Fukushima: da giovedì lo sversamento in mare delle acque contaminate. Si tratta davvero di un’operazione sicura?

- di: Barbara Bizzarri
 
Addio, sushi, e non solo: ormai il dado è tratto e il 24 agosto inizieranno le controverse procedure di riversamento nell’Oceano Pacifico di oltre un milione di litri d’acqua dalla centrale nucleare danneggiata di Fukushima,  nel nord-est del Giappone, devastata da un gigantesco tsunami nel 2011. Lo ha annunciato il premier nipponico, Fumio Kishida: secondo Tokyo ed esperti internazionali, questa operazione è sicura perché l’acqua è stata preventivamente trattata e il processo sarà estremamente graduale. 

Ma alcuni Paesi vicini, soprattutto la Cina, si dichiarano allarmati e sono immediatamente scattate le restrizioni all'importazione di prodotti alimentari giapponesi anche da Hong Kong, dopo la Cina, come conferma John Lee, amministratore delegato del territorio. La centrale di Fukushima genera in media più di 100.000 litri di acqua contaminata al giorno, proveniente da pioggia, acque sotterranee o iniezioni necessarie per raffreddare in modo permanente i noccioli dei suoi reattori che si sono sciolti nel 2011: viene poi recuperata, filtrata e stoccata in loco, ma le capacità disponibili si saturano presto e già 1,34 milioni di tonnellate, l’equivalente di quasi 540 piscine olimpioniche, sono state accumulate in più di mille gigantesche cisterne. Dopo anni di riflessione, il Paese ha optato nel 2021 per la soluzione dello scarico in mare a un chilometro dalla costa, tramite un condotto sottomarino costruito a tale scopo. Sotto la supervisione dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, il processo dovrebbe durare fino all’inizio degli anni 2050, al ritmo di un massimo di 500.000 litri evacuati al giorno, secondo Tepco, gestore dell’attuale impianto.

Si tratta di un progetto convalidato dalla stessa AIEA all'inizio di luglio, che Tokyo garantisce sicuro per l'ambiente e la salute umana. L'operazione, però, suscita anche serie preoccupazioni e critiche, soprattutto da parte della Cina che ha deciso a luglio di vietare le importazioni di generi alimentari da dieci dipartimenti giapponesi, compreso quello di Fukushima, adducendo motivi di sicurezza, oltre a implementare test di radiazione su alimenti provenienti dal resto del Paese.
 
Si tratta davvero di un’operazione sicura?

L’acqua viene trattata mediante un processo di filtrazione chiamato «Advanced Liquid Handling System» (ALPS), che rimuove la maggior parte delle sue sostanze radioattive, ma il trizio non può essere rimosso con le tecnologie esistenti. Il trizio è un radionuclide naturalmente presente nell’acqua di mare e il cui impatto radiologico è basso. Se inalato o ingerito, il trizio può rappresentare un rischio, ma solo dosi molto elevate sono dannose per la salute umana, affermano gli esperti. Tepco prevede di diluire quest’acqua «tritata» per ridurre il suo livello di radioattività a meno di 1.500 becquerel per litro (Bq/L), ben al di sotto degli standard nazionali, pari a 60.000 Bq/L per questa categoria. Per decenni, il trizio è stato regolarmente rilasciato nell’acqua dalle centrali nucleari in funzione in tutto il mondo, così come dagli impianti di ritrattamento delle scorie nucleari come quello di La Hague in Francia, ricorda all’AFP Tony Hooker, specialista in radiazioni dell’Università di Adelaide (Australia). «Non abbiamo identificato alcun impatto ambientale o sulla salute», ha affermato. 

Le organizzazioni ambientaliste, tuttavia, hanno criticato il piano giapponese, in particolare Greenpeace che accusa il governo giapponese di minimizzare i rischi di radiazioni. Anche i pescatori giapponesi temono che ciò danneggi l’immagine dei loro prodotti, sia sul mercato interno che all’estero. Da parte dei Paesi vicini, la Cina ha giudicato il piano giapponese «estremamente egoista e irresponsabile» e ha criticato Tokyo per aver voluto usare l’Oceano Pacifico come una «fogna».  Seoul, i cui rapporti con Tokyo si sono “rilassati” negli ultimi mesi, non ha espresso obiezioni, ma l’opposizione e la popolazione sudcoreana sono preoccupate: nel Paese si sono già svolte manifestazioni e consumatori in preda al panico hanno accumulato sale marino, per paura che venga presto contaminato.

Intanto, le autorità giapponesi e la Tepco cercano da mesi di convincere gli scettici, organizzando visite allo stabilimento di Fukushima, pianificando sessioni di informazione tecnica, e trasmettendo in diretta su YouTube un esperimento in cui i pesci nuotano in pozze di acqua trattata e diluita. Tokyo combatte anche contro la disinformazione online rispetto all’operazione, in una strategia che, finora, non riesce a persuadere i più diffidenti.
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