La Cina dice addio a Wall Street: è il delisting, bellezza!

- di: Barbara Bizzarri
 
Diverse società statali cinesi, tra cui China Life Insurance e Aluminium Corporation of China, la cui capitalizzazione complessiva si aggira attorno a 310 miliardi di dollari, circa la metà del valore di tutta Piazza Affari, si avviano a lasciare Wall Street. Le società, che includono anche i colossi petroliferi Sinopec e PetroChina, hanno dichiarato in note separate che avrebbero richiesto il delisting dei rispettivi Ads dalla Borsa di New York con decisioni definite "volontarie”. Cina e USA stanno da tempo trattando per risolvere la vecchia controversia sull'audit che espone al rischio di vedere le società cinesi lasciare i mercati finanziari USA se non rispettano le relative regole. I gruppi cinesi prevedono di uscire dal Nyse tra la fine di agosto e gli inizi di settembre, secondo quanto riporta Marketwatch, del gruppo Wall Street Journal: la decisione arriva nel momento in cui la Securities and Exchange Commission ha avvertito mesi fa che sono 273 le società cinesi quotate a Wall Street a rischio di espulsione perché non forniscono adeguate informazioni.

Il tema dell'audit, la valutazione indipendente di un soggetto esterno, è diventato centrale sotto l'amministrazione Trump poiché le società cinesi quotate negli USA sono accusate di non fornire la stessa trasparenza di quelle americane all’Authority di Borsa. Un tema divenuto più rilevante negli Usa dopo l'invasione dell'Ucraina, con la Russia protetta dalla Cina, e ancora più di recente dopo la visita della speaker della Camera Nancy Pelosi a Taiwan. Reuters riporta che Biden ha preso in considerazione una combinazione tra l'eliminazione di alcuni dazi, l'avvio di una nuova Sezione 301 nella quale inserire tariffe aggiuntive e l'ampliamento di un elenco di esclusioni tariffarie per aiutare le società statunitensi che possono ottenere determinate forniture soltanto dalla Cina. Al momento, tutte le opzioni rimangono sul tavolo, ha affermato la Casa Bianca. Ridurre l'inflazione è un obiettivo fondamentale per il democratico Biden in vista delle elezioni di Mid Term a novembre, che potrebbero spostare il controllo di una o entrambe le camere del Congresso sui repubblicani. L'amministrazione Trump aveva approvato l'esclusione dai dazi relativi a oltre 2.200 categorie di importazione, inclusi molti componenti industriali e prodotti chimici critici, ma sono scadute quando Biden è entrato in carica, nel gennaio 2021.

La rappresentante commerciale degli Stati Uniti, Katherine Tai, ne ha ripristinate soltanto 352. I dazi sulla Cina furono imposti nel 2018 e 2019 da Trump, su migliaia di importazioni cinesi valutate allora 370 miliardi di dollari, per fare pressione sulla Cina a causa del sospetto di furto di proprietà intellettuale ai danni degli Stati Uniti. Alla fine del 2019 era anche stato siglato un accordo commerciale, in base al quale Trump chiedeva alla Cina di aumentare gli acquisti di prodotti agricoli e manifatturieri statunitensi, ma sembrerebbe che Pechino non abbia mantenuto i patti. Attualmente, poi, l'Ufficio del Commercio degli Stati Uniti è alle prese con una revisione legale delle tariffe imposte da Trump che potrebbe richiedere ancora qualche mese per essere completata. Un comunicato ufficiale sull'opportunità di mantenere in vigore i dazi è previsto entro il 23 agosto: tuttavia, la Casa Bianca ha rifiutato di stabilire una tempistica per la decisione finale.
Il Magazine
Italia Informa n° 4 - Luglio/Agosto 2022
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