 2025, invece, non risultano nuovi casi aperti e quelli esistenti sono stati sottoposti a una revisione che rischia di svuotarli.

L’effetto domino sui numeri globali

Il rallentamento statunitense ha avuto un impatto anche a livello mondiale. Secondo i dati elaborati nel 2025 dalla società di compliance finanziaria Fenergo, mentre in Europa, Regno Unito, Canada, Svizzera ed Emirati Arabi Uniti le sanzioni per reati finanziari sono aumentate, il crollo americano ha trascinato verso il basso il totale globale.

Il risultato è un calo complessivo del 19% delle multe nel mondo, scese a circa 3,7 miliardi di dollari.

Politica o semplice statistica?

È vero che il confronto tra anni è influenzato da singoli casi eccezionali. Nel 2024, ad esempio, il dato statunitense era stato gonfiato da una maxi sanzione da 3 miliardi di dollari inflitta a una grande banca canadese. Nel 2025, la multa più elevata è stata quella da 511 milioni pagata da un istituto svizzero per aver aiutato clienti americani a occultare capitali al fisco.

Resta però il sospetto di una scelta politica. Daniel Stipano, ex alto funzionario dell’autorità bancaria federale, ha osservato che “dietro una riduzione così netta è difficile non vedere una decisione di indirizzo”.

Sulla stessa linea Rory Doyle, responsabile reati finanziari di Fenergo, secondo cui “i tagli al personale e le difficoltà operative contano, ma il ritorno di Trump alla Casa Bianca ha segnato una battuta d’arresto evidente soprattutto nei confronti delle società di asset digitali”.

Un messaggio che preoccupa

Il segnale che arriva da Washington è chiaro e inquieta molti osservatori: pagamenti opachi e pratiche corruttive tornano a essere considerati un costo accettabile del fare affari all’estero, purché allineati agli interessi strategici degli Stati Uniti.

Una svolta che rischia di ridisegnare gli equilibri della finanza globale e di lasciare un vuoto di leadership proprio nel momento in cui la criminalità finanziaria si muove con strumenti sempre più sofisticati. 

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