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Achille Lauro, perdutamente per Achille

- di: Giulia Caiola
 
Achille Lauro, perdutamente per Achille

Achille Lauro e Achille Barosi: bastano queste due presenze, nei primi istanti, per capire il senso di una storia che non cerca clamore ma rispetto. Perdutamente è la parola che apre tutto, la canzone che accompagna l’ultimo saluto al sedicenne morto nella tragedia di Capodanno a Crans-Montana.

Achille Lauro, perdutamente per Achille

Sul sagrato dell’abbazia, davanti alla bara bianca di Achille Barosi, non ci sono discorsi ufficiali né frasi di circostanza. La madre e gli amici cantano. Le voci sono fragili, spezzate, ma vere. Perdutamente non è un sottofondo: è un appiglio, l’unico modo possibile per dire addio quando le parole normali non bastano più.

Achille era lì per festeggiare l’inizio dell’anno nuovo. Come tanti. Il locale, la musica, l’attesa della mezzanotte. Poi il fuoco, il fumo, il panico. Una notte che doveva essere leggera si è trasformata in una delle pagine più nere di questo inizio 2026. Achille non è tornato a casa. Un suo amico sì, e oggi resta fermo, in silenzio, davanti a una bara che non dovrebbe esistere a sedici anni.

Il dolore non si è fermato davanti alla chiesa. Anche sui social il tempo si è bloccato. La fan page Instagram di Achille Lauro è stata listata a lutto: niente promozione, niente rumore, solo rispetto. Un gesto semplice, ma potentissimo, che racconta quanto quella canzone oggi non sia “solo” una canzone.
Alla fine resta un’immagine che non passa: una comunità giovane, ferma, che canta piangendo. E una parola che dice tutto senza spiegare nulla. Perdutamente.

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